“Della serie… C2 ! ” presenta l’IHC Giugoma Torino

Intervista all’allenatore-dirigente Charlie Marchetto

di Daniele Gobbi

Hockeytime: Un pensiero al Vostro passato… Ci può parlare della storia della Sua squadra in breve?
Charlie Marchetti: Il Giugoma nasce nel 1995 con un obiettivo che il nome della società (in piemontese) esprime bene: giochiamo! C’era in quel periodo una doppia necessità: dare modo a chi aveva smesso di giocare "seriamente" di continuare a stare sul ghiaccio e dare spazio a chi volesse cominciare da adulto a praticare lo sport più veloce del mondo… e direi che il secondo obiettivo siamo tutt’ora praticamente gli unici a portarlo avanti! Diciamo che le diverse "anime" del Giugoma hanno sempre convissuto e convivono tutt’ora.

HT: E’ cambiato il rapporto che hanno i torinesi con l’hockey su ghiaccio dopo le Olimpiadi invernali?

CM: Dal nostro piccolo punto di vista sì: subito dopo le Olimpiadi abbiamo avuto molte richieste di persone interessate a cominciare, e anche quest’anno il roster è parecchio affollato. Per quanto riguarda l’hockey "guardato" invece, quello che manca è tutt’ora la pubblicità: fa tristezza vedere 20 o 30 persone seguire l’All Stars di A2, quando un’amichevole Italia-Lugano, meglio pubblicizzata, fa più di 2.000 persone!

HT: Uno sguardo al presente… Ci può dare un commento della Vostra stagione in corso?
CM: Fin’ora è andata abbastanza bene: le ore ghiaccio le abbiamo, anche se ci alleniamo al Massari, un po’ misero come servizi, e non al Tazzoli, impianto sicuramente più "gratificante" dal punto di vista del "contorno" al ghiaccio vero e proprio. Per quanto riguarda il Campionato, anche quest’anno dobbiamo contare sulle nostre sole forze (età media 46), senza rincalzi in prestito, per cui i risultati sono "in linea con le aspettative".

HT: Quali sono le maggiori difficoltà riscontrate quest’anno?
CM: E’ sicuramente difficile far convivere le diverse anime del Giugoma: i veterani con qualche anno di troppo sulle spalle, chi sta cominciando a 35-40 anni, i 20-25enni che dimostrano un maggior spirito agonistico. Ma del resto è sempre stato così, in un gruppo eterogeneo di 40 persone si trova di tutto, e solo la continua mediazione permette di andare avanti senza troppi scossoni. Storicamente, la continuità della presenza a allenamenti e partite subisce un calo intorno al periodo natalizio e non si riprende più, per cui nella seconda metà della stagione abbiamo spesso problemi di "panchina corta". Vedremo.

HT: Se ci sono, quali sono gli aspetti positivi rispetto agli anni passati?
CM: Sta cominciando il ricambio generazionale: lo "zoccolo duro" comincia a mollare, ma abbiamo molti atleti più giovani cui manca solo un minimo di esperienza per passare dall’altra parte: da comparse ad attori protagonisti. Parlo più che altro delle questioni organizzative e del "metterci del proprio": troppi si fanno solo trascinare e si lamentano di questo e di quello, ma non si espongono in prima persona. Personalmente sono fiducioso.
Altro lato positivo, anche se può sembrare strano, e che anche quest’anno Renato Vaccarino tenga i suoi corsi della Bounty Stick Hockey School: molti dei nostri atleti vi partecipano, e questo permette di coprire almeno in parte alcune carenze di preparazione tecnica che noi non riusciamo a soddisfare.

HT: Quali sono le maggiori voci di costo tra ghiaccio, trasferte, attrezzature ed eventuali rimborsi al roster?
CM: Siamo una squadra autofinanziata, tutti i giocatori pagano una quota annuale, uguale per tutti, e ognuno si compra la propria attrezzatura e si paga la maglia e la visita medica. La spesa numero uno è quindi il ghiaccio (facciamo 4 ore di allenamento a settimana), e quest’anno devo dire che anche le partite in casa cominciano ad essere "pesanti": ad esempio le spese arbitrali sono cresciute parecchio, la cronica carenza di arbitri locali obbliga alle volte il GAHG ad inviarci arbitri dalla Lombardia… per le trasferte difficilmente organizziamo il bus, per cui le spese vengono gestite "extra-budget" in base al numero di auto.

