NHL: i punti salienti del nuovo contratto

Ormai come noto a tutti il 6 Gennaio ha finalmente avuto una fine il lockout NHL che ha letteralmente paralizzato l’intero panorama hockeystico nordamericano e non solo, visti poi i risvolti e le conseguenti ripercussioni dovute proprio allo stop.
Il primo punto è la durata del nuovo contratto che è stata stabilita in 10 anni, con però la possibilità di uscita dopo 8, infatti la clausola prevede che la NHL possa optare per un’uscita dopo il 01/09/2019 fino al 18/09/2019, dopodiché, se l’opzione non fosse stata utilizzata, potrà intervenire la NHLPA che a sua volta potrebbe fare la stessa cosa dopo il 19/09/2019. Qualora nessuna delle parti decidesse di optare per un’uscita anticipata dal nuovo CBA il termine fissato per la scadenza è il 15/09/2022.
Altro punto importante è il salary cap che ogni team dovrà avere, ovvero è stato stabilito che ogni franchigia partirà da un minimo di salario di 44 m/$ per poi essere incrementato di anno in anno in base alle entrate totali, fino ad un massimo di 70,2 m/$ per questa stagione, che rappresenta per forza di cose un anno di transizione visti gli accordi trovati in ritardo, per poi passare a 64,3 m/$ dalla prossima, ed anche qui le cifre sono passibili di cambiamenti in virtù dei guadagni.

La durata massima di un contratto ad un giocatore è stata fissata in 7 anni se si tratta di una nuova squadra, mentre se si tratta di un rinnovo si può arrivare ad 8 anni e nel contempo è stato varato un provvedimento che vieta in contratti pluriennali di variare nell’arco degli anni lo stipendio per più del 35% dell’anno in cui prende percepisce di più ed il minimo salariale è fissato in 525.000 $ per questa stagione fino ad un massimo di 750.000 $ nel 2021/22.
La percentuale di introiti su cui spartirsi il guadagno è stata decisa in un perentorio 50-50 e non come chiesto in precedenza dalla NHLPA in 57-43 a loro favore con però un bonus di 300m/$ solo per quest’anno per adeguare la situazione contrattualistica in essere concedendo anche due buyout, a squadra, denominati “di conformità” per adeguare il salary cap alle nuove esigenze, in pratica si potranno utilizzare non andando ad inficiare sul salary cap vietando altresì che un club che utilizza il buyout possa rifirmare lo stesso giocatore nel periodo di free agency impedendo così un inganno vero e proprio.
Punto importante voluto in particolar modo da Ron Hainsey, definito il fulcro dell’intero contratto, è quello pensionistico non è ancora stato ben definito, tant’è che è stato in pratica congelato il progetto nuovo fino a che non siano stati presi in considerazione tutti i parametri per permettere un’approfondita analisi costi/benefici anche se ci vorranno i 10 anni canonici del nuovo contratto.
I nuovi free agent avranno la possibilità di sondare nuove squadre dalla data successiva al draft fino al 30 giugno, in modo tale che all’apertura della free agency avranno già scelto con chi andare, evitando così come quest’anno l’attesa del duo Suter/Parise terminata il 4 luglio con l’accasamento ai Wild.
Altri punti particolari riguardano ad esempio le multe comminate ad un giocatore che vedranno alla prima infrazione 10.000 $ di ammenda mentre dalla seconda saranno 15.000 $ e nel caso di ulteriori infrazioni che prevedano squalifiche per più di 6 giornate ci potrà essere una commutazione in ammenda pecuniaria, sempre venga accettata dalla lega.
Test antidoping potranno essere liberamente eseguiti in ogni istante dell’anno, sia che si giochi sia che non si giochi.
A partire dalla prossima preseason si dovranno giocare almeno 6/8 incontri e se la NHL ritiene opportuno anche più di un incontro in campo internazionale.
Durante gli incontri i tempi tra un periodo e l’altro si allungano da 17 a 18 minuti e allo stesso tempo si accorciano i timeout da 5 a 4 minuti, il tutto per migliorare la superficie del ghiaccio.
E’ stato trovato un accordo anche stabilire la pausa natalizia che sarà compresa tra il 24 ed il 26 dicembre compreso, mentre se il 26 dovesse cadere di sabato verrà spostata tra il 23 ed il 25 dicembre.
Rimangono in vigore sia gli entry level contract con durata di 3 anni sia il salary arbitration mentre vengono annullati i rientry waivers.
Questi sono i punti salienti del nuovo contratto collettivo, CBA, ma i punti ed i temi trattati sono davvero molti e svariano su più ampi campi.

