Luca Sbisa, sangue sardo in NHL

Alcuni hanno accarezzato il sogno, alcuni l’hanno sfiorato, alcuni ne hanno sentito da vicino il profumo, ma da qualche hanno c’è un talento hockeysticamente svizzero ma italiano di nascita a calcare le piste del dorato mondo della NHL: è Luca Sbisa dalla Sardegna.
Nato il 30 gennaio 1990 a Ozieri in provincia di Sassari, si trasferisce ancora in tenera età con la famiglia in Svizzera dove rimane “folgorato” dall’hockey ghiaccio sin dalla prima partita che papa Sbisa lo porta a vedere alla Herthi di Zugo. Nasce subito l’amore per l’hockey, inizia a giocare nelle giovanili dello Zugo dove fa tutta la trafila fino ad arrivare in prima squadra. Viene poi mandato a Seewen in prima lega per affinare tecnica e fisico ma il suo talento non rimane inosservato e viene chiamato dai Lethbridge Hurricanes.

Nell’entry draft 2008 Luca viene scelto con il numero 19 dai Philadelphia Flyers, i quali il 1° ottobre 2008 gli fanno firmare un contratto di 3 anni. Luca alterna partite con la prima squadra in NHL a partite con il farm team dei Phanoms di Philadelphia. Nel 2009 Sbisa viene inserito in uno scambio col quale viene mandato ad Anaheim. All’inizio in California è dura per Luca che viene rimandato ai Lethbridge Hurricanes, ma intanto debutta nella nazionale svizzera giocando le Olimpiadi del 2010.
Nel novembre 2010 Luca si ritaglia stabilmente un posto da titolare nella difesa di Anaheim fino a diventarne uno dei baluardi.

Luca, sei il primo italiano di nascita ad aver giocato in partite ufficiali della NHL ricordi ancora qualche parola di Italiano?

So parlare abbastanza bene l’italiano. Mia mamma mi parlava in italiano, io rispondevo in tedesco, questo perché non utilizzavo molto l’italiano.

Hai ancora qualche parente in Italia?

Non ho molti parenti. Mio nonno vive in Sardegna, ho qualche zio e due o tre cugini. La nostra non è una famiglia numerosa.

Ti è capitato di tornare a visitare il “Belpaese”?

No non mi è mai capitato di tornare a visitare l’Italia. Mi è capitato di tornare a Ozieri, dove sono nato, o a Porto Cervo, comunque sempre in Sardegna. Non sono tornato per 10 anni fino a 2 estati fa.

Cosa conosci dell’hockey italiano?

So che l’hockey italiano è abbastanza importante, conoscono qualche squadra al nord come il Milano e qualche giocatore, ma non so altro.

Come ti sei avvicinato all’hockey ghiaccio?

Mio papà era un calciatore e sciatore, mia mamma non ha mai avuto a che fare con l’hockey: sono stato il primo in famiglia. Quando avevo tre anni i miei genitori mi portarono a vedere una partita e me ne innamorai.

Com’è stato l’approccio dall’hockey svizzero col mondo dei professionisti?

Nel 2007 sono stato selezionato dai Lethbridge Hurricanes nella WHL, un draft chiamato CHL. All’inizio non ci volevo andare perché i miei genitori volevano che finissi la scuola anche perché mi mancavano due anni al diploma. Si doveva prendere una decisione e poi parlando con gli insegnanti mi assicurarono che mi avrebbero aiutato negli studi. Quindi i miei genitori mi diedero il permesso di poter continuare a giocare a hockey e nel frattempo portare a termine i miei studi.

Chi è il tuo compagno di squadra con cui hai legato maggiormente?

Abbiamo un gran gruppo. All’inizio magari mi trovavo meglio con i compagni svizzeri, ma adesso mi trovo bene con tutti i ragazzi, non faccio distinzioni.

Chi è il leader nel vostro spogliatoio?

Non ce n’è uno solo, abbiamo un sacco di leader: Selanne, Koivu, Getzlaf, Perry.

Durante la NHL premiere sei tornato a giocare in Europa: che sensazioni hai avuto inserito nella startup line contro i Rangers?

Mi sono sentito alla grande, ero nella prima linea, è quello che avevo sempre voluto da giocatore, ero incredulo.

E’ fresca la nomina di Mark Streit a capitano degli Islanders. Il primo svizzero della storia con una “C” sul petto in NHL.

