Mondiali 1a Div. A: i precedenti con Polonia e Slovenia

PoloniaLa trionfale cavalcata che portò l’Italia alla promozione al Mondiale Gruppo A nel 1991, dopo otto anni di purgatorio, e alla conquista della partecipazione alle Olimpiadi di Albertville del 1992, non risparmiò neanche la Polonia. Nei giorni precedenti la partenza verso Lubiana, la formazione guidata da Gene Ubriaco, ex coach dei Pittsburgh Pinguins, e dal suo assistente Lou Vairo (oggi nel coaching staff Azzuro), dovette registrare le rinunce di Roberto Romano e Martin Pavlu e gli infortuni di Jimmy Camazzola, Ivano Cloch e Lucio Topatigh. Nonostante le avversità, alla vigilia della gara con i biancorossi, il Blue Team si presentò al primo posto in classifica, a punteggio pieno, in coabitazione con Norvegia e Francia.

I polacchi si dimostrarono avversario ostico, tanto da passare in vantaggio al 7’53” con Wojciech Tkacz; gli Azzurri dovettero attendere la seconda parte della frazione centrale per pareggiare, grazie all’intuizione di Robert Oberrauch, che gli permise di deviare un tiro di Joe Foglietta. Nel terzo tempo la formazione dell’Est tenne in mano le redini del gioco, il computo parziale dei tiri (15 contro 7) era nettamente a loro favore, tuttavia la zampata decisiva fu sfoderata da Santino Pellegrino che, a 24” dal suono della sirena, beffò Andrzej Hanisz, finalizzando il passaggio di Bob Manno.
Al termine del match il Team Leader, Marco Biasi, evidenziò l’armonia che caratterizzava lo spogliatoio: un aspetto che fu uno dei punti deboli delle Nazionali del passato. Il feeling tra i giocatori contribuì ad altre vittorie che, come citato, portarono la Nazionale italiana nel gotha dell’hockey mondiale.

 

HZS-SloveniaCi sono pareggi che, nello sport, a volte valgono quanto, o forse più, di una vittoria. Lo sanno bene quegli Azzurri che nel 2006 ai mondiali di Riga in Lettonia pareggiarono 3-3 contro la Slovenia nell’ultima gara di Relegation Round; soprattutto lo ricorda molto bene Michele Strazzabosco, autore del pareggio in extremis: l’Italia fu inserita nel girone retrocessione dopo un turno preliminare in cui gli uomini di Goulet non raccolsero punti, sconfitti da Svizzera (1-3), Svezia (0-4) e Ucraina (2-4); ottenuto il primo successo contro il Kazakistan (3-2), la Nazionale cadde malamente contro la Danimarca (0-5). Alla luce della situazione in classifica (Danimarca 3 punti, Italia e Kazakistan 2 punti e Slovenia 1 punto), divenne decisivo per tutte l’ultimo turno. Mentre la Danimarca gestiva la gara contro i kazaki, l’Italia veniva sovrastata dagli sloveni che, al 25’25”, conducevano 3-0 (Ales Kranjc, Anze Kopitar e Dejan Kontrec i marcatori) materializzando lo spettro della serie cadetta. Coach Goulet decise di dare una scossa alla squadra richiamando in panchina il trentaseienne Jason Muzzatti ed inserendo tra i pali il diciannovenne Thomas Tragust. Una mossa, sulla carta, azzardata che diede i suoi frutti provocando la reazione voluta che fu immediata: due minuti più tardi Luca Ansoldi accorciò le distanze finalizzando gli assist di Stefano Margoni e John Parco. L’attaccante del Ritten Sport replicò, ad inizio terzo tempo, riportando gli Azzurri in partita. Nonostante l’alta posta in palio, la frazione di gioco fu corretta,  gli unici 2’ di penalità vennero comminati a Joe Busillo al 54’54”. In quel frangente la Slovenia avrebbe potuto chiudere la partita, tuttavia il penalty killing italiano fu impeccabile e, scontata la penalità, lo stesso Busillo fu l’ispiratore dell’azione che portò Strazzabosco ad un tiro millimetrico che gelò l’ex formazione jugoslava. Al termine della partita il terzino dichiarò alla Gazzetta dello Sport:

“Segnare un gol così decisivo regala emozioni incredibili. Abbiamo giocato meglio della Slovenia, e siamo stati bravi a non perdere mai di vista l’obiettivo, cercando di continuare a lavorare durante tutta la partita per recuperare passo dopo passo le tre reti di scarto”.