Italia-Danimarca: peggio di un incubo…

di Alessandro R.

Italia-Danimarca 2-6 (0-3, 1-1, 1-2)
Green, Staal, Hansen, Nielsen, Cirone (I), Fontanive (I), Damgaard, Degn

QUEBEC CITY – Dopo la sconfitta contro la Russia, ed in attesa dell’altro proibitivo match contro la Repubblica Ceca, l’Italia si giocava stasera la permanenza nell’elite mondiale contro la Danimarca; anzi, volendo essere ottimisti, stasera c’era in palio il passaggio del turno. La questione non cambia comunque, perchè l’Italia ha fallito entrambi gli obiettivi, riservando la sfida decisiva, quella senza appello, agli spareggi (probabilmente con la Francia): ironia della sorte, visto il risultato odierno tra Repubblica Ceca e Russia (4-5 dopo i supplementari), non basterebbe neppure una vittoria (alquanto improbabile) contro i fortissimi cechi per mantenere vive le speranze…
Che la serata non sia una di quelle giuste lo si vede fin dall’inizio: dopo appena 5 secondi Helfer “cicca” un disco davanti allo slot, mettendo subito in apprensione il suo portiere Tragust. L’Italia continua, poi, a rilento, concludendo regolarmente le proprie azioni in liberazione vietata: di tutt’altro tipo il piglio dei danesi, che impensieriscono fin dalle prime battute la gabbia azzurra. L’incontro, come logica conseguenza, si sblocca ben presto: al 3.54 il disco non si decide ad uscire da dietro la gabbia azzurra, conteso da Staal, Madsen, Signoretti e Lorenzi; ad un certo punto schizza fuori ma finisce sulla stecca di Green, che ben appostato di fronte a Tragust lo fulmina con freddezza. Reazione inesistente dell’Italia che, anzi, in situazione di inferiorità numerica (fuori Lutz) incassa il secondo gol ad opera di Staal. Neppure il raddoppio scuote gli azzurri, che vedono scapparsi gli avversari che mettono a segno la terza rete: le disattenzioni difensive (e le conseguenti penalità), mettono in condizione la Danimarca di giocare un doppio powerplay e di finalizzarlo grazie alla deviazione sotto porta di Hansen. L’Italia è in balia degli avversari e Goulet si vede costretto a sostituire un Tragust non colpevole, se non forse nel secondo gol, ma ormai con il morale a pezzi. Neppure due power-play servono a rilanciare l’Italia, che si trascina all’intervallo senza sussulti degni di nota. Nel secondo tempo la musica non cambia. Dopo l’ennesimo powerplay non sfruttato (o potremmo dire non giocato), la superiorità numerica è per i danesi che, a differenza degli azzurri, la sfruttano al massimo: la rete è di Nielsen, che dalla blu trafigge Hell con un potente tiro. La manovra italiana non riesce a dipanarsi, ben imbrigliata dalle rapide ripartenze e dall’efficiente manovra danese. La pressione non accenna a calare ed al 32.21 Hell è chiamato a superarsi per mantenere accettabile il passivo. Qualcosa comincia a girare tra gli azzurri, che cercano finalmente di mostrare più gioco di quello fatto vedere finora. Ci provano Fontanive, Ramoser ed Ansoldi, ma Hirsch fa buona guardia e respinge tutti i tentativi. Che qualcosa sia cambiato è ben chiaro al 37.48, quando finalmente Cirone trova il giusto pertugio tra i gambali del portiere danese. Il terzo periodo parte stancamente, con i danesi attenti a non sbilanciarsi e concedere spazi fatali, e gli azzurri alla ricerca disperata di altri gol per riaprire la contesa. Con la rete di Nicola Fontanive (37.09) sembra che il sogno cominci a maturare ed avvicinarsi; le speranze si spengono però tutte solo 3 minuti più tardi, quando Damgaard -rientrato dalla penalità- raccoglie il disco e si lancia da solo verso Hell, freddandolo con un preciso tiro sul quale il portiere azzurro, chiamato ancora agli straordinari, non può nulla… C’è ancora tempo per 10 minuti di penalità ai danni di Chitarroni, ma soprattutto per il 6-2 di Degin (56.03) che trova il pertugio ideale per segnare.

Una squadra da elettroencefalogramma piatto per quasi due tempi, finisce quarta matematicamente con una giornata di anticipo: la nostra finale è rimandata a giovedì, quando contro la Francia non sarà più possibile sbagliare. Nessuno vuole credere che la vera Italia sia quella che abbiamo visto stasera: poca convinzione, concentrazione, poca cattiveria e voglia di vincere… Stasera la fame l’avevano i danesi; contro la Francia (o altri, dipende da chi sopravvive alla fase a gironi) ai nostri ragazzi saranno richiesti i famosi “eyes of tiger", per poterci fare dei galletti (o chi per loro) un sol boccone.