Questo lockout ha lasciato però uno strascico di polemiche che comprende tutti gli attori di questa comparsata e che ai più è sembrata una ripicca tra le parti in causa.
Ancora oggi, che comunque si è arrivati ad una conclusione, l’amaro in bocca è rimasto ai fans, vero carburante di questo enorme carrozzone, che come accennato ha avuto numerose ripercussioni su vari fronti.
Innanzitutto sul fronte giocato, perché la partenza per altri lidi dei vari NHLers ha parecchio modificato la geografia interna dei vari campionati in giro per l’Europa, in particolare la KHL ne potrebbe risentire parecchio, così come la LNA svizzera, la DEL tedesca, forse i meno colpiti sono i campionati nordeuropei dove i “ritorni” a casa sono stati meno numerosi e meno determinanti.
Su quello prettamente lavorativo il problema si è fatto sentire sull’indotto, su quelle persone che lavorano attorno al circus della NHL, dai venditori di hot dog fino a chi sta nei botteghini e vende i biglietti, ivi compresi chi fa le pulizie all’interno dei palazzi e chi lavora in seno ad ogni franchigia come impiegato o come chi aggiorna i siti internet di ogni singolo team. Come ovvio ora il problema è stato risolto vista la ripresa delle “ostilità” però come è sempre ovvio nel frattempo la pausa ha causato non pochi problemi a queste persone e visti i tempi che si stanno vivendo il problema è ancora più sentito.
Un’altra considerazione credo vada fatta, fermo restando la ripresa dei giochi, ovvero il perché si è dovuti arrivare ad un lockout dal momento in cui si sapeva si sarebbe arrivati alla fatidica scadenza del 15/09/2012 e per tempo non si è fatto assolutamente nulla da ambo le parti, pertanto credo sia giusto non escludere nessuno dalla diatriba, tanto meno i giocatori o chi li ha rappresentati fino alla ratifica dell’accordo così come i proprietari e Bettman in testa, per arrivare ad una conclusione del lockout e porvi fine, tenendo conto che alcune pretese iniziali del sindacato erano inaccettabili inizialmente ed infatti sono state cambiate in corsa mentre molti altri punti su cui il sindacato ha battuto i tasti ha dovuto poi arrendersi alla volontà della NHL. A quanto detto ora va aggiunto il fatto questa stessa situazione si era già vista negli anni passati in altre leghe professioniste nordamericane, NFL, NBA, MLB, ed anche lì si sono avuti gli stessi identici risultati, un ritorno sui propri passi dei vari sindacati, pertanto è davvero inspiegabile, o forse tragicomica, la situazione a cui si è assistito.
Un argomento trattato solo in parte oltreoceano, o perché troppo ficcante o perché effettivamente fastidioso, è sul come si sia arrivati ad una conclusione con la ratifica dell’accordo. Alcune voci, diciamo incontrollate, ma all’interno dell’ambiente NHL, si sono lasciati scappare che Bettman sia stato messo sotto notevole pressione da parte dei maggiori sponsor, non fa mistero che la Molson Coors, sponsor principale NHL, produttrice di birra canadese, per voce del proprio CEO, avrebbe minacciato seriamente la stessa lega di ricorrere al tribunale per farsi indennizzare dei mancati introiti dovuti al lockout, e qui si parla di miliardi di dollari, non di bruscolini, e come loro anche altri si sarebbero mossi in questa direzione, ottenendo così una notevole accelerata nelle trattativa fino ad arrivare alla chiusura della stessa.
Ora come ora, con l’accordo in mano, non resta che aspettare sia il ghiaccio a decretare chi sia il più forte, sperando vivamente di non assistere più a questi infiniti teatrini che non portano da nessuna parte, se non a quella di far perdere affezione a questo splendido sport e che vinca il migliore!