Pausa Ticinese

di Stefano Sala

Finalmente la pausa, eh si, ci voleva proprio. Per rimettere a posto le idee, per togliere i cerotti, e perché no per cambiare qualcosa. Ma sarei ingiusto a dire che l’Ambrì merita l’ultimo posto in classifica. No, questo no. La squadra di Laporte piace, lotta con cuore e grinta ma proprio il disco non vuole entrare. Contro gli ZSC Lions campioni del mondo (eh si, innegabile) si è giocato per lunghi tratti ad una gabbia sola e Ari Sulander (clonatelo per il bene del nostro sport !!) ha saputo tenere a galla lo Zurigo. Volendo essere pignoli gli attacanti dell’Ambrì girano forse troppo all’esterno della gabbia avversaria. Dovrebbero puntare di più ‘il portiere avversario’. Solo così si può pensare di vincere per 1 gol di scarto tutte quelle sfide perse per il medesimo minimo scarto. Chi le reti le dovrebbe portare è quell’attaccante fin troppo osannato dai tifosi. Quell’Erik Westrum che se fosse un dipendente statale sarebbe già stato torchiato a dovere dal Ministro Brunetta, e non alludo all’ex-goalie di Varese e Frölunda. Westrum non fa la differenza, e stando a voci fuoriuscite dallo spogliatoio leventinese creerebbe anche qualche problema di amalgama tra le linee di gioco. Venderlo? Facile a dirsi, difficle a farsi. Certamente una buona mossa in uscita permetterebbe alle casse dell’Ambrì di guardare diversamente al mercato, ora discretamente florido, piuttosto che accontentarsi di testare il ‘decente’ Remi Royer. Ma Laporte è allenatore di sostanza, capace di preparare pranzi nuziali con i fichi secchi, come si dice. Sono certo che questo Ambrì saprà togliersi delle belle soddisfazioni nel proseguio del torneo, a me di certo piace più in questa stagione che nelle passate, se non per la grinta e l’impegno profuso sul ghiaccio.

Chi invece non mi sa emozionare è questo Lugano. Leggo i nomi a roster e ancora non mi capacito di questa posizione in classifica, e soprattutto di questo gioco… pardon, non gioco. Le nove sconfitte consecutive pesano come un macigno e di certo sarà dura per tutti scordarsele. Ma se il prossimo aprile ci ritroveremo qua a inneggiare ad un Lugano campione svizzero vi dico che non sarebbe di certo una scandalosa sorpresa. Gli elementi sul ghiaccio ci sono tutti, fuori dal ghiaccio è un’altra storia che a noi non compete. Lo dico a partire dal portiere che per la legge dei grandi numeri prima o poi dovrà tornare un NHLer, all’attacco del ritrovato Randy Robitaille che zitto zitto è ad un solo punto da Damien Brunner top-scorer della Lega nazionale. Allora proviamo ad aspettare che il valore assoluto Petteri Nummelin, l’eterna promessa Kevin Romy e il gladiatore Flavien Conne rientrino dall’infermeria per dare un giudizio definitivo a questo pazzo Lugano. Ai lettori più attenti non sarà sfuggita la mancata citazione di un altro infortunato, Raffaele Sannitz. Per lui si parla di primi di dicembre per il rientro. Ma questa assenza ha di certo sottolineato un fatto, Raffaele è giocatore silente ma fondamentale di questa squadra. Un elemento duttile che lotta, segna e fa segnare. Purtroppo molti se ne sono accorti quando è mancato e di questo a Sannitz ne va dato atto. Insomma molti motivi per dire, evviva la pausa! A patto che dal 14 novembre si riparta con qualche alibi in meno, e qualche punto in più.

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