Michelle Masperi, living in America

HockeyTime ha avuto la possibilità di intervistare Michelle Masperi giovanissima atleta classe 96 che dopo gli esordi con il Como è cresciuta tra le fila del Real Torino con il quale ha esordito in serie A. Michelle nonostante la giovane età è già una delle colonne della difesa della nazionale italiana, da quest’anno frequenta la Norwich University in Vermont un corso di quattro anni di communication and management in questa università storica , con una grande tradizione per gli sport e per l’hockey in particolare.

Michelle Masperi Norwich

La squadra femminile di hockey ha vinto gli ultimi cinque campionati di division III raggiungendo sempre le finali nazionali e vincendo il titolo nel 2011. Quest’anno la squadra si è rinnovata parecchio con l’uscita di alcune senior laureate e l’inserimento di otto nuove freshmen , compresa Michelle e stanno lavorando tantissimo. I primi due match di campionato saranno proprio il prossimo weekend. Tra le curiosità vi è anche che nel recente passato anche Chiara Traversa e’ stata una studentessa e goalie della squadra di hockey di Norwich.

Cosa ti ha spinto ha fare le esperienza di giocare a hockey negli USA è più una scelta per motivi di studio o prettamente sportiva?

La ragione per cui ho deciso di iscrivermi a Norwich University è molto semplice: volevo trovare il modo di proseguire con i miei studi e ottenere una laurea, ma allo stesso tempo continuare a praticare l’hockey su ghiaccio, che è la mia più grande passione, giocando in un campionato più competitivo. Quindi quando hanno cominciato a contattarmi per andare a giocare e studiare in America ho colto l’occasione al volo e ho accettato.

Sei stata consigliata da qualcuno nella scelta?

Ovviamente quella del college è una scelta importante, ne dipendono quattro anni della tua vita sia sportiva sia scolastica che sociale; è quindi fondamentale decidere con accuratezza. Inizialmente, dopo aver spedito in giro il mio curriculum e i vari video e informazioni personali, erano quattro i college interessati ad ingaggiarmi oltre a Norwich. Per questo ho chiesto consiglio a Chiara Traversa, vecchia compagna di squadra e amica nonché ex studentessa e giocatrice a Norwich University. Chiara è stata davvero determinante nella mia decisione e devo ammettere che mi consigliato davvero bene. Non solo a livello di studi è un ottimo college, ma anche la squadra è una delle migliori della divisione.

Descrivi brevemente la tua squadra, punti deboli e punti di forza, clima in spogliatoio

Siamo una delle squadre con il roster più ampio: cinque linee di attacco, quattro di difesa e due portieri. Il fatto di avere così tante giocatrice significa che il posto in squadra non è assicurato e te lo devi guadagnare; dimostrando ogni allenamento impegno, determinazione, costanza e voglia di imparare. Questa competizione ti spinge a superare i tuoi limiti migliorando te stesso e allo stesso migliorando la squadra. L’unico nostro punto debole è quello di essere una squadra “giovane”. Abbiamo solo cinque ragazze con esperienza, che giocano a livello di college da almeno tre anni; mentre sono numerosissime le ragazze del primo e del secondo anno. Questo significa che per molte è un ambiente nuovo, un modo di giovare diverso e schemi a cui dobbiamo ancora abituarci ma allo stesso tempo siamo una squadra in crescita e abbiamo ottime possibilità di eccellere. Uno dei nostri punti di forza invece è proprio lo spirito di squadra. Qui il concetto di squadra equivale al concetto di famiglia. Le mie compagne di squadra, infatti, non sono con me solo sul ghiaccio ma praticamente 24 ore su 24: in mensa, in palestra, a lezione, nel tempo libero, persino la mia compagna di stanza è una compagna di squadra. Ciò significa che ci sosteniamo a vicenda sia sul ghiaccio che fuori, nella vita quotidiana. Siamo davvero molto unite e in particolare con me sono davvero molto d’aiuto dal momento che l’inglese non è la mia lingua madre.

Quanto ti alleni / giochi in più rispetto a quando eri in Italia? Quanto è diverso dall’Hockey italiano? sia come tecnica che come preparazione

Decisamente il concetto di hockey qui è diverso. Innanzitutto, dato che qui è concesso maggiormente giocare di fisico e caricare, è necessario che alla base di ogni giocatrice ci sia un’intensa preparazione atletica, che in Italia non viene molto presa in considerazione. Infatti, appena arrivata qui verso fine agosto, cioè durante il pre-season, abbiamo subito cominciato, oltre che agli allenamenti su ghiaccio, con quattro allenamenti in palestra e due di corsa e condizione a settimana. Da quando è iniziata la stagione invece, gli allenamenti su ghiaccio si sono intensificati e sono 4/5 allenamenti su ghiaccio a settimana da un ora e mezza o un ora e tre quarti, due allenamenti in palestra il mattino, due allenamenti di corsa e condizione e partite il venerdì e il sabato; la domenica invece riposo.

Sai se ci sono molte “straniere” (non americane) nella tua squadra e in genere anche nelle altre squadre del campionato?

La mia squadra è composta per metà da ragazze americane e per metà da ragazze canadesi, il che è normale poiché il Vermont è vicinissimo al confine canadese, mentre io sono l’unica Europea. All’interno del campionato è abituale la presenza di molte ragazze canadesi e so che in alcune squadre c’è qualche ragazza straniera che provengono da: Ungheria, Inghilterra, Svezia o Francia. In generale però noi europee siamo un numero ristretto.

