Intervista al Consigliere federale Settore Hockey, Franz Sinn.

di Carlo Palazzolo

HT: Alla mezzanotte di ieri sono scaduti i termini di iscrizione al campionato di serie A quindi vorremmo sapere da lei quante squadre parteciperanno nella prossima stagione.

FS: Mi rammarica annunciarlo ma saranno solamente 8 le squadre al via, Varese e Torino non parteciperanno al campionato.

HT: Purtroppo era una voce che circolava da tempo questa e lei ci da la conferma ufficiale.

FS: Si esatto, abbiamo tentanto in tutti i modi ma alla fine questa è la realtà per la prossima stagione.

HT: Che tentativi sono stati fatti per portare a 10 il numero delle iscritte?

FS: Abbiamo ovviamente tentato di portare nella massima serie squadre come Merano e Vipiteno ma da entrambe abbiamo avuto un netto rifiuto. Le loro realtà sportive e gestionali infatti ben si addicono al campionato cadetto e quindi la dirigenza di entrambe le squadre ha ritenuto opportuno continuare sulla strada intrapresa senza cambiamenti di sorta.

HT: Vorremmo allora un suo commento personale sulla vicenda Varese e Torino.

FS: Varese è – purtroppo – la dimostrazione del livello gestionale nell’hockey in Italia, è indubbiamente una grandissima perdita. Una piazza come Varese vale molto per tutto il movimento. Purtroppo però – in questa triste vicenda – la Federazione ha potuto fare ben poco in quanto è stata una scelta univoca della proprietà stessa dei Mastini maturata – a quanto pare – per i grossi problemi del palazzo del ghiaccio; struttura ormai vetusta e da smantellare completamente. Il discorso del Torino invece è un po’ differente anche nel suo epilogo. La parola “fine” infatti non è stata ancora scritta; il Presidente è in movimento per cercare di coinvolgere due società della zona e la provincia in un progetto per la serie A2. Non sarà semplice ma come Federazione ci stiamo impegnando al massimo per ottenere almeno questo risultato.

HT: Il programma che lei ha elaborato si basa – come prima cosa – sulla stabilità però già si sentono i primi scricchiolii; l’uscita di scena di Varese e Torino e i problemi economici del Bolzano non sono dei buoni segnali.

FS: Assolutamente no, io per primo non sono felice per la situazione che si è venuta a creare. Infatti io continuo a ripetere sempre la stessa cosa; è inutile parlare di nuove “piazze” come ad esempio Bologna. Prima dobbiamo pensare a stabilizzare quello che c’è evitando se possibile di perdere altri pezzi, dopo si potrà pensare al recupero di piazze storiche e solo infine all’allargamento del movimento. Anche a me piacerebbe poter vedere una squadra a Roma o in Emilia ma al momento questi sono solo sogni. La realtà è che molte società hanno gravi problemi economici tanto da essere in arretrato con i pagamenti nei confronti della Federazione stessa. Prima pensiamo ai problemi esistenti e cerchiamo di risolverli e poi penseremo ai nuovi progetti.
HT: Rimane però ottimista in merito al suo programma pluriennale?

FS: Sicuramente si, rimango ottimista. Lo sono di natura, io e tanti altri collaboratori facciamo questo lavoro praticamente gratis. Nella vita ho altre attività ma dedico due giorni alla settimana a questo sport. Proviamo insomma in tutte le maniere a gestire al meglio questa realtà. Certamente ci sono stati degli intoppi ma credo che – alla fine del mio mandato – avremo fatto qualcosa di buono.

HT: In tutte le sue interviste il discorso “giovani” è sempre presente, diciamo che è una questione di primaria importanza per lei…

FS: Indubbiamente! La salvezza dell’hockey passa innanzitutto dai giovani, abbiamo messo a punto un regolamento che tiene in gran conto i nostri ragazzi e devo dire che da questo punto di vista abbiamo avuto un ottimo riscontro da parte di tutte le società. E quando dico tutte intendo anche quelle che magari potevano avere dei dubbi o dei problemi a tesserare dei giocatori italiani. Un esempio per tutte è la società meneghina, pensavo in tutta onestà di avere dei problemi con il Milano in merito al numero di stranieri tesserabili ed invece ho trovato una società ben disposta ad avere un colloquio franco e onesto per arrivare ad una soluzione mediata e ottimale per tutti. In questo ambito insomma c’è stata una vera collaborazione ad ampio raggio da parte di tutti e ne sono molto felice.

HT: Però il problema dei giovani è anche un altro, ci sono delle ottime scuole in Italia ma – alla fine – questi ragazzi non riescono a fare il salto di qualità finale, qual’è secondo lei la causa?

FS: Quello che dice è vero, abbiamo degli ottimi giovani che poi si perdono. Secondo me il problema deriva proprio dal numero di giocatori stranieri che arrivano nel nostro campionato e che tolgono spazio ai nostri ragazzi.

HT: C’è anche un problema tecnico, ovvero i ragazzi non possono sfruttare al massimo le loro potenzialità, in questo senso non pensa che la creazione di camp estivi all’estero possa essere una possibilità.

FS: Sicuramente è una possibilità ma il problema è un altro, noi non abbiamo nessun potere sui giovani. Le decisioni spettano alle società di appartenenza, le faccio un esempio. A luglio ci sarà un corso di portieri a Vipiteno, presente Jim Corsi. Noi abbiamo potuto soltanto mandare degli inviti, non possiamo costringere nessuno. Molti ragazzi parteciperanno però per loro scelta e per la volontà delle società. Insomma non possiamo presentarci con i fucili spianati, possiamo soltanto organizzare corsi come questi poi sono i ragazzi a doversi rendere conto della loro utilità.

HT: Un’ultima domanda consigliere, siamo a luglio. Mese in cui dovrebbero scattare le sanzioni da parte della IIHF in merito alla mancanza di una federazione autonoma per l’hockey su ghiaccio, a che punto siamo?

FS: Purtroppo siamo fermi, come ho già detto non dipende da noi ma dal CONI. Io ho appena finito di scrivere una lunghissima lettera per la Federazione Internazionale esponendo il nostro problema e chiedendo più tempo. Attendo a breve una risposta che penso sarà positiva per noi.

Si ringrazia Franz Sinn per la sua disponibilità.

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