Faccia a faccia tra Jim Corsi e Thomas Larkin

Incontro storico tra il glorioso passato dell’hockey ed il futuro made in Varese nella sede dell’Athleia Sport-Lab di un altro ex giallonero ed ex portiere, Claudio Pucci.

Thomas Larkin e Jim Corsi si sono conosciuti quattordici anni fa al primo Camp di allenamento dell’”Accademia per sviluppo hockey” dedicato alle giovanili, al quale partecipò il giovanissimo Tom.

Corsi:

“Spesso qualcuno dello staff di Buffalo mi chiedeva se era vero ciò che si diceva di Larkin. Gli ho confermato delle ottime doti di giocatore e loro mi vollero sapere se fosse libero.  Sarebbe venuto con i Sabres se non fosse stato poi draftato da Columbus quattro anni fa.  Essendo il primo italiano scelto al draft NHL, posso tranquillamente affermare che è difficilissimo già essere uno dei due/trecento ragazzi selezionati per il draft stesso. La concorrenza è spietata visto che non ci sono solo i giocatori americani e canadesi, ma arrivano da tutte le parti del mondo. Non essendoci i ‘cartellini’ non si ha una posizione personale. Teniamo conto che  Thomas aveva solo 18 anni al momento del draft, quindi ancora più apprezzabile. Lui ha deciso di espatriare negli Stati Uniti all’età di 14 anni e quindi ha avuto la possibilità di migliorarsi nel gioco. Per migliorarsi bisogna giocare tanto e il numero delle partite che si disputano nel campionato italiano contro le stesse squadre non sono sufficienti per far maturare i giovani. Ecco perché per Larkin la scelta americana è stata quella giusta”.

ThomasLarkinLarkin, laureatosi quest’anno in economia, ha lasciato la sua formazione dell’Università di Colgate. Attualmente è uno dei giocatori nel roster degli Springfield Falcons (American Hockey League), farm team della franchigia NHL dei Columbus Blue Jackets e potrà essere chiamato in qualsiasi momento a giocare in NHL.

Corsi:

“Ora Larkin gode del vantaggio di poter esser chiamato in NHL e ritornare in AHL a Springfield senza limitazioni e senza il timore di non aver più il posto fisso in squadra. Spesso capita che i giocatori non  passino da una squadra all’altra solo per motivi logistici, ma poi se uno è bravo questi motivi non esistono più”.

 

Parlando con Larkin del suo esordio con i Springfield Falcons, il giocatore varesino afferma di essere estremamente soddisfatto della sua prima esperienza da giocatore professionista; sette partite ed una rete sono le sue prime statistiche in AHL.

Larkin:

“Effettivamente è stata una breve apparizione, ma il tutto è dovuto al fatto che dovevo prepararmi per la laurea. In accordo con la società ho dato precedenza agli studi e non ho giocato nella fase dei playoff. Non sono assolutamente stato tagliato, anzi proprio lo staff dei Falcons mi ha spronato a laurearmi, considerato che mi mancava veramente poco. I due allenatori Brad Larsen e Nolan Pratt mi hanno aiutato molto in questo salto di qualità e mi hanno già anche preparato a ciò che dovrò fare nella prossima stagione, soprattutto nel modo di giocare che è molto diverso dall’hockey universitario”.

Corsi:

“Giocare in AHL è molto più dura. Si possono anche giocare quattro partite in cinque giorni”.

Corsi LarkinLarkin:

“Certo è capitato che in due fine settimana consecutivi abbiamo giocato venerdì, sabato e domenica. E’ molto importante preparare il proprio fisico durante l’estate per poter poi affrontare una stagione così impegnativa con quattro/cinque partite a settimana. La città di Springfield (stato di Massachusetts, ndr) è ubicata in una posizione strategica per le trasferte con le squadre della AHL che non sono lunghissime: si parla di al massimo tre ore di autobus”.

Corsi:

“Il Direttore Sportivo dei Buffalo Sabres è Jon Christiano, ex assistente allenatore del Varese nel primo scudetto e collaboratore anche della Nazionale Italiana. Io e Jon parliamo spesso di Larkin, perché è motivo di orgoglio tra noi due che abbiamo l’Italia nel cuore. Christiano è andato anche a vederlo giocare e mi ha assicurato che Tom ha tutte le carte in regola per giocare in NHL. Il percorso  dall’hockey universitario alla AHL per poi approdare in NHL si traduce in un’unica constatazione: lavorare sodo. Posso affermare che Larkin avrà un’unica possibilità di sfondare nella lega professionistica. Tom dovrà prestare attenzione perché è molto facile che qualcuno lo possa superare anche di un soffio.  Ci sono tanti giocatori che arrivano ad un passo dalla NHL, ma non riescono ad esordire. Hard work – lavoro duro: ma cosa significa? significa applicarsi a ciò che si sta facendo costantemente ad alti livelli senza mai avere delle flessioni negative di rendimento, e Thomas sta facendo tutto questo”.

Larkin:

“Sono consapevole di ciò che dovrò affrontare. Mi aspetta una stagione molto impegnativa. Ora riparto subito per gli Stati Uniti dove mi aspetta il camp estivo di allenamento con gli Springfield Falcons. Per quanto riguarda l’Hockey Club Varese mi spiace tanto non poter vedere le maglie giallonere poter giocare nella massima Serie. Ho parlato spesso con giocatori che sono passati da Varese. Quando avevo ancora quindici anni venivo a vedere la Serie A: Pat Iannone, che gioca ancora in Nazionale, mi ha spesso confessato che se si dovesse fare una squadra di alti livelli a Varese, lui sarebbe disposto a tornarci, perché i Mastini e suoi tifosi sono unici. Iannone ha giocato in tutta Italia, nella città giardino si è trovato benissimo.
Spero vivamente di riuscire ad approdare in NHL: prometto che il mio primo goal in NHL verrà dedicato a Varese. E poi chissà? A fine carriera tornerò a casa a Varese”.