Il precedente con la Germania

In occasione dei Mondiali riportiamo alla luce antiche battaglie degli uomini che hanno lottato per la maglia Azzurra. Uno spaccato con il quale vogliamo narrare la storia della Nazionale e far conoscere ai lettori le gesta di campioni e accadimenti sconosciuti o dimenticati.

I pareggi tra Italia e Germania nel bilancio dei confronti sono tre, quello dal maggior peso specifico risale al Mondiale di Gruppo A del 1998 disputato in Svizzera, il primo a sedici squadre: il Blue Team aveva perso da qualche mese il suo faro Brian Lefley, scomparso in seguito a un tragico incidente automobilistico; la spedizione alle Olimpiadi di Nagano fu deludente e le pesanti assenze per vari motivi di David Delfino, Bob Nardella, Martin Pavlu, Stefan Figliuzzi, Dino Felicetti e Patrick Brugnoli vennero interpretate dai media come la conclusione di un ciclo. Un quadro a tinte fosche che non faceva presagire nulla di buono: l’allargamento del torneo a sedici squadre e la nuova formula imponevano il decimo posto come obiettivo minimo e scongiurare così i gironi di qualificazione al Mondiale 1999 di novembre. Chiusa la prima fase al terzo posto, gli Azzurri dovettero giocare la permanenza nell’élite mondiale nel Girone di piazzamento: serviva piazzarsi almeno al secondo posto; la squalifica di Mike De Angelis, risultato positivo all’efedrina, complicò i piani di coach Adolf Insam, inoltre il pareggio contro la Lettonia (1-1) e il successo contro gli Stati Uniti (4-0) non diedero la matematica salvezza.

Nell’ultimo impegno contro la Germania, la Nazionale italiana aveva a disposizione due risultati su tre: Gates Orlando e Moe Mansi (in powerplay) raggiunsero il doppio vantaggio dopo appena 2’03”, la stanchezza condizionò i minuti successivi consentendo ai tedeschi dapprima di rimontare grazie alla doppietta di Andreas Lupzig e, al 17.15, di ribaltare il punteggio con un tiro senza pretese di Sascha Goc infilatosi sotto la pinza protesa a filo ghiaccio di Mike Rosati. Nella frazione centrale Mario Chitarroni ricevette l’assist di Mansi e riequilibrò il match; a gelare l’entourage italiano ci pensò al 47.10 Peter Draisaitl. Tuttavia, quando i teutonici pregustavano il dolce sapore della salvezza, al 58.10 Chitarroni servì il calice amaro del pareggio finalizzando ancora una volta il passaggio decisivo di Mansi.
Il gruppo Azzurro rimase nel gotha mondiale, un risultato raggiunto da un gruppo che seppe cementarsi di fronte alle difficoltà.

“Sono stati sei mesi molto difficili – spiegò alla Gazzetta dello Sport Adolf Insam, soddisfatto, riferendosi al periodo durante il quale ha gestito il gruppo in prima persona –. All’Olimpiade abbiamo reso meno del previsto perché ci è venuto a mancare il consueto rendimento dei portieri, da sempre un punto di forza; qui invece, malgrado qualche assenza di rilievo, siamo tornati a esprimerci su quelli che restano i nostri livelli”.