E’ importante per l’hockey svizzero. Negli ultimi due anni non abbiamo più avuto dei giocatori di spicco ed è comunque un grande passo. Quattro anni fa se avessi detto a Streit che avrebbe messo la “C” di capitano sulla maglia probabilmente si sarebbe messo a ridere. Questo dimostra che ha lavorato sodo ed ha aperto la strada alla NHL per i giocatori svizzeri.

Hai esordito nella nazionale Svizzera con i Giochi Olimpici. Che emozioni ti ha dato questo traguardo primario per la carriera di ogni sportivo?

Ero giovane, e giocavo da poco in NHL ma sapevo che avrei potuto avere una possibilità. Giocando in Nord America ti può capitare di avere delle occasioni simili e non importa l’età: ti invitano ad un camp, giochi bene, ti metti in mostra ed ecco fatto… ho spianato la mia carriera.

In WHL con i Lethbridge Hurricanes, durante le stagioni 2007/08 e in parte la 08/09, dividevi lo spogliatoio con Zach Boychuk. Com’è stato? Vi tenete in contatto?

Abbiamo perso i contatti negli ultimi anni, lui era un bravo ragazzo ma siamo finiti lontani ed è stato difficile tenere i contatti: lui è andato a Carolina e io ai Flyers. Ho tanti bei ricordi ma purtroppo le nostre strade si sono divise. All’inizio cerchi di rimanere in contatto ma poi la distanza ti divide comunque. Non abbiamo ancora giocato contro in NHL, ma prima o poi capiterà.

Quali sono state le tue prime reazioni dopo essere venuto a conoscenza della morte di Peter Jaks? Lo conoscevi bene? Che ricordi hai?

Non lo conoscevo personalmente, ma Jaks era veramente un grande sia come giocatore sia come persona. E’ stato un giocatore simbolo per l’hockey svizzero. Ovviamente è stata una brutta notizia per l’hockey. Purtroppo queste cose tragiche capitano, non possiamo sapere cosa provasse, ma ovviamente non stava affatto bene.

Una volta che sarà terminata la carriera NHL, pensi di poter prendere in considerazione l’ipotesi di giocare in Italia o pensi che ti fermerai nell Svizzera che ti ha cresciuto e lanciato.

Oh, preferirei finire la mia carriera nella NHL, perché qui si sta veramente bene, anzi penso sia il meglio. Mancano tanti anni al mio ritiro, il campionato italiano va sempre meglio ed è migliorato, posso considerarlo per il futuro, ma per ora penso alla mia carriera qui. Questo discorso vale anche per il campionato svizzero.

Intervista effettuata in collaborazione con Alessandro Postiglione, Luca Tommasini, NIcola Tosin e Fiorenza Zanchin

___________________________________________

Somebody come one inch closer, someone just smell it, finally there’s an Italian Born Swiss player, who craves the rinks of the dreamed/in the golden world of the) NHL. This man is Luca Sbisa.

Read the answares Ascolta l’audio originale dell’intervista fatta a Luca Sbisa per hockeytime

https://www.hockeytime.net/wp-content/uploads/2011/11/luca-sbisa.mp3

– Luca, Thank you for being here to answer my questions. An easy start. You’re the first Italian born player to play in the NHL, do you remind some words of Italian?

– Do you still have some relatives in Italy? Did you ever come back to the so called “bel paese”?

– Are you interested in Italian ice hockey? Do you know something about it? I mean, teams, players, history and so on

– How did you get into hockey? Who brought you to the rink for the first time?

– At the age of seventeen you jumped from the Swiss hockey to the world of professionals in the US, how was it?

– With which of your teammates you get along better? Who’s the leader in the locker room?

– How did you feel about being in the starting lineup when you come back to Europe during the NHL Premiere?

– Mark Streit is the new captain of the NYI. He’s the first Swiss ever to wear a C in the NHL. How do you feel about that?

– Your debut in your National team was during the Winter Olympic Games, can you tell us what kind of emotions aroused reaching this goal?

– During 2007/08 and 2008/09 seasons in the WHL with the Lethbridge Hurricanes you shared the locker room with Zach Boychuk, how was him? Are you still in touch?

– What do you feel like about Peter Jaks’ death? Did you know him personally? What kind of memories do you have about him?

– Would you ever consider to finish your career in Italy or would you rather ends it in Switzerland?