Alla scoperta degli ‘Young Five’

Mai come quest’anno, in National Hockey League è arrivato tanto, tantissimo talento dalla linea verde dei ragazzini terribili affaciati alla premiere del gran palcoscenico dell’elitè mondiale, tanto da meritare una starting-five da non sottovalutare a qualsivoglia latitudine, con occhio strizzato nella caldissima Arizona, dove troviamo una buona concentrazione di rookie eccezionali.

Portieri
Categoria storicamente penalizzata al debutto tra i pro, eccezion fatta per mostri sacri al pari di St.Patrick Roy oppure Henrik ‘Hank’ Lundqvist, vista la naturale gavetta che ogni buon goalie deve fare prima di conquistare i gradi sia di partente sia di backup nella Lega.
Louis Domingue e Mike Condon
Al debutto tra i pro e scoperti quest’anno, il funambolico estremo quebecois è (al momento) l’ultimissimo talento in gabbia della scuola preparatoria della QMJHL ad impressionare sia per numeri sia per gesta nello slot, andando a dar manforte allo storico Mike Smith con gli ‘Yotes arrivando a conquistare il posto fisso praticamente nell’ultimo scorcio di stagione.

Il portiere dei Canadiens invece, suo malgrado, si è ritrovato a difendere uno degli slot più caldi della Lega e gioco-forza il brutto infortunio che sta tenendo praticamente fuori per tutta la stagione lo stellare Price, l’esperto di Mixed Martial Arts Mike è al momento il miglior partente della truppa del Québec lontana da un posto al sole dei playoff.
Da non dimenticare invece un altro paio di goalie che dopo un po’ di minors, trovano spazio quasi in maniera costante in NHL, ossia gli yankee Connor Hellebuyck di Winnipeg e John Gibson a ben figurare quest’anno alle spalle di Pavelec ed Andersen.

Difesa
Talento e prestanza spesso non bastano ai livelli stellari della Lega, specialmente per chi viene sia dal mondo delle giovanili del Canada oppure dal mondo collegate americano della NCAA che ultimamente si sta imponendo come fucina di tutto rispetto dopo decenni di dominio incontrastato della scuola elitaria canadese.
Shayne Gostisbehere e Colton Parayko
Il 22enne americano Shayne, dopo aver vinto tutto quello che c’era da vincere in NCAA con Union College e la medaglia d’oro con la baby-selezione a stelle e striscie nel 2013, dopo essersi rotto il crociato destro lo scorso anno passandolo lontano dalle piste da ghiaccio, ha strabiliato lo staff dei Flyers nel corso del training-camp, conquistandosi la fiducia dopo un buonissimo inizio in AHL, un posto tra i pro, riscrivendo (ancora ora!) la più lunga striscia vincente per un difensore al debutto in National Hockey League, confezionando oltre 30 punti in 40 uscite con 20′ di media on-ice.
Altro prodotto della fucina della NCAA, Parayko dopo la chiamata ai draft preferisce la gelida Università dell’Alaska al clamore della NHL, sbarcando con ottimi numeri di spessore non solo sul ghiaccio (196cm per 97kg!) a reinverdire la storica linea di giovani difensori dall’immenso talento in riva al Mississippi al pari degli infiniti Chris Pronger, Barrett Jackman ed Alex Pietrangelo, con 7+17 in 57 uscite, uno stellare plus/minus di 20 e quasi 20′ di media per gara.
Da tenere d’occhio mettiamo anche i vari Colin Miller di Boston, il fratellino di JVR Trevor già titolare fisso nei B’hawks, la tripletta dei ‘Canes Hanifin,Pesce e Slavin per chiudere con i figli/fratelli d’arte McCabe e Nurse di Sabres ed Oilers.

Attacco
Il passo dalla platea giovanile fatta di coetanei dove si è ‘abituati’ a primeggiare in lungo ed in largo tra le maglie delle difese avversarie alla miglior Lega del mondo più risultare fatale per chi non è abituato ad esser relegato in panchina per molto tempo; ma mai come quest’anno il talento esplosivo oltre la blu risulta esser la vera punta di diamante dell’annata 2015-2016 dei rookie.

