Qualificazioni olimpiche: il precedente di Riga

La Nazionale italiana torna a giocarsi la qualificazione olimpica a Riga a distanza di dodici anni e mezzo; gli avversari per due terzi saranno gli stessi: oltre ai padroni di casa della Lettonia, ci sarà da affrontare ancora l’Ungheria, mentre al posto dell’Ucraina, gli uomini di coach Ireland affronteranno la Francia.

Come andò per l’Italia il torneo, che qualificava la vincente a Vancouver 2010, disputato tra il 5 e l’8 febbraio 2009?
I favori del pronostico erano tutti per i lettoni, avvantaggiati dal fattore campo e dal maggiore spessore tecnico. La Federazione italiana, chiusa la paretesi Mickey Goulet conclusa con la retrocessione ai Mondiali di Top Division canadesi, affidò la guida della Nazionale a Rick Cornacchia, il quale convocò un mix di giocatori veterani e di buon talento, seppur con esperienza internazionale limitata: tra i pali il coach italocanadese scelse Thomas Tragust, Adam Russo e Günther Hell. La difesa era formata da Christian Borgatello, Michele Strazzabosco, Armin Helfer, Steve Gallace, Carter Trevisani, Trevor Johnson e Stefano Marchetti. L’attacco si appoggiava sulle capacità di Luca Ansoldi, Giulio Scandella, Nicola Fontanive, Roland Ramoser, Pat Iannone, Giorgio De Bettin, Manuel De Toni, Jonathan Pittis, Mario Chitaroni, Thomas Pichler, Mike Souza, Luca Felicetti e Anthony Aquino.

Il quadrangolare fu aperto dalla sfida tra Italia e Ucraina: nel primo tempo la partita rimase in equilibrio fino al 15’, le penalità comminate a Carter Trevisani (gancio con bastone) e Michele Strazzabosco (carica alla balaustra) consentirono a Sergi Varlamov di sbloccare il punteggio in doppia superiorità. La reazione degli Azzurri stentò a materializzarsi e la manovra risultò macchinosa; dalla parte opposta gli uomini di coach Olegs Znaroks allungarono tra il 53’ e il 55’ con il secondo goal personale di Varlamov e quello di Oleksandr Materikhin. Al 56’ l’uno-due di Scandella e Ramoser riaccesero le speranze di aprire il match, tuttavia neanche il sesto uomo di movimento, inserito al 13” dalla sirena, servì a centrare l’obiettivo.
 
Se il Blue Team voleva essere la sorpresa del torneo e giocarsi la qualificazione nell’ultima partita contro la Lettonia, la sconfitta complicò i piani. I padroni di casa, invece iniziarono col piglio giusto battendo 7-3  l’Ungheria di coach Pat Cortina.
Proprio i magiari furono gli avversari successivi, per mantenere vive le probabilità di promozione il successo era d’obbligo: ad Ansoldi e Aquino bastarono 35”, quelli intercorsi tra il 13.42 e 14.17 per incanalare la gara sui binari della vittoria. Tra il secondo e il terzo tempo Pittis, in powerplay e Chitaroni (l’ultimo grande italo della seconda generazione di oriundi visti in Italia), in inferiorità, chiusero i conti. Alla prestazione degli Azzurri mancava solo il sigillo dello shutout di Russo (preferito per l’occasione a Tragust), negato al 58.49 da Bence Svasznek. La Lettonia continuò il suo cammino piegando anche l’Ucraina 4-2.

A fine partita il coach dichiarò al nostro microfono:

“Finalmente hanno giocato senza timore dell’avversario – spiega Cornacchia –.  Nel primo tempo della partita contro l’Ucraina, i miei attaccanti avevano paura di presentarsi davanti al portiere avversario. Sì, hanno giocato molto contratti e ne abbiamo pagato le conseguenze. Stamattina nel briefing quotidiano ho cercato di incoraggiare i ragazzi. Ho spiegato loro di non aver paura dell’avversario e di cercare di avere più fiducia in se stessi. Mi hanno ascoltato ed abbiamo giocato una buona partita. Oggi finalmente hanno “rotto il ghiaccio” in tutti i sensi.”

Dopo aver ripreso fiato nel giorno di riposo, la Nazionale italiana scese sul ghiaccio contro i lettoni nella bolgia dell’Arena Riga, gremita in ogni ordine di posto. Galvanizzati dai propri tifosi i padroni di casa raggiunsero il doppio vantaggio già dopo 10’ di gioco, grazie a Girts Ankipans e Martins Cipulis in powerplay. Gli Azzurri provarono ad invertire la rotta nella frazione centrale, tuttavia non fecero i conti con Sergejs Naumovs, ex goalie del Bolzano, che si erse a saracinesca parando le tredici conclusioni verso lo specchio della sua gabbia. Al 34.04 la Lettonia fu costretta a giocare in inferiorità a causa dello sgambetto di Juris Stals, 19” più tardi Martins Karsums sfuggì a Helfer trafiggendo in contropiede Tragust. In apertura di terzo tempo Scandella, in un’altra situazione di superiorità, accorciò le distanze, ristabilite in meno di 3’ da Lauris Darzins.

A fine torneo, coach Cornacchia tracciò il bilancio:

“Sono soddisfatto soprattutto della prestazione dei giovani che si sono trovati a giocare in una Arena con oltre 10.000 spettatori che facevano il tifo per i padroni di casa… e non è da poco. Come ho già detto, gli attaccanti devono osare un po’ di più e non temere l’avversario come hanno fatto in questo torneo. Dovremo lavorare assieme per migliorare sempre di più!”

Anche Giorgio De Bettin, attuale Assistant coach di Greg Ireland, analizzò il risultato del torneo:

“Certo, non potremo andare alle Olimpiadi, ma l’importante riuscire ad avere un equilibrio per poter aver un bel gruppo omogeneo in vista dei Mondiali di Gruppo B in Polonia. Avremo come avversario ancora l’Ucraina e cercheremo di correggere gli errori commessi nella prima partita di questo torneo. A mio parere possiamo fare un bel campionato del mondo, anche perché il nostro girone non è proibitivo”.

Non mancò l’impressione dei giovani alla prima convocazione in Nazionale come quella di Stefano Marchetti, alla sua prima esperienza in campo internazionale:

“Certo, entrare sul ghiaccio di un’Arena così grande con tutti i fans che incitano la propria squadra è davvero un’esperienza unica, ti dà comunque una carica particolare anche se sei consapevole che fanno il tifo per il tuo avversario. Comunque è un’emozione indescrivibile”.

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