HT: Avete un settore giovanile? A quali campionati/tornei partecipa? Se non l’avete, quali sono le ragioni per cui non avete (ancora) intrapreso iniziative in tal senso?
CM: Non abbiamo un settore giovanile, anche se abbiamo diversi atleti Under 16. A Torino abbiamo due realtà giovanili molto forti e organizzate, i Draghi e il Real Torino, che giustamente catalizzano tutto il parco atleti. Noi ci occupiamo di dare spazio a chi vuole cominciare ed ha già 14 o 15 anni: per le squadre giovanili "è troppo tardi"!

HT: Che tipo di rapporti avete con i media locali e non? Come vi promuovete?
CM: Siamo stati citati un paio di volte su Tuttosport e poco altro. La promozione viene fatta con il classico passaparola (l’ambiente hockey torinese è molto piccolo, e noi siamo una realtà quasi unica) e soprattutto con il sito Internet (www.giugoma.com) che è molto frequentato.

HT: Guardando avanti… Ci può illustrare le ambizioni e i progetti dell’HC Giugoma Torino a breve termine?
CM: Cercheremo di concludere degnamente il Campionato, magari facendo qualche punto! No, seriamente, dirò quella che sembra una banalità: questo è un anno di transizione. Passate le Olimpiadi (con il relativo stop forzato), ora avremo le Universiadi (che ci toglieranno il Tazzoli per tutto gennaio), e comunque la situazione palazzetti è ancora un po’ traballante. Oltretutto, abbiamo avuto un completo rinnovo del Comitato Regionale della FISG, e le cose stentano a stabilizzarsi.

HT: E a medio/lungo termine?
CM: Se il Roster sarà nuovamente così numericamente importante e eterogeneo dovremo necessariamente prevedere allenamenti differenziati… magari tre/quattro sessioni settimanali, una più tecnica e atletica, per chi vuole migliorare ed è disposto a maggiori sacrifici, una più ludica per chi alla fin fine ha solo voglia di giocare, una dedicata alla preparazione del campionato ed ovviamente una comune (disco in mezzo e si gioca!). Però per ottenere ciò, come detto prima, abbiamo assolutamente bisogno di far crescere qualcuno dal punto di vista organizzativo e soprattutto decisionale.

HT: Ora… chiudendo gli occhi… Nella Vostra città quali sono le Sue speranze per il futuro dell’hockey su ghiaccio? E nella vostra regione?
CM: Le Olimpiadi hanno dato molta visibilità all’hockey a Torino: decine di migliaia di spettatori. E piccoli eventi quali la già citata amichevole Italia-Lugano confermano che belle partite, soprattutto se ben pubblicizzate e con un bel contorno di Sport Presentation (musica, bandiere, tabellone informativo, magari le cheerleaders) attirano pubblico anche per uno sport "di nicchia" quale il nostro. Ne avremo sicuramente conferma con le Universiadi, e questa è la strada da seguire.

HT: Per il suo sviluppo, l’hockey in-line può essere una risorsa aggiuntiva?
CM: E’ un bello sport e può servire ad avvicinare al pattinaggio e all’hockey: personalmente però credo che in termini di fascino non sia comparabile al ghiaccio.

HT: Se foste al comando dell’hockey nazionale, cosa fareste Voi per ridare vigore al movimento?
CM: Investirei maggiormente nella de-provincializzazione del movimento stesso. Non sono sicuramente l’unico a dirlo: se non parli tedesco non conti nulla. Qui in Piemonte siamo abituati da sempre a fare trasferte anche massacranti per giocare, già dalle giovanili, e a confrontarci con realtà anche geograficamente distanti. Forse è ora che anche la parte nord-orientale del movimento venga a vedere cosa succede qui da noi e cominci a considerarci un pò di più.

HT: E come vedete tale movimento nei prossimi 10 anni?
CM: Purtroppo non ho la classica sfera di cristallo, ma ritengo che uno sport magnifico, spettacolare e divertente come il nostro abbia buone speranze di sopravvivere ancora a lungo!

si ringrazia Charlie Marchetto e l’IHC Giugoma Torino A.S.D. per la disponibilità.