Artemi Panarin, Dylan Larkin e…Connor McDavid oppure Jack Eichel?
Iniziamo da quell’Artemi Paranin, autentico fuoriclasse russo 24enne che, dopo esser stato svezzato nella Madrepatria Russia tra Chekhov e Kazan (oro ai Mondiali U20 nel 2011,ndr) prima di vincere il titolo la stagione passata nello SKA San Pietroburgo, saluta la KHL dopo oltre 300 presenze tra RS e playoff (83 reti e 129 assist) sbarcando in Nordamerica non prima dell’argento mondiale in Repubblica Ceca coi Chicago BlackHawks, freschi di Stanley Cup. L’impatto col fantasmagorico mondo della National Hockey League è assolutamente devastante affianco a Patrick Kane, dominatore nella classifica punti della Lega arrivando a viaggiare a quasi un punto di media a partita (22+35 in 59 partite) con tanto di primissimo hat-trick nella settimana appena consegnata agli archivi. Ultimissimo tra le scoperte della Sbornaja, Artemi si trova/troverebbe nel centro di un piccolo dejà-vù del passato, quando nel lontanissimo 1990, tale mostro sacro Sergei Makarov della indimenticata KLM-Line (Krutov-Larionov-Marakov per quei pochi che non la conoscono) vinse da 31enne il premio quale miglior debuttante in NHL, creando la celeberrima Makarov-Rule, quale per cui il premio al Rookie dell’anno deve esser assegnato solamente agli under-26, visti i suoi precedenti da professionista già in KHL.

Dylan Larkin sta stupendo e meravigliando l’elitario parterre di Detroit che, abituato ai soliti ma stagionati Zetterberg e Datsyuk, han ritrovato in questo 19enne cresciuto proprio all’ombra di Motor City, un cardine fondamentale per la truppa del Michigan. 19 punti e 20 assist raccolti in 57 partite assieme al +21 nel plus/minus, consegnando difatto i galloni di primo pretendente al Calder Trophy di quest’anno.
Chiudiamo con un bellissimo testa-a-testa l’ultima(?) piazza nello starting-five dei rookie che ovviamente non poteva esser che uno scontro-incontro tra i protagonisti degli ultimi draft, ovvero sia Jack Eichel e Connor McDavid, entrambi finiti a risollevare dalle polveri Buffalo e l’eterno cantiere incompiuto degli Edmonton Oilers: se per Eichel dopo un solo annetto in NCAA con la gloriosa Boston University passato a riscrivere i record in ogni qualunque categoria portando a casa sia il titolo universitario sia l’Hobey Baker quale miglio collegiate, a parlare sono i buonissimi numeri mostrati sin qui alla corte dei Sabres con 17 reti e 24 assist raccolti in 59 uscite.
Per lo straordinario Connor McDavid, il ‘Next One’ declamato dai tempi delle juniors canadesi, la frattura alla clavicola nel novembre scorso ha difatto escluso il fenomenale canadese dalla corsa al titolo di rookie dell’anno, continuando comunque sia a ben impressionare gli addetti al lavoro, macinando più di un punto raccolto ad uscita con i petrolieri (10+16 in 22 match), compreso uno stellare 2+3 raccolto contro Toronto a metà mese.

Non ce ne vogliano gli “esclusi” ad iniziare dai tremendi Max Domi ed Anthony Duclair di Arizona, capaci di risollevare le sorti al pari del goalie Domingue la franchigia degli ‘Yotes, col figlio dell’intrattabile goon Tie a primeggiare con 39 punti in 57 uscite mentre, per il canadese di origini haitiane Anthony, spedito nel deserto col rimpianto dai Rangers-via Yandle, un buonissimo 16+17 gli fa meritare una menzione particolare mentre il Sam duo Bennett/Reinhart (Flames e Sabres) sta ben figurando in team di secondo piano al pari degli europei Donskoi ed Ehlers con San Jose e Winnipeg.