EIHC: il bilancio dello staff tecnico Azzurro

(Budapest) – La Nazionale italiana ha chiuso il primo Euro Ice Hockey Challenge stagionale al quarto posto. Chi si basa sulla pura statistica può trarre un giudizio negativo per nulla obiettivo sul risultato finale. A detta dello staff Azzurro la settimana di lavoro è stata proficua, a confermarlo è il responsabile del settore hockey Tommaso Teofoli presente al seguito del Blue Team:

“Sono contento di come stanno andando le cose e sono soddisfatto della personalità del coaching staff che è di altissimo livello. Sono molto felice di come i ragazzi hanno impostato la loro attitudine a questo torneo. E’ una base di partenza per un futuro loro e della Nazionale Senior”.

Al termine di Ungheria-Italia, Lou Vairo lascia, a coach Ivano Zanatta e al suo assistente Roberto Scelfo, la facoltà di tracciare il bilancio finale, con un occhio rivolto ai prossimi impegni.

Ivano Zanatta

IMG_1223_resizeDopo una settimana di lavoro, quali valutazioni puoi trarre?

Positive. Fin dal primo allenamento non mi aspettavo di avere gran ritmo e mi ha fatto capire che la stoffa c’è, dovevamo valutare come i ragazzi si sarebbero comportati in partita, in situazione di sottopressione, nell’uno contro uno. C’è da lavorare, però c’è una buona base. Ad ogni partita ho dato il voto 9; meritavamo il pieno punteggio, non perché voglio vincere, ma perché voglio far gioco. I ragazzi devono crescere col gioco. Vincere 2-1 e subire, per me non è risultato. Devono crescere col coraggio di tenere il disco e giocare. Questo non gli viene mai chiesto, neanche nei club. Vorrei cambiare questa tendenza e inculcare questa filosofia, giocando si devono anche divertire. Questa è la nostra filosofia, nella terza partita (contro l’Ungheria, nda), abbiamo messo insieme le note positive delle gare precedenti e quando ho raccomandato di giocare, i miei ragazzi hanno capito ed hanno eseguito ciò che avevo richiesto.

C’è qualche giocatore che ti ha impressionato più di altri?

No. Vorrei allargare il gruppo per avere a disposizione una base più ampia dalla quale selezionare i giocatori, poiché non sempre un giocatore è in forma, inoltre è anche giusto incoraggiare altri atleti che potrebbero aver la possibilità di esser convocati. Come dice Vairo se l’hockey italiano non è per l’italiano, per chi è?

Nicola Fontanive ha annunciato il ritiro dalla Nazionale. Cercherete di convincerlo a tornare?

No. O si rende disponibile lui, se no io non convinco nessuno. Vestire la maglia della Nazionale è un onore, io rispetto la sua decisione, ho ricevuto una sua email.  Lo stimo e rispetto la sua scelta, capisco anche che vuole trascorrere più tempo con la sua famiglia, ma al tempo stesso non bisogna andare a chiedere di giocare in Nazionale. L’ho constatato anche nei campionati dove ho fatto le mie esperienze in questi anni, funziona quando c’è la volontà di esserci e rendersi disponibile per la squadra. E’ una grande perdita, perché lui si divertirebbe con il tipo di gioco che pratichiamo. Non voglio focalizzarmi sul singolo  giocatore,  abbiamo un programma nuovo, c’è da lavorare per anni, soprattutto sulla mentalità di questi ragazzi, devono risolvere loro le partite e non più gli stranieri. E’ una situazione completamente nuova e se non li mettiamo in queste condizioni non cresceranno mai e l’Italia non avrà mai risultati importanti.

LC5A8752_resizeAl prossimo appuntamento dell’Euro Ice Hockey Challenge, in programma a febbraio in Austria, proseguirete ancora con i giovani o convocherete qualche veterano e qualche oriundo?

Ne parleremo tra noi dello staff tecnico e la Commissione Tecnica, valuteremo. Ripeto, io vorrei allargare la base, vedremo se sarà possibile, budget permettendo, e valutare altri giocatori e creare “concorrenza” tra loro.


Roberto Scelfo

Tre portieri e tre ottime prestazioni in questo EIHC

Siamo contenti. Hanno dimostrato che i portieri italiani hanno buona qualità. Tutti hanno svolto il loro lavoro e hanno dato una mano alla squadra. C’è un buon sviluppo e credo che in futuro ci prenderemo delle belle soddisfazioni.

LC5A8660_resizeOltre al gioco avete altri obiettivi con i giovani con i quali lavorate?

Farli crescere come spirito e anche di mentalità. Devono imparare a prendere le proprie responsabilità, questo sarà il prossimo passo per sviluppare l’hockey italiano.

A Renon quanto ha contribuito allo sviluppo dei giovani un portiere come Mason?

Ha portato tanta professionalità. I nostri giovani hanno visto come bisogna lavorare per raggiungere obiettivi importanti e professionali, sotto tutti i punti di vista, sia sul ghiaccio che fuori. E’ un leader ed è una persona che insegna come essere professionista.

Da assistant coach con i Rittner Buam hai modo di visionare altri portieri. C’è qualcun altro che potrebbe essere convocato in Nazionale?

Stiamo osservando alcuni portieri tra cui quello del Caldaro Morandell che ha buone qualità, o Andreas Bernard che gioca in Finlandia. Ci sono diverse opzioni che stiamo valutando per le prossime amichevoli.