Le Red Wings eliminano gli Sharks in gara 6

di Matteo Bertoni

GARA 6: Sharks-Red Wings 0-2 (0-2; 0-0; 0-0)
Detroit si aggiudica la serie per 4 gare a 2.

Dopo la sconfitta ai supplementari in gara 4 e la debacle in gara 5, gli Sharks erano chiamati ad una prova di orgoglio per ritornare alla Joe Louis Arena ed evitare un’eliminazione che avrebbe ricalcato molto da vicino quella dell’anno scorso contro gli Oilers per la maniera in cui, una volta in controllo della serie, San Jose non e’ riuscita mentalmente a recuperare una gara persa ai supplementari.
Durante il riscaldamento pre-partita tuonava “highway to hell” degli AC/DC, seguito da “welcome to the jungle” dei Guns ‘n’ Roses all’entrata della squadra sul ghiaccio. Anche se l’atmosfera era piu’ torrida dei 36 gradi centigradi che riscaldavano la California del Nord fuori dell’HP Pavillion, gli Sharks non sembravano essere scesi sul ghaccio con una grinta all’altezza dell’ambiente. Guerin non ce la faceva a recuperare, e coach Wilson preferiva Bell a Pavelski. I problemi di Detroit erano invece in difesa, dove mancano Kronwall e Schneider, e Lebda non era al 100%.

Dopo un inizio positivo ma senza grandi occasioni da rete, Joe Thornton si prendeva 4 minuti di penalita’ per bastone alto su Markov in fase offensiva , ma Detroit non riusciva ad avere nessuna occasione da goal durante questo prolungato power-play.
Quando la gara era ancora stagnante, era un errore difensivo di San Jose che lasciava partire Samuelsson al 15.26 tutto solo verso la porta di Nabokov a girare il match. Aggirare il portiere russo e segnare per l’ala svedese e’ sembrato un gioco da ragazzi. I nervi di San Jose cominciavano a saltare, e 13 secondi dopo il goal Cheechoo prendeva due minuti di penalita’ per interference, ma erano gli Sharks a mancare un’occasione che definire incredibile e’ limitativo in inferiorita’ numerica: Hasek sbagliava il rinvio e colpiva Grier, il quale, completamente solo e non contrastato da nessuno, faceva il giro della gabbia ma concludeva incredibilmente sul primo palo, con il pubblico incredulo che gridava al goal. Che errore! Grier spiegera’ poi negli spogliatoi: “quando mi sono trovato con il disco sulla stecca, ho pensato solo ad aggirare la gabbia nel piu’ breve tempo possible. Temevo che Hasek si rialzasse e si buttasse sull’altro palo. Purtroppo non ho alzato la testa e non ho visto che avevo il tempo e lo spazio per fare una pattinata in piu’ ed appoggiare comodamente in rete”. Goal sbagliato e goal subito: quando mancavano solo 8 secondi alla fine del primo periodo, l’ennesima disattenzione della difesa californiana faceva partire in 2 contro 1 Samuelsson, che finta il passaggio e quindi freddava per la seconda volta Nabokov. Due tiri e due goal per lui nel primo periodo.
L’onnipresente Grier iniziava l’arrenmbaggio nel secondo periodo, e dopo due minuti Hasek faceva una parata notevole su una deviazione sottoporta dell’ala afro-americana. Ancora nei primi minuti del secondo drittel, Michalek mancava il disco a due metri da Hasek, il quale era bravissimo a respingere di gambale un diagonale di Carle destinato nell’angolo alla sua destra subito dopo. Un altro disco vagante nello slot veniva tirato con potenza ma senza precisione da Smith ma Hasek si opponeva con fortuna al 7.34. Meno di un minuto dopo Cheechoo mancava incredibilmente la porta da tre metri con Hasek a terra. All’11.34 Bernier si involava solo contro Hasek in in un’azione identica al primo goal di Samuelsson, ma il suo tiro a cercare il 5-hole veniva bloccato dal portiere. Le disattenzioni di SJ tra il 15 ed il 16 provocavano due consecutivi 2 contro 1 che non venivano sfruttati da Bertuzzi prima e Datsiuk poi. In generale, San Jose operava una grossa mole di lavoro sporco in balaustra per poter essere pericolosa, mentre le Red Wings andavano a fiammate, e tutte le volte che conquistavano il disco in zona neutra sembravano poter impensierire peericolosamente la gabbia difesa da Nabokov con veloci 3 contro 2 o 2 contro 1.
Nel terzo tempo, San Jose sembrava sulle ginocchia. Dopo 2 superiorita’ numeriche, una per parte, non sfruttate, era Malby a non finalizzare un’ occasione macroscopica lanciato solo contro il portiere dopo che Rivet si era tuffato sul ghiaccio sulla blu offensiva per evitare che il disco uscisse dall’area con gli Sharks in power play. Hannan salvava poi sulla linea l’ennesimo 2 contro 1 a due minuti dalla fine.
Gli Sharks uscivano cosi’ mestamente dai playoffs. McLaren dichiarera’ che “Detroit non e’ assolutamente una squadra superiore. Gli Sharks non sono riusciti a capitalizzare I vantaggi che avevano in gara 2 e gara 4, e si sono persi nel continuo della serie”. Thornton aggiungera’ poi che “il power play, sia contro Nashville che contro Detroit non ha funzionato pe niente. E si sa che bastano un paio di episodi per decidere una serie: loro li hanno trovati stasera ed in gara 4, mentre noi siamo girati spesso a vuoto”. Diversa e’ l’analisi di Babcock, allenatore delle alette rosse: “per tutta le serie siamo riusciti a mantenere la calma e giocare l’hockey piu adatto contro una squadra fisica come San Jose’. Quando siamo venuti qui e ad Anaheim ad inizio stagione, queste squadre ci hanno fatto a pezzi. Adesso sappiamo come giocare ed abbiamo sia l’esperienza che la forza per affrontare fisicamente qualsiasi team. Non e’ vero che la serie e’ girata con la nostra vittoria all’overtime in gara 4: abbiamo sempre giocato bene e mantenuto un piano di gioco efficace, Questo ha fatto la differenza”.