Parliamo di Nazionale, Qual è a tuo parere il futuro della nostra nazionale? Pensi di essere convocata per i mondiali? Hai già parlato con il coach?

Quest’anno abbiamo la fortuna di poter giocare i mondiali in casa, ad Asiago. Per noi significa tanto, perché nello stesso palazzetto due anni fa abbiamo conquistato un’importante vittoria, vincendo i mondiali e salendo di divisione. Speriamo che il sogno si possa avverare di nuovo, ovviamente noi faremo tutto il possibile per far si che accada. Ovviamente manca ancora molto ai mondiali e le convocazioni non sono state decise per il momento. Per questo motivo non so ancora se sarò convocata, naturalmente lo spero tanto, è sempre un onore indossare la maglia dell’Italia e rappresentare la propria nazione e lavorerò duramente per raggiungere questo obbiettivo. Coach Liberatore mi aveva contattato il mese scorso per informarmi che ero stata selezionata per il raduno e le amichevoli contro l’Austria in ottobre. Apparentemente però, per una mancanza di fondi la federazione non ha potuto pagare il mio volo e di conseguenza non ho potuto raggiungere la squadra e partecipare al raduno.

Come vedi invece la squadra femminile del Como che dopo tanti anni è tornata a giocare in serie A proprio nell’anno in cui ti allontani dall’Italia

Sono felicissima che l’hockey femminile sia ritornato anche a Como. Ricordo che quando ero piccola e avevo appeno cominciato a pattinare, il mio obbiettivo era quello di un giorno giocare con le storiche Halloween. Sfortunatamente poi col tempo la squadra si è sciolta e i miei obbiettivi sono cambiati. Poi quando quest’anno ho sentito che avrebbero fondato nuovamente la squadra io avevo ormai preso la mia decisione di andare all’estero; ma chissà, magari tra quattro quando avrò finito il college ripescherò il mio vecchio sogno. Nel frattempo faccio un’imbocca al lupo speciale alle mie compaesane e in particolare a mia sorella Pauline. Ovviamente essendo una squadra nuova all’inizio potrà essere dura, ma con la buona volontà e il sacrificio si può arrivare ovunque. La squadra è un interessante mix di ragazze giovani ricche di energia e voglia di crescere e imparare e ragazze con esperienza che sono nell’ambiente da molti anni e che sono quindi leader, pilastri da cui prendere esempio; come ad esempio la mia ex compagna nonché primissima allenatrice Denise Gosetto.

Cosa ti piace fare oltre all’hockey? che passioni/hobby hai?

Tra hockey e studio spesso è difficile trovare tempo da dedicare ad altre passioni o hobby. Personalmente amo passare il mio tempo libero uscendo con i miei amici e compagne di squadre, guardando la TV o netflix oppure disegnando. Anche se da quando sono qui al college sto seriamente prendendo in considerazione l’idea di iniziare un secondo sport, da praticare nei tempi morti quando non c’è più ghiaccio; non so ancora se rugby o lacrosse.

Cosa segui dell’hockey maschile? NHL, campionato italiano..? Tifi qualche squadra??

Abitando a Como non ho mai avuto l’occasione di seguire dal vivo e con frequenza l’hockey maschile, ogni tanto andavo a Casate a vedere la B del Como. Inoltre come ho già detto, giocare a hockey ti porta via un sacco di tempo. Però da quando ho raggiunto l’America ho cominciato a seguire NHL, la mia squadra preferita sono i New York Rangers, cosa che non piace molto alle mie compagne di squadra che tifano quasi tutte i Boston Bruins.

E’ una esperienza che consigli di fare anche ad altre ragazze? e magari anche a tua sorella Pauline?

Michelle Masperi Como

Assolutamente si! Principalmente volevo andare a giocare all’estero per migliorare come giocatrice, praticare l’hockey ad un livello più alto e in un campionato più competitivo. Arrivata qui però mi sono resa conto che andare a giocare fuori dall’Italia significa molto di più. Non solo cresci come giocatrice ma anche come persona. Ritrovarsi dall’altra parte dell’oceano, in un altro continente lontano da amici e famiglia, in un ambiente completamente diverso con cultura e tradizioni a cui non sei abituato, dovendo parlare una lingua che non è la tua, è un’esperienza che ti aiuta a crescere, impari a cavartela da sola, ad essere autonomo e indipendente e trovarti le soluzioni da solo. È l’inizio di un nuovo capitolo: nuova squadra, nuovi amici, nuova scuola, nuova vita. Anche se in un primo momento può sembrare difficile, ne vale la pena. Personalmente io mi trovo benissimo qui e se dovessi tornare indietro al momento della decisione, direi di sì nuovamente, senza pensarci due volte. 

Cosa farai “da grande”? Hai già progetti o sogni nel cassetto?

Sinceramente il mio sogno nel cassetto lo sto vivendo proprio adesso. E per questo vorrei ringraziare la famiglia, niente di tutto questo sarebbe successo senza di loro. Non solo sono stati i miei sponsor da sempre, ma sono stati i miei fan numero 1 in ogni situazione, incoraggiandomi sempre sia nel bene che nel male. Non so ancora cosa farò da “grande”, non sono sicura se tornare in patria e seguire le orme del papà e lavorare per la ditta di famiglia oppure fermarmi qui in America. Ho tempo per pensarci, per il momento mi concentro su questi favolosi 4 anni di college. In ogni caso, l’unica cosa certa è che continuerò a giocare a hockey per il maggior tempo possibile, non importa dove.

Si ringrazia Michelle Masperi per la cortese disponibilità.