I 90 anni dell’hockey a Milano – Ritirata la maglia di Agazzi

di Marco Depaoli

La Milano dell’hockey ha festeggiato ieri sera i suoi primi 90 anni nella solita indifferenza sportiva di una città troppo impegnata a parlare della sconfitta del Milan ad Udine.
S’è mostrata con orgoglio la piccola grande comunità di questo sport glorioso, fatto di sacrifici, sorrisi e lacrime, lunghe trasferte in pullman e freddo nelle ossa, pochi soldi e grande cuore. Erano rappresentati su quel palco quei 9 decenni, tante maglie e un arcobaleno di colori e simboli, nomi di grandi campioni ed onesti gregari che ancora oggi sono in grado di far scendere dagli occhi qualche lacrima, anche da chi di loro ne ha solo sentito parlare.

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Il ricco palmares

E’ la prima volta che vengono dati in pasto ai calorosi applausi e cori dei tifosi, di ieri e di oggi, quei guerrieri di allora che incrociavano le stecche quando come parastinchi si legava la prima cosa imbottita che capitava e di caschi nessuno ne sentiva la necessità, un vezzo pure tra i portieri. «Ho 150 punti in faccia» è il bottino di un orgoglioso Giampiero Branduardi sul palco, l’ultimo tassello rimasto della leggendaria linea “abc” assieme agli amici Tino Crotti e Giancarlo Agazzi. Proprio quest’ultimo è stato ricordato più di tutti, soprattutto negli anni di decadenza quando comandavano Cortina e Bolzano, per il fatto che con il suo lavoro tra i ragazzi ha tenuto insieme i cocci della Milano hockeystica nelle fredde mattine del Saini, per non perdere quel patrimonio culturale che negli anni 80 ha permesso di ricreare un mito e riportare ben presto alla ribalta le squadre sotto la Madonnina.

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Giampiero Branduardi e Kim Gellert

L’attuale presidente del Milano Rossoblù, Ico Migliore, egli stesso nella Hall of Fame meneghina, ha colto l’occasione della festa per ritirare ufficialmente la sua maglia. «Nessuno più a Milano indosserà quel numero 10». Lo ha ricordato anche il nipote Marco Favalli, presente nella conquista dello Scudetto con la S maiuscola, quello del Milano Saima nel lontano ma indelebile nella memoria 1991. Uno dei più applauditi, lui che in quegli anni non avrà molto visto il ghiaccio ma ha avuto la fortuna di condividere lo spogliatoio e la pista90milano_oldtimers_5 con tanto ben di dio. «La figura di Agazzi è stato un importante riferimento per me», il pensiero condiviso dal palco del presidente Migliore, «già da quando ho iniziato a Torino».
E’ passata un’eternità da quel 10 marzo 1924 quando s’è costituito l’HC Milano, con dei folli sognatori che cominciarono a trovarsi in un Piranesi nuovo di zecca legandosi ai piedi dei pattini rudimentali, impugnando dei bastoni di legno pesante e una maglia blu scuro quasi nero, con in mezzo una grande “M” bianca. Quella maglia che i giocatori rossoblù di oggi hanno indossato sabato in gara uno di play-off contro il Vipiteno. Una maglia minimalista come lo è il classico appassionato di hockey, a cui per essere richiamato al palaghiaccio ogni settimana non servono tanti flonzoli americaneggianti, ma basta un disco che scivola su un ghiaccio tagliato dalle lame inseguito da dei ragazzi con quella “M” sul petto. Forti o scarsi che siano.
90milano_oldtimers_2A uno a uno hanno sfilato sul palco giocatori di ogni epoca, dall’85enne Gilberto Nardi, passando per Cesare Tadini, Rosario OrianaErnesto Paracchini, Guido Radaelli, Salvatore Guccione e Carlo Signorini. Facce che frequentando l’Agorà si vedono spesso, ma che in pochi sanno essere stati anelli importanti della storia dell’hockey a Milano. E poi via via i più recenti condottieri del grande ciclo Vipers, Scott Beattie, Pat Lefebvre, Andrea e Matteo Molteni, Alessandro Rotolo e Michele Strazzabosco sceso con la famiglia direttamente da Asiago. In mezzo quei giocatori del bengodi degli anni 90, il portiere Marco Allevato e Kim Gellert, che ora come Ico Migliore continua la tradizione del Milano 90milano_oldtimers_7attraverso la progenie. «Mio figlio Alex – è riuscito a dire Gellert dal palco tra i cori che non sentiva dai tempi del Forum di Assago – quest’estate ha avuto l’offerta di altre squadre anche più forti ma ha detto che voleva giocare ad hockey dove è nato. A Milano».
Prima della carrellata di saluti registrati via video, da Iaquinta a Zanier, Vairo, Uvaev, Fiore, Priondolo… anche il ricordo di Favalli a chi non c’è più. Tra cui Guido Tessari, l’autore del gol della promozione in serie A nel 1988.

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