Barbara Croce, storia dell’hockey bellunese

Quando l’hockey femminile ha cominciato a uscire dalla semiclandestinità e a organizzarsi nei primi campionati italiani Barbara Croce è stata tra le prime giocatrici a rispondere all’appello. Nata il 16 dicembre 1970, attaccante di stecca destra (163 cm per 51 kg), già 20 anni fa sapeva pattinare molto bene e il passaggio all’hockey è arrivato quasi spontaneo. Per 9 anni ha vestito la maglia del Valbelluna e non ha mai ceduto alle lusinghe delle “rivali” di sempre dell’Agordo fino all’estate 2001 quando dopo la chiusura della formazione del capoluogo bellunese è passata giocoforza alla corte di Milos Kupec, vincendo subito lo scudetto in una seconda linea tutta ex Valbelluna con Da Rold e Viel. In giallonero ha militato per altri 8 anni conquistando un titolo dietro l’altro e girando la Mitteleuropa per il torneo EWHL. 
Negli ultimi anni il campionato italiano di hockey su ghiaccio non ha offerto gran che, pertanto Barbara Croce ha intercambiato i pattini da ghiaccio con quelli di in line: 2 stagioni a Spinea e l’ultima a Padova per il primo campionato femminile di categoria. Con lei nei Ghosts le compagne del ghiaccio Manuela Friz, Nicole Caldart, Eleonora Dal Prà, Sabrina Viel e Clara Vallazza.

Non poteva mancare la chiamata in nazionale con la quale per parecchi anni ha girato l’Europa, partecipando tra le tante ai mondiali in Romania nel 2001 e lo scorso settembre in Lettonia per le pre-qualificazioni olimpiche.
Sportiva a 360 gradi, Barbara s’è divisa tra l’hockey e il calcio, militando nel BellunoPontalpi dove ha allenato una quindicina di bambini, essendo istruttrice di educazione fisica.

Per quale disciplina ti senti più dotata e quale ti appassiona di più?

Gioco ad hockey da 17 anni, il calcio è stato sicuramente affrontato a livello amatoriale. Cmq pratico molti altri sport, per divertimento e per mantenermi in forma: vado in bici, in montagna, qualche volta ad arrampicare, nuoto. L’hockey è stato l’impegno agonistico più serio, fino ad ora.

Hai allacciato i pattini quando il movimento rosa hockeistico muoveva i primi passi. Cosa ricordi di quel periodo “pioneristico”?

Beh, all’inizio è stato molto divertente, tutte le cose nuove affascinano. Il movimento era all’inizio ma sinceramente c’era più entusiasmo, qui in provincia di Belluno c’erano 4 squadre, adesso solo una! E’ sempre più difficile creare interesse per lo sport nei giovani.

Quando negli anni ’90 si sviluppò l’hockey rosa, il suo feudo l’aveva infatti nel bellunese con l’Alleghe, l’Agordo, il Feltre e il Valbelluna. Oggi l’Agordo fatica a reclutare un numero di giocatrici che ai tempi formava solo una delle 4 squadre.

Cosa ne pensi di questo disinnamoramento anche delle ragazze bellunesi verso l’hockey?

Credo che in generale le ragazze facciano fatica ad avvicinarsi allo sport, non solo all’hockey, non vogliono fare fatica, avere impegni, ecc…

Barbara CroceCosa ha portato alla chiusura del Valbelluna?

Purtroppo il palaghiaccio ha chiuso i battenti perché le serpentine dovevano essere sostituite ed il comune non aveva al tempo i soldi necessari e probabilmente neanche l’interesse per tenerlo in funzione.

A quanti scudetti sei arrivata?

Sai che non lo so? Dovrei guardare le medaglie, comunque con il Belluno siamo arrivate al massimo seconde, l’Agordo ha vinto 10 scudetti, io ero presente a 5, mi pare.

Quanto è stato importante per voi l’appuntamento europeo della Champions e soprattutto dell’EWHL?

Confrontarsi con le squadre degli altri paesi è veramente positivo, da ogni squadra ed ad ogni partita puoi imparare qualcosa, veramente belle esperienze. Il prossimo anno non so, parlano di iscriverci ad entrambe ma bisogna vedere il budget della Società.

Notizie dell’ultima ora parlano del ritorno dell’Agordo in EWHL, come di un allargamento del campionato a 5 squadre.

Qual è il tuo ricordo più bello della tua carriera hockeystica? 

Le semifinali tra Belluno e Agordo ai play-off scudetto, un vero derby! Divertente.

La festa dello scudetto 2002 dell'Agordo

La festa scudetto 2002 dell'Agordo, al primo anno agordino di Barbara Croce (in alto a destra)

C’è un momento che non avresti voluto vivere?

No, alla fine tutti i momenti ti aiutano a crescere.

Riesci a conciliare bene sport agonistico e vita privata?

Sì, non ho problemi.

Com’è cambiato, se è cambiato, il pregiudizio che subisce una ragazza che gioca a hockey?

Io non ho mai trovato grossi pregiudizi negli altri, o meglio, solo le persone ignoranti ne hanno! Generalmente sono magari incuriositi, ma apprezzano.

Sei tifosa di qualche squadra hockeistica e non?

Beh, seguo certamente le squadre bellunesi, Alleghe e Cortina, ma non sono una tifosa esagerata.

Forse quest’anno s’è toccato il fondo, minimo storico di partite giocate in una stagione e stesso campionato italiano a rischio con la partecipazione del Bolzano in extremis. Voi giocatrici come lo affrontate questo “vivere alla giornata” e queste poche ore sul ghiaccio?

E’ sicuramente stato un anno negativo per l’hockey femminile. Io all’inizio ci sono rimasta molto male, poi ho accettato la cosa e non me la sono presa più di tanto, ho altri progetti.

Come vedi il futuro tuo e del movimento in generale?

Io, come ti dicevo, ho altri progetti in testa, continuerò a giocare ma non voglio più che sia un impegno eccessivo, poi è giusto dare spazio alle giovani. Per quanto riguarda il movimento la vedo dura, se non si muoverà qualcosa.