Un grande campione ed un grande uomo: Mario Simioni

di Andrea V.

Mario Simioni attaccante di stecca destra, nato 43 anni fa a Toronto, arriva nella stagione 85/86 ad Asiago e grazie ai suoi numerosi gol e assist (oltre 750 punti in 7 stagioni con gli stellati) diventa subito un idolo della tifoseria asiaghese, che presto imparerà ad apprezzare questo grande campione anche per le sue doti umane.

Hockeytime: Ciao Mario, prima di tutto volevamo ringraziarti per i complimenti che hai fatto al nostro sito.
Anche noi approfittiamo dell’occasione per farti i complimenti per lo scudetto vinto la scorsa stagione, parlaci un pò di questo successo arrivato ben 24 anni dopo l’ultimo conquistato dal tuo team nel 1982.

Mario Simioni: Sono venuto in questa squadra dopo l’avventura a Krefeld (DEL) nel Dicembre 2004, ho trovato la squadra all’ultimo posto in classifica, posizione che hanno occupato per molti anni. L’ambiente era senza confidenza e ho dovuto lavorare molto con la mentalità dei giocatori e implementare un sistema di gioco adeguato per noi. E così nel poco tempo rimasto della regular season (mancavano 13 partite) abbiamo recuperato e ci siamo qualificati per i playoffs, e da qui è iniziata la base fondamentale per l’anno successivo. E così la stagione successiva 2005/06 è stata un successo clamoroso. Il punto forte di questa società è che il direttore sportivo ed io abbiamo un forte dialogo e lui crede in me e nella mia filosofia, e quindi mi dà assoluta carta bianca; cioè mi spiego: io mi costruisco e scelgo i giocatori che ritengo validi sul ghiaccio e che abbiano il giusto carattere per fare gruppo nello spogliatoio. Nella mie scelte non sempre considero i numeri di un giocatore sulla carta ma spesso prediligo il carattere e la forza d’animo e tutte le qualità umane rispetto a quelle tecniche.

All’inizio della stagione 2005-06 la stampa e i vari esperti ci hanno scelto come la squadra che sarebbe terminata nuovamente all’ultimo posto, e invece contro i loro pronostici non e stato cosi. La squadra ha lavorato durissimo tutto l’anno (rari i giorni di riposo), i ragazzi hanno lottato con i denti e con il cuore, hanno fatto tutto quello che gli ho chiesto ad ogni partita ed è proprio grazie al carattere dei giocatori che ho potuto contare sempre su un gruppo unito in un solo scopo: la nostra unione sarebbe stata la nostra forza. Il nostro motto ha i colori di questa regione (il sud della Danimarca), cioè contadini, fabbriche e mano d’opera ed e questo che ho sottolineato come punto forte: essere una squadra “operaia”. Questa è una cosa che i nostri tifosi amano ed è anche questo che ha consentito ad un’umilissima squadra, senza alcun giocatore in nazionale, di vincere lo scudetto.

HT: Quest’anno la tua squadra non è partita fortissimo, siete a metà classifica con 9 punti di ritardo dai Blue Fox di Herning, quali sono secondo te i motivi?

MS: Dopo lo scudetto la squadra si è sciolta, 11 giocatori, alcuni come Chris Bartolone hanno scelto di tornare in Nord America, altri invece hanno accettato offerte migliori in squadre più ricche o in altri campionati. E cosi l’innesto di tutti questi nuovi giocatori richiede un pò più di tempo. In più abbiamo disputato il girone di continental cup a Rouen, 9 partite in 21 giorni, è stato un periodo pesante. Adesso siamo al 4° posto e credo in un recupero.

HT: Sembra che il livello tecnico del campionato danese si sia alzato negli ultimi anni, cosa ne pensi? E quali sono i motivi di questo sviluppo?

MS: Sì è vero, penso che si sia alzato, io penso che il fatto che non ci sono mai stati tanti stranieri in campionato negli anni passati ha dato più spazio ai giovani. Basta vedere la nazionale Danese: gioca stabilmente nel gruppo A negli ultimi 4-5 anni senza alcun oriundo, questa è una piuma nel capello (un punto d’onore).
Ogni società spende soldi in allenatori qualificati per i settori giovanili, e l’hockey per un giovane è un impegno che dura per tutto l’anno (11 mesi).

