Mondiali Div. 1A: i precedenti con Polonia ed Ungheria

Per un ventennio, quello dal 1961 al 1981, la Polonia si rivelò bestia nera della Nazionale italiana; in questo lasso di tempo la formazione dell’est s’impose in quattro occasioni realizzando 25 reti a fronte di 6 subite. Il buon momento dell’hockey polacco di quegli anni aveva consentito ai polacchi di partecipare alle ultime tre edizioni delle Olimpiadi (e successivamente per altrettante) e a sette Mondiali di Gruppo A, quando le partecipanti erano notevolmente meno di quelle di oggi, riuscendo a battere in quelli casalinghi del 1976 l’U.R.S.S. a Katowice.
Gli Azzurri interruppero la striscia negativa ai Mondiali di Gruppo B di Ortisei, in quella magnifica cavalcata che portò il Blue Team a raggiungere l’accesso nel Gotha dell’hockey dopo ventitré anni. Il confronto con la Polonia fu programmata alla terz’ultima giornata. Alla vigilia Ron Ivany, assistant coach di Dave Chambers, non volle esprimersi sulla formazione capitanata da Jerzy Potz, retrocessa nel 1979 ai Mondiali di Mosca (a quei tempi negli anni olimpici le rassegne iridate non si disputavano), limitandosi ad analizzare sulle colonne della Gazzetta dello Sport, le prestazioni degli Azzurri:

“La squadra sta giocando molto bene, col cuore soprattutto, si difende bene, non subisce il gioco avversario, ma anzi impone il suo, fatto di pressing instancabile a tutto campo. Ciò dimostra anche che i ragazzi sono forti sul piano atletico e tengono bene lo sforzo per tutta la gara. Con la Polonia? Vedremo”.

Le due Nazionali si giocavano la supremazia del raggruppamento: l’Italia scese sul ghiaccio forte degli otto punti guadagnati nei giorni precedenti, contro i sette degli avversari. Il goal lampo di Cary Farelli dopo appena 12” dall’ingaggio iniziale fu annullato dall’errore di Gino Pasqualotto che innescò il contropiede di Andrzej Zabawa concluso con un velenoso diagonale; gli Azzurri rialzarono la testa nel finale del primo tempo con l’iniziativa personale di Steve Cupolo. La gara aumentò d’intensità nella frazione centrale: Jim Corsi si tramutò in saracinesca (quando battuto fu il palo ad impedire la marcatura a Leszek Kokoszka), mentre il resto della squadra non patì l’assenza di Rick Bragnalo, spedito per 10’ nel penalty box, riuscendo ad allungare con il contropiede di Cupolo lanciato da Bert Di Fazio. Ad inizio terzo tempo John Bellio mise definitivamente in ginocchio una coriacea Polonia con un tiro dalla lunga distanza imprendibile per Pawel Lukaszka, subentrato a Henriyk Wojtynek dopo il secondo goal di Cupolo.
Il successo spianò il cammino dell’Italia che tre giorni più tardi centrò l’obiettivo promozione.

Budapest non ha sancito solo due promozioni della Nazionale italiana in Top Division nel 2011 e 2013 a scapito degli ungheresi battuti in entrambi i tornei iridati, ma è stata anche la sede del primo confronto assoluto tra Ungheria e Italia.

Anno di grazia 1929: la Federazione magiara fu designata ad organizzare i tredicesimi campionati europei, la FISG decise di parteciparvi nei primi giorni di gennaio designando Francesco Roncarelli, il primo italocanadese dell’hockey nostrano, nel duplice ruolo di Commissario Tecnico e capitano della Nazionale italiana. Inserita nel Girone C, l’esordio avvenne contro i padroni di casa il 28 gennaio: la Gazzetta dello Sport li descrisse avversari duri, “tecnicamente, salvo un giocatore, inferiori ai nostri”, capaci di combinare assai bene e pericolosi nelle discese; grazie ad una di esse, nel primo tempo Géza Lator superò Enrico Calcaterra. Lo svantaggio impose al Blue Team una prestazione di temperamento: trascinati da Roncarelli, ribaltò il punteggio grazie ad una sua doppietta e ad una difesa fortificatasi negli ultimi due periodi.