Ricordo di tre campioni.

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A pochi giorni dall’inizio delle Olimpiadi di Torino, l’hockey italiano perde uno dei suoi ultimi pionieri. Si è spento nella sua casa di Alassio, Franco Rossi, giocatore dell’HC Milano e della nazionale negli anni ’30 e ’40. Sei volte campione d’Italia con la formazione meneghina (1937, 1938, 1941, 1947, 1948, 1950), 48 volte nazionale (esordì contro gli USA il 3 febbraio 1934), Rossi partecipò a tre Mondiali e alle Olimpiadi di Garmisch-Partenkirchen del 1936 e a quelle di St Moritz del 1948. Successivamente fu anche presidente dell’HC Bocconi e dell’HC Ambrosiana.
Negli ultimi mesi purtroppo altri nomi importanti della storia dell’hockey italiano ci hanno lasciato. Lo scorso 30 giugno è venuto a mancare Nebby Thrasher, due volte campione d’Italia con la maglia del Cortina (1957 e 1959). Wilfred all’anagrafe, come riportato dal Timmins Time, giornale della città dell’Ontario in cui l’ex dinosauro era nato il 29 giugno del 1927, Thrasher passò buona parte della sua carriera in Europa, dove arrivò nel 1952, per giocare nella Scottish League con i Falkirk Lions, prima di passare ai Fife Flyers con cui nel 1955 mise a segno 24 goal e 34 assist in 39 incontri ufficiali. Si è invece spento il 5 dicembre William Billy Cupolo, campione d’Italia con l’HC Milan-Inter nel 1955 e membro della storica linea con George Beach e Lea Hardy che si alternava sul ghiaccio ad Agazzi-Branduardi-Crotti. Padre di Steve, in Italia sul finire degli anni ’70 con i Diavoli e poi Asiago, e di Mark (Valpellice, Asiago, Varese, Brunico, Fassa), Billy Cupolo giocò nei Boston Bruins nel 1944-45 con 11 goal e 13 assist in 47 partite di regular season. Dopo una lunga carriera spesa nelle minors canadesi e americane, si era trasferito in Italia dove si era occupato di far crescere il movimento in vista delle Olimpiadi di Cortina, reclutando anche giovani oriundi da portare in nazionale. Come si legge sul Toronto Star dell’1 febbraio 1956: “… quasi sempre quando trovi giocatori di origine italiana, i loro genitori spingono perché tornino in Italia per dimostrare le loro capacità […] c’è un ragazzo di Timmins, nell’Ontario, che si chiama Flo Guarda, ha uno zio a Milano che è diventato il suo pià grande fan, anche se non sapeva neanche cosa fosse l’hockey prima che suo nipote arrivasse…”.

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