HT:Molti giocatori dopo aver militato nel campionato italiano vengono ingaggiati da squadre danesi come Down, Signoretti, Rymsha, Gordon; anche nella tua squadra c’è una recente conoscenza del campionato italiano, Peter Strom, ex attaccante del Cortina, vuol dire che il livello del campionato italiano e danese è simile, quale è la tua opinione in proposito?

MS: Guarda, l’ultima partita vista fu la finale scudetto quando la mia vecchia squadra del cuore, cioè l’Asiago, vinse lo scudetto: c’era un buon livello, però l’hockey che io mi ricordo molto bene era l’hockey degli anni 80 costellato da campioni indiscutibili!!! Quello che posso dire è che, qui in Danimarca abbiamo un campionato di buon pattinaggio e tecnica e che i giocatori danesi prendono l’hockey molto seriamente. Ho l’esempio concreto nella mia squadra dove ho giocatori che lavorano 40 ore a settimana.

HT: Partiamo da lontano, dalla tua lunga carriera di giocatore, molti appassionati di hockey sostengono giustamente che sei stato uno dei più forti giocatori del campionato italiano di fine anni ’80. Quali ricordi hai della tua carriera in Italia?

MS: Questo lo prendo come un complimento. Sì è vero, quando mi trovo ogni anno ad Asiago c’è sempre gente che mi dice: “Ciao Mario che grande goleador che eri” e mi descrivono come se fosse oggi alcune delle reti che ho segnato. Durante il mio primo anno in Italia, 85-86, abbiamo raggiunto la finale scudetto con una squadra umile! quanti bei ricordi.. Il calore della gente, l’abbraccio dei tifosi in un piccolo paese, il seguito dei tifosi in trasferta. le famiglie del paese che mi hanno aperto le loro case come un figlio! L’emozione della maglia Azzurra, le battaglie contro Bolzano e le botte tra me e Lucio (Topatigh). Giocare insieme e contro grandi campioni! I ritorni di corsa in furgone dopo le partite per fare presto poichè i miei compagni di squadra al mattino seguente andavano a lavorare!

HT: Sei rimasto in contatto con qualche tuo compagno di squadra?

MS: Si, in diverse maniere. Gaetano Miglioranzi, Gigi Finco, Fabrizio Benetti, Franco Vellar, Stefano Segafredo, Il sindaco di Asiago Andrea Gios, Gianni Stella,Fabio Rigoni e Sandro Bau… Quando li rivedo… allora sì, che ci si diverte!

HT: Qual è il giocatore con cui ti sei trovato meglio come compagno di squadra? (dicci un nome italiano e quello di uno straniero)

MS: Domanda difficile. Devo assolutamente dirne più di uno… Tra gli Italiani devo dire Gaetano Miglioransi, Gigi Finco e Fabrizio Benetti. Mentre tra gli stranieri Dale Derkatch(85-86) e Ken Yaremchuk(89-90).

HT: Sei rimasto in contatto con qualcuno dei tanti campioni con cui hai giocato ad Asiago?, te ne ricordiamo noi alcuni tipo Ronning, Yaremchuk, Santino Pellegrino, ecc ecc.

MS: Si con molti, Ken Yaremchuk via email, Cliff Ronning ha giocato una partita contro la squadra della mia città Ottawa e lui mi ha aspettato dopo la partita fuori della corriera, abbiamo ricordato tutto ed è stato bello e importante per me. Mario Brunetta… le nostre mogli sono amiche, ci vediamo ad Asiago. Con John Tucker, Sandy Pellegrino e Gaetano Orlando parliamo spesso di affari. Mike Zanier ha lavorato per la mia squadra come allenatore part-time di portieri e ha fatto un ottimo lavoro e così finalmente dopo tanti anni di e-mails abbiamo conosciuto le rispettive famiglie! Mi sento con Vezio Sacratini, abbiamo giocato contro e insieme a Cardiff vincendo lo scudetto. E di questo devo dire che è stato grazie a Vezio che sono finito a Cardiff! Mi tengo in contatto con Moe Mansi, con cui sono stato in camera assieme negli ultimi anni in occasione del simposio degli allenatori che si tiene in occasione dei mondiali di hockey.

HT: Quale allenatore ti è stato più utile per farti diventare quel grande giocatore che sei stato?

