Delle vacanze veramente hockey: Pola e l’Arena Ice Fever MMXII

Concludiamo il ciclo di articoli “vacanzieri” parlando di una località che mai avremmo avuto l’occasione di accostare all’hockey su ghiaccio, se non per un evento o una personalità in particolare. L’evento in questione si terrà nel prossimo weekend, organizzato dal KHL Medvescak di Zagabria, e si chiama Arena Ice Fever MMXII. La città è invece Pola, il centro più importante dell’Istria e “stupor della Provincia, gioiello delle città più nobili” secondo i Veneziani, già nel XVI secolo.

Una premessa: se nel vostro immaginario Pola è una specie di “Roma in miniatura” in riva al mare, con l’Arena a dominare il centro storico e le numerose porte, rovine e testimonianze romane e veneziane sparse in ogni angolo della città… ne rimarrete sicuramente delusi. A causa della sua posizione favorevolissima, all’estremità meridionale della penisola d’Istria, protetta dalla terribile bora da dolci colline e dalle mareggiate da un’infinità di isole e isolette, Pola è sempre stata una città di mare. Questo ne ha favorito l’espansione già al tempo dei romani e ne ha fatto una località frequentatissima nel corso dei secoli; ma l’incremento dei traffici, specialmente nei secoli diciottesimo e diciannovesimo, ha anche richiesto un impianto portuale enorme e, per molti versi, devastante. Tuttavia, le tracce del ricco passato della città ci sono, alla luce del sole, seppur conservate in maniera approssimativa: romani, franchi, austriaci, la Serenissima e il Patriarcato di Aquileia, tutti hanno lasciato un’impronta indelebile nel cuore della città.

L'Arco dei Sergi, o Porta Aurea, con le iscrizioni alla memoria dei tre patrizi


La visita alla città non può che partire dalla celeberrima Arena, di cui noi tuttavia parleremo più avanti. Iniziamo invece dalla Porta Aurea, uno dei rarissimi archi privati romani sopravvissuti nel corso dei secoli: di solito innalzati per esaltare Imperatori e alti generali, alcuni archi venivano invece costruiti dai patrizi per commemorare i parenti. Questo, in particolare, venne dedicato a tre Sergi (Lucio Sergio Lepido, Gneo Sergio e Lucio Sergio) da Salvia Postuma. Ancora ben visibili le decorazioni e i bassorilievi che lo ornavano. Un’altra porta notevole è la Porta Gemina (gemella), della fine del II secolo, anticamente probabile accesso ad un teatro; la vicina Porta Ercole è, secondo molti storici, l’edificio più antico della città, risalente alla metà del primo secolo. Il tempio romano alla Dea Roma e all’Imperatore Augusto, contemporaneo alla Porta Ercole, è stato ricostruito dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando venne pressoché raso al suolo da una bomba. Per gli appassionati di storia, vale la pena visitare il Museo Archeologico e il retrostante teatro romano; per chi preferisce godere del particolare panorama della città, con l’Arena da una parte e le gru del porto dall’altra, c’è l’anonimo Castello a poca distanza.

Resti romani sulle isole Brioni

Un capitolo a parte merita il sensazionale arcipelago di Brioni, formato da 14 isole e isolette sparse su una superficie di più di 700 ettari. Sulle varie isole si trovano diversi resti romani, bizantini e veneziani, ma è sull’isola di Brioni maggiore, la più grande dell’arcipelago, che si concentrano le rovine meglio conservate, assieme ai ruderi del Castrum bizantino, ville venete,  giardini botanici e persino un piccolo parco safari.

Nonostante la straordinaria bellezza delle isole Brioni,l’anfiteatro

Le mura dell'Arena, viste dall'interno

romano è da sempre il simbolo di Pola, immagine da cartolina e fiore all’occhiello della città. Costruito a cavallo dell’anno zero, al tempo di Augusto, è unanimemente ritenuto l’anfiteatro dalla cinta muraria meglio conservata al mondo. Secondo gli storici anticamente l’arena poteva contenere circa ventimila persone ed era dotata di un sistema di teli per riparare gli spettatori dal sole. Costruito sfruttando le vicine cave di pietra d’Istria, l’anfiteatro seguì le sorti della città, venendo progressivamente abbandonato nel corso dei secoli tanto che, nel 1583, il Senato veneziano propose di smontarlo e trasportarlo in veneto, per ricostruirlo e riportarlo allo splendore originario. L’ambizioso progetto venne tuttavia abbandonato grazie anche all’intervento del generale veneziano Gabriele Emo, alla cui memoria è posta un’iscrizione proprio sulla cinta muraria dell’anfiteatro. L’arena come la vediamo ora è frutto di un intenso restauro di epoca napoleonica; attualmente un ulteriore progetto di restauro, della durata di circa vent’anni, è in pieno svolgimento.

In occasione dell’Arena Ice Fever MMXII, all’interno dell’arena troveranno posto più di settemila spettatori, disposti su tre livelli di tribune. Le partite Zagabria – Lubiana (venerdì) e Zagabria – Vienna (domenica) si giocheranno su una pista di 57×26 metri, spessa 6 cm, mantenuta a 12 gradi sottozero da speciali attrezzature, il cui peso complessivo supera le cinquanta tonnellate.