Mondiali 1a Div. A: i precedenti con Austria e Giappone

ebel - oehv - austriaSebbene Italia ed Austria siano abbonate a fare spola tra la Top Division e la Prima Divisione gruppo A, la speculare alternanza non le metteva una di fronte all’altra da sedici anni dai Mondiali del 2000 a San Pietroburgo, sede della rassegna iridata. Alla vigilia dell’incontro l’Austria vantava un punto in classifica, frutto del pareggio per 3-3 conquistato contro la Finlandia, mentre il Blue Team giaceva sul fondo a zero punti e con due sonore sconfitte dal sapore tennistico, rimediate contro i finnici (0-6) e Slovacchia (2-6).   La vittoria era l’unico risultato da ricercare per centrare l’anticipata promozione ed assicurarsi la partecipazione al Mondiale tedesco del 2001.
Coach Insam poteva contare sulle prestazioni di Bruno Zarrillo e Maurizio Mansi, aggregatisi alla squadra solo quarant’otto ore prima al termine delle fatiche in DEL. Mansi, nonostante il dolore ad una spalla, venne buttato nella mischia al fianco di Chris Bartolone in prima linea di difesa.
A caricare maggiormente la squadra contribuì il telegramma inviato da Larry Rucchin; l’italocanadese stava lottando contro un tumore all’intestino che gli negò la partecipazione alla kermesse russa: operato da poco, il terzino Azzurro si era sottoposto al trattamento di chemioterapia, malgrado le difficoltà ebbe modo di inviare un messaggio d’augurio ai suoi compagni di squadra, i quali, con grande orgoglio, lo appesero negli spogliatoi.
Trainata dai veterani, con grande disciplina tattica, l’Italia imbrigliò gli ex Asburgici: Bruno Zarrillo, beffato Reinhard Divis dopo aver fintato un retropassaggio, aprì le marcature al 6.03. Mansi andò in goal al 16’, tuttavia la rete venne annullata a causa di un Azzurro nello slot, l’appuntamento con il raddoppio fu posticipato al 24.23, quando Vezio Sacratini insaccò dopo aver recuperato un disco lasciato incustodito. Nel finale della frazione centrale il palo negò a Zarrillo il terzo goal; il capitano, tuttavia, non fallì a 27” dalla sirena insaccando il puck a porta vuota. Game, set, match e shutout di Mike Rosati.

giapponeLo scorso anno, a Cracovia, l’Italia perse contro il Giappone dopo 38 anni. Una sconfitta inaspettata che eliminò gli Azzurri dalla corsa promozione. Le critiche sul web, e in particolare sui social network, piovvero a cascata, perché sulla carta i ragazzi di Mair erano ritenuti dai tifosi più forti. Tuttavia la Nazionale aveva iniziato una fase di rinnovamento,  mettere il piede (anzi, il pattino) in fallo era uno dei rischi da mettere in conto.
Ma quali critiche avrebbero subito gli Azzurri, nel lontano 1976, se fosse esistito Internet, quando i nipponici superarono la Nazionale italiana con il secco punteggio di 10-0? Essa fu la peggiore sconfitta mai patita contro la rappresentativa del Sol Levante e confermava il buon momento dei giapponesi nei nostri confronti che perdurava dagli inizi degli anni ’70.
La gara rimase in equilibrio fino al 16.19, quando Satoru Misawa portò in vantaggio gli asiatici. Nulla di preoccupante, il punteggio era ampiamente recuperabile, senonché nelle frazioni di gioco successive l’Italia crollò subendo la velocità degli avversari che trasformarono il ghiaccio in terreno fertile per Hideo Sakurai, autore di cinque reti, Sadaki Honma, Minoru Ito e Hiroshi Hori. Un tracollo a cui i due portieri Azzurri,  Giorgio Tigliani e Franco Viale, subentrato ad inizio terzo tempo, non riuscirono ad arginare.