MS: Io devo dire che non ho avuto da giovane un coach che mi ha fatto diventare quello che ero. Però devo tantissimo a mio padre Marino, che nel nostro freddo inverno canadese faceva nel giardino di casa una pista per me e mio fratello per pattinare e tirare dischi addosso al portone del garage dove aveva appeso dei targets… e mi faceva tirare dischi fin che non riuscivo più a tirare, finché mi facevano male le dita oltre alle braccia. Così sono diventato un cecchino con il bastone in mano. Mi ricordo che mio padre ci faceva alzare dal letto presto alla mattina, prima che lui andasse a lavorare e molto prima che per noi iniziasse la scuola, io e mio fratello Frank andavamo in un campo di hockey all’aperto dove vestiti con il piumino, la sciarpa e il berretto addosso in quanto la temperatura era sempre molto sotto lo zero; e una volta arrivati al campo mio padre metteva dei birilli sul ghiaccio e noi dovevamo fare i dribbling intorno.

HT: Com’è stato il “salto” da giocatore a allenatore, hai avuto molte difficoltà?

MS: Devo dire che pensavo che sarebbe stato facile, ho sempre pensato che erano i giocatori che facevano tutta la fatica e cosa vuoi che sia per un allenatore a mettere insieme un allenamento e durante le partite cambiare le linee! E così il mio primo anno è stato un po’ uno shock per quanto lavoro c’era da fare dietro le quinte! Sai ci sono 22 giocatori che vogliono giocare e non è sempre possibile specialmente quando le società vogliono vincere sempre. Quello che io non riesco a capire è, come le varie società vedono la proprio squadra, tutti pensano che la loro è da vertice o da scudetto! Ed è per questo che tanti allenatori non mangiano il “panettone”! Una cosa molto difficile da digerire era quando i miei giocatori sbagliavano le reti facili, per me fare goal era una dote e sbagliavo poco quando l’occasione si presentava, quindi non mi capacitavo a capire come loro potevano sbagliare simili occasioni, ma anche in questo sto migliorando!

HT: Hai un allenatore a cui ti sei ispirato come “modello” una volta che hai intrapreso la carriera di allenatore?

MS: Io non ho un “role model” preciso, però mi tengo in contatto con ex giocatori del campionato Italiano, (Zanatta, Orlando, Jim Boni, Bill Stewart, Sean Simpson) o allenatori (Ron Kennedy, Pierre Page, Benoit La Porte, Lance Nethery).
Ho preso il lato forte di ognuno di loro oltre a quelli che ho avuto ad Asiago, Ron Chipperfield, Dave Chambers, e Tony Zappia.

HT: Sappiamo che sei rimasto legato affettivamente ad Asiago, molte volte sei stato visto sull’Altopiano, c’è uno o più motivi per cui Asiago ti è rimasta nel cuore? Hai molti amici con cui sei rimasto in contatto dopo così tanti anni?

MS: Il motivo principale è che “il mio braccio destro”, Katia Valente (mia moglie), proviene da Asiago e i nonni hanno una grande voglia di vedere le nostre figli, Megan (8 anni) nata a Cardiff e Angelica (18 mesi) nata ad Asiago. In più abbiamo tanti amici ad Asiago e ogni volta che torniamo lì ci aprono le porte, ci si diverte e si parla dei vecchi tempi!

HT: Segui il campionato italiano?

MS: Si ma solo su internet o tramite telefonate che faccio ogni tanto con vari colleghi come, Renato Tessari, Tony “Tola” Rigoni, Martin Pavlu, Adolf Insam e Moe Mansi

HT: Che opinione ti sei fatto da “spettatore estero” sul campionato italiano?

MS: Come ho detto prima è molto difficile se non vedi giocare le squadre Italiane, io però penso che le nostre squadre (danesi) hanno la panchina più lunga, ci sono parecchie squadra che giocano con 4 linee, e che probabilmente il nostro gioco è maggiormente basato sulla tecnica!

HT: Ti piacerebbe venire ad allenare in Italia?

MS: Guarda, se si presenterà l’occasione giusta accetterò volentieri, e sono certo che prima o poi capiterà.

HT: Sei mai stato contattato da qualche squadra italiana?

MS: Si, prima di venire ad allenare qui sono stato contattato dal Vipiteno.

