Milano – Bolzano: la cronaca

La grinta premia il Milano

di Valmore Fornaroli

Milano-Bolzano, ovvero la “classica” in tono minore.
I rossoblu si presentano forti della striscia di quattro risultati positivi consecutivi, ma che devono pagare il contrappasso di aver affrontato un Renon più che decimato e che devono fare a meno dell’appena rientrato Peca, di Eriksson – a guardia della gabbia Demetz all’ultima apparizione prima dell’operazione al ginocchio – e di tutti i centri delle tre linee, Tkaczuk squalificato, Savoia e Matteo Molteni.
Il Bolzano, dopo aver visto il baratro dell’ultimo posto, arriva all’Agorà dopo due vittorie che hanno riavvicinato i biancorossi alla zona playoff senza Timpone.
Le numerose assenze costringono Insam a spostare in attacco Mansi e Borgatello ed a rivoluzionare le linee: il risultato è un ovvio periodo di “reciproca conoscenza” tra giocatori che giostravano sul ghiaccio insieme per la prima volta.

Muzzatti, titolare di turno nella rotazione con Hell, non deve faticare a contenere un Milano che non spinge anche forse per un’inconscia paura di spendere eccessive energie.
La partita “vera” comincia al 24.48 con i Vipers che stanno giocando gli ultimi secondi di un powerplay: Felicetti riesce a gestire un disco ed ad appoggiarlo nello slot dove Christie è abile a raccogliere ed insaccare per il vantaggio rossoblu. Passano dieci minuti ed è la volta dei Vipers a dover fronteggiare un’inferiorità che diventa doppia; il terzetto di casa si mette a stretta difesa dello slot, ma Johansson è abile a ribaltare il lato d’attacco trovando Zamuner libero alle spalle degli uomini di Insam, per lui è facile mirare ed anticipare il tuffo disperato di Demetz al 36.48.
Il Bolzano ha una fiammata e complice un errore in impostazione di Joseph chiude nel terzo di difesa i Vipers per un lungo periodo creando alcune occasioni, la più pericolosa delle quali è uno slap centrale di Dorigatti. Il Milano sembra sulle gambe, ma il Bolzano non concretizza ed anzi subisce al 39.21 la rete del 2-1 Milano; il disco è nel terzo difensivo bolzanino senza un padrone che ne controlli in maniera decisiva le sorti quando arriva la limite della blu Molteni che si incunea nel vivo della difesa, difende il disco senza riuscire a trovare una soluzione quando prova la conclusione all’apparenza con l’intenzione di cercare un rebound, il disco, forse deviato, beffa Muzzatti.
L’ultimo intervallo permette a Stromwall di far superare ai suoi il duro colpo ed al rientro sul ghiaccio si vede una squadra convinta di poter recuperare il risultato.
Zamuner scende a destra e si libera bene al tiro, ma manda largo con Demetz forse colto di sorpresa.
I Vipers cominciano a sentire la stanchezza per un roster extra small, però mettono in mostra un Helfer che in fase offensiva sciorina una giocata d’alta scuola ruotando su se stesso e servendo un disco d’oro a Borgatello.
In una partita dai contenuti tecnici non elevati sono gli episodi che decidono ed uno di questi sembrava poter essere il gol del 3-1 messo a segno dal Milano al 49.15 in penalty killing quando Mansi esce dal marasma della zona neutra col disco sulla stecca puntando verso Muzzatti: il veterano giocatore è abile ad aver ragione del goalie ed a segnare.
Classico “turning-point” della gara? Si, forse in una partita logica, ma non in questa.
Powerplay per i Vipers e dopo nemmeno due minuti dalla rete che sembra chiudere la gara, Zamuner trova un disco sulla stecca che recapita nella rete rossoblu, partita riaperta.
Il Bolzano cresce, il Milano cala fisicamente ed Insam rimpolpa la rotazione in difesa riportando i due “prestiti” al ruolo originario.
Gli attacchi biancorossi comprendono tutta la gamma di soluzioni, partendo dalla mischia sottoporta, passando per uno slap di Dorigatti deviato da Lehtonen fino al clamoroso errore nello slot di Zisser omaggiato dell’opportunità da Lehtonen.
Stromwall prova anche a togliere Muzzatti, ma la mossa non porta nè al pareggio nè all’empty net; vince il Milano con una prova di carattere, sfruttando forse quella è la pecca più evidente del Bolzano, il carattere appunto, una squadra che gioca anche bene, ma che ha solo in Zamuner l’uomo in grado di trascinare la squadra.

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