Il precedente con Norvegia e Lettonia

In occasione dei Mondiali riportiamo alla luce antiche battaglie degli uomini che hanno lottato per la maglia Azzurra. Uno spaccato con il quale si vuole narrare la storia della Nazionale e far conoscere ai lettori le gesta di campioni e accadimenti sconosciuti o dimenticati.

Italia e Norvegia si incontrarono per la prima volta in un Mondiale nel 1959 a Kladno, località della Boemia centrale conosciuta dai tifosi per i natali dati a Jaromir Jagr. Conclusa la prima fase del torneo, entrambe le rappresentative erano state dirottate nel girone di consolazione, il cui compito era quello di determinare le posizioni dal 7° al 12° posto; gli Azzurri, pronosticati dalla stampa tedesca tra le prime sei del torneo, erano in cerca di riscatto, dopo le prestazioni deludenti nella prima fase contro Svezia (0-11) e Germania (2-7), condizionate dal ritardato arrivo a Ostrava, causato dalla concessione dei visti da parte dell’Ambasciata cecoslovacca, e da diversi uomini usciti malconci dalle amichevoli di preparazione contro il Canada che costò ad Alfredo Coletti la frattura del braccio sinistro nel test match di Cortina.

Contro gli scandinavi l’avvio di gara fu positivo: dopo 2’ Ernesto Crotti sbloccò il risultato sfruttando un rebound concesso da Knut Nygård sulla conclusione di Carmine Tucci, l’immediata reazione dei rivali si tramutò nel pareggio di  Olav Dalsøren. Gli uomini di coach Bill Cupolo tornarono a macinare gioco raggiungendo il doppio vantaggio, grazie a Giampiero Branduardi e Bruno Frison; nella frazione centrale l’Italia continuò a dettare i ritmi di gioco, tuttavia ad andare in rete furono i norvegesi a segno ancora con Dalsøren e Christian Petersen. Il forechecking italiano proseguì anche nel terzo tempo, il contropiede di Henrik Petersen fu letale e segnò le sorti del match. Malgrado la sconfitta (3-4) secondo la stampa, la Nazionale italiana giocò la migliore partita del torneo sfoggiando bel gioco e tecnica superiore.

Il processo di disgregazione dell’Unione Sovietica, iniziato il 19 gennaio 1990 consentì alla Lettonia di tornare indipendente il 21 agosto 1991. La Federazione hockeistica, fondata il 22 febbraio 1931, tornò ad essere membro della IIHF il 6 maggio 1992; un anno più tardi la Nazionale riprese dal Gruppo C il suo cammino, interrotto nel 1939, verso l’elite mondiale, dove approdò nel 1997 vincendo un anno prima il torneo cadetto di Eindhoven.

Nella rassegna iridata finlandese, i baltici vennero inseriti nel Gruppo B di Turku dove trovarono l’Italia; esclusi il portiere Arturs Irbe, il difensore Sandis Ozolins e l’ala Sergejs Zoltoks, impegnati nei playoff di NHL, i giocatori di punta a disposizione di coach Leonids Beresnevs erano il terzino Karlis Skrastins e gli attaccanti Harijs Vitolins e Aigars Cipruss. Entrambe battute all’esordio da Stati Uniti e Svezia, le due Nazionali si incontrarono alla seconda giornata. Alla vigilia coach Brian Lefley descriveva così gli avversari nelle colonne de La Gazzetta dello Sport:

“La Lettonia – ammonisce il c.t. – come tutte le nazionali dell’est è forte in velocità nell’1 contro 1 e nel pattinaggio. Ogni incertezza sarà fatale”.

L’allenatore canadese aveva visto lungo: dopo i primi minuti in cui il Blue Team dettò i ritmi di gioco, all’8’ Leonids Tambijevs evase il controllo di Moe Mansi sbloccando il risultato. L’inerzia della gara mutò, con poche idee e con una rotazione di 9-10 giocatori gli Azzurri non riuscirono a pungere, la rasoiata di Leo Insam a inizio della frazione centrale riportò il match in pareggio. Da una carica scorretta di Larry Rucchin, sanzionata dall’arbitro finlandese Seppo Mäkelä coi classici 2’, maturò in nuovo vantaggio lettone firmato da Olegs Znaroks che spense la luce a casa Italia: nell’arco di 97” Harijs Vitolins, in contropiede, e Aleksandrs Belavskis raggiunsero il triplo vantaggio. Priva di Rucchin, toccato duro ad una costala, la Nazionale italiana rimise la spina nell’interruttore ritrovando idee e gioco, Bruno Zarrillo, in veste di suggeritore, e Gates Orlando nel ruolo di finalizzatore, riaprirono l’incontro. In apertura del terzo tempo Mario Chitaroni accorciò ulteriormente sfruttando un rebound concesso dal portiere avversario sul tiro di Giorgio Comploi deviato da Joe Busillo. Trascorsi 3’, Zarrillo pareggiò in superiorità (Arturs Kupaks spedito in panca puniti per troppi uomini sul ghiaccio) bucando il five hole di Juris Klodäns. L’assedio Azzurro non si arrestò, i Falchi iniziano a vorticare davanti allo slot lettone, quello di Gallio creò l’assist, il Nero fissò il punteggio di 5-4.