HT: Crediamo che in Danimarca ti trovi bene visto che sei là da qualche anno, allora proviamo a sognare ad occhi aperti, ricevi una telefonata dall’Asiago per venire in futuro ad allenare la squadra dell’altopiano; accetti subito, oppure il fatto di venire ad allenare in un posto dove hai molti amici ti mette paura?.

MS: Sicuramente si lo accetterò!!! E non mi spaventa affatto la cosa in quanto bisogna tenere i giusti equilibri e le giuste distanze tra le amicizie ed il lavoro.
Grazie Mario per il tempo e la disponibilità che ci hai concesso e “in bocca al lupo” per la tua carriera Mister Simioni.

English version

A great champion on and off the ice: Mario Simioni

di Andrea V.

Mario Simioni is a former ice hockey player. He was born 43 years ago in Toronto,Ontario.
He arrived during the 85/86 season in Asiago and thanks to his numerous goals and assists (over 750 points in 8 seasons) he soon became a fan favourite for his way of playing but also for his great behaviour off the ice.

HT:Hi Mario, first of all we want to thank you for your appreciations on our website.
We also take the chance to congratulate with you for the league title that you have won this past season. Can you tell us about this achievement that arrives 24 years after the last one won by your team in 1982.

MS: I come here at SønderjyskE in 2004 after my experience at Krefeld (DEL) and I found a depressed team at bottom of standing, used to be the bottom of the barrel in the league. The atmosphere was unconfident and I had to work a lot to change the players’ mind and enforce a tactical scheme suitable for us. Result was good: with just 13 games remained before regular season’s end we advance to playoffs and that was the basis for last year triumph. The main characteristic here is the great feeling between the GM and me: we speak a lot, he trust in me and my philosophy and give me carte blanche: it means I can choose the right players to build the team, judging not only the technical skill but mainly the mental strength and the persistence of a player.
At begin of league commentators predicted us as bottom team but story was totally different. We worked hard all year long, almost without rest, all fought tooth and nail contenting my requests match after match and the group cement itself for a common goal. Our soul is the same of this region (south of Denmark): we have to be farmers and workers. Fans love this fighting spirit and this attitude brought us – a humble team without neither a member of national team – to title.

HT:This year your team didn’t have a great start, you are about half way on the standings, 9 points behind Herning’s Blue Fox, what are in your opinion the main reasons of this not-so-positive moment?

MS: Right after the title 11 players left the team: some retired, others transferred to best (or richer) teams. Several new faces come: it requires time to mix them. More: we played Continental Cup in October in France: 9 games in 21 days: now we are on 4th place.

HT:It seems like the technical level of the Danish league has been rising in the last few years, what do you think? Which are in your opinion the main reasons of these changes?

MS:True, level is rising. I think because number of imports is limited, so young players have more time on ice. An evidence is national team, playing in Elite group in last 4-5 years without “oriundi” and this is certainly the icing on the cake.
Every team signed coaches for junior system and allow youth to play hockey all the year.

HT:A lot of players such as Down, Signoretti, Rymsha, Gordon (as well as Peter Strom who is a former Cortina forward that now plays in your team) after playing in the Italian league are called to play in the Danish championship, do you think that these two leagues are just about even?

MS:Last game I watched was final series when my old club Asiago won title: level was fairly good, but hockey during the ‘80es is matchless, with tons of top class players! Here we have a league with good skating and technical level, players are very professional: here at SønderjyskE we used to work 40 hours per week.

HT:Talking about your hockey career…a lot of hockey fans fairly state that you have been one of the best forwards in the Italian league in the late 80s.
What are your best memories related to your Italian experience?

MS:Thanks for compliments. Yes, it’s true, when I’m in Asiago usually fans tell me: “Mario, what a sniper you were!” and described some goals like they’ve seen it yesterday! I remember my first year in Italy, 1985-86: we reached the final with a humble team! I have some flashes: fan support everywhere, all the hearth of a small village, the family who hailed me as son, the emotion for my first cap with Italy, battles vs Bolzano e my fights vs Lucio. Played with and versus stars. And when we come back rushing in a van because my team-mates have to go working

HT:Do you still keep in touch with some of your former teammates?

MS: Yes, in different ways… Gaetano Miglioranzi, Gigi Finco, Fabrizio Benetti, Franco Vellar, Stefano Segafredo, Il sindaco di Asiago Andrea Gios, Gianni Stella,Fabio Rigoni e Sandro Bau …. What a fun when we meet!

HT:Who is the player with whom you felt more at your ease with? (can you tell us both an Italian and a foreign player)

MS: Hard question…I haven’t just one answer: among Italians Gaetano Miglioranzi, Gigi Finco and Fabrizio Benetti, among foreign Dale Derkatch(85/86) and Ken Yaremchuk (89/90)

HT:Do you still keep in touch with some of the many great players such as Ronning, Yaremchuck, Santino Pellegrino, with whom you played in Asiago?

MS:Yes, Ken Yaremchuk via e-mail, Cliff Ronning once played a game in Ottawa and wait for me after the match, we share our memories, was great! Mario Brunetta, our wives are friends, John Tucker, Sandy Pellegrino. Gaetano Orlando, we talked about business. Mike Zanier worked as goalies’ coach with me in the past and did a great job, so finally I know his family. I played vs and with Sacratini and we won a title with Cardiff. Vezio called me at Cardiff, I have to thanks him for this besides Moe Mansi as one of the people that I talk to about the Italian league, we have
roomed together the last 2 years at the World championship while attending the coaching symposium and we keep in touch

HT: Which coach had the most impact on you and helped you become the great hockey player that you have become?

MS: I hadn’t a special coach when I was child, but I have to thanks my father Marino. In winter he prepared a small rink in our garden for me and my brother and a target on garage’s door. I shot so many pucks on it! My arms and my fingers hurts a lot! But I become a sniper with a stick! I remember my father got up me and my brother in early morning, before he went to work and we at school, and took us on an open-air rink where he put pins and we had to dribble it. Temperature was always below zero and we worn scarf, windbreaker and cap.

HT: How was it to become a coach after all those years you spent on the ice? Was it difficult?

MS: I imagine should be easy, I always thought players work hard and was easy for a coach just combining lines and lead a training session. So my first year was a shock: how many work behind the scenes! There are 22 players in the roster and all wanna play, but not always is possible to rotate them, specially if management want to win strikingly! I don’t understand: all teams are convinced they are the best and surely will win! This is the reason because so many coaches are fired! At same time I can’t understood how my players can fail an easy score! For me was so “natural” to score, I not often failed an opportunity! But now I fell better, I have more patience!!

HT: Who has been your role model ever since you started coaching?

MS: I haven’t a role model, but I keep in touch with former Italian league’s players: Zanatta,Orlando,Jim Boni, Bill Stewart, Sean Simpson) or from each coach of those I had in Asiago I try to take the best (Ron Kennedy,Pierre Page, Benoit La porte, Lance Nethery).

HT: We know that you are really attached to the city of Asiago and you have been seen there so many times, what are the main reasons of your love for this place? Do you still keep in touch with a lot of friends who live there?

MS:Main reason is my wife and my man Friday, Katia Valente, is from Asiago and grandparents want to stay with our daughters, Megan (8 ) born in Cardiff and Angelica (18 months) born in Asiago. We have many friend in Asiago and when we are there, there is a lot of fun and we chat about good old times.

HT: Do you still follow the Italian league?

MS: Yes, but just on web or phoning sometimes with Renato Tessari, Tony “Tola” Rigoni, Martin Pavlu, Adolf Insam e Moe Mansi

HT: What is your opinion on our ice hockey league?

MS: As said, I didn’t follow directly the league so I can’t judge the level. I think our teams have bigger roster, many teams play with 4 lines and here the play is very technical

HT: Would you like to coach an Italian ice hockey team?

MS: If I have the right chance, for sure! Sooner or later it will happen

HT: Have you ever been contacted by any of the Italian ice hockey teams?

MS: Yes, before to move here, Vipiteno contacted me

HT: We believe that you really like Denmark since you have been living there for a couple of years, so let’s just try day-dreaming…you receive a phone call from Team Asiago and they ask you if you want to coach their hockey team: would you accept the offer or would you decline it because coaching in a place where you have lots of friends might worry you a littlebit?

MS: For sure!!! And I don’t scare I try to keep the right distances and don’t mix professional side with friendship

HT: Thank you very much for your time and for your availability in answering these questions…and good luck for your coaching career Mr Simioni!