Stanley Cup Finals: Chicago ad un pattino dal trionfo

Tampa Bay Lightning – Chicago Blackhawks 1-2 (0-1;1-0;0-1)
Chicago avanti 3-2 nella serie

Vittoria cruciale per la truppa dei Blackhawks sabato sera in quel di Tampa, a sovvertire nuovamente il fattore ghiaccio casalingo, col terzo 2-1 nelle serie finali per i ragazzi di Joel Quenneville ad un pattino dall’incredibile terza Stanley Cup negli ultimi sei anni.

Nel primo pomeriggio americano, l’Head Coach dei Bolts Jon Cooper, scioglie le riserve legate a Ben Bishop, schierando partente il gigantesco goalie del Colorado dopo la sostituzione nel terzo finale di Game 3 e dall’aver visto dalla tribuna la successiva sfida sempre in quel di Chicago.
La 25ma(!) uscita in post-season degli stakanovisti del ghiaccio di Tampa inizia nel peggiore dei modi, con Kucherov a finire KO contro il montante di Crawford, autore di uno sciagurato disimpegno proprio sul pattino del russo, a terminare la propria corsa di spalla/clavicola sul palo della gabbia di Chicago con l’estremo di Chicago a recuperare dall’incredibile svista; Kucherov sarà out per il resto della partita.

Al 7mo minuto, si muove il tabellino (Sharp), ad approfittare di un epico erroraccio dopo sopra al cerchio d’ingaggio della difesa di Tampa con Bishop (improvvisato Hasek della situazione) ad impattare contro Hedman con l’ala di Chicago, al quinto centro in post-season, a segnare praticamente in empty-net. Dopo un primo inizio alquanto frizzantino (buone occasioni per Hossa e solite grandinate di Keith) si riaffacciano anche i Bolts dalle parti di Crawford (Callahan/Brown) tra gli sbadigli generali con i primi 20’ in archivio sulla semi-conclusione di Desjardins fermata di gambale da Bishop.

Ad inizio terzo centrale, Teravainen si paralizza davanti al goalie di Tampa divorandosi un colossale 1vs0 (tiro semplicemente inguardabile); gli scorer di casa iniziano a prendere le misure allo slot di Crawford con Palat, Jonhson e Stralman mentre per gli ospiti non passano nemmeno sotto la lente dei review le conclusioni di Hossa e Versteeg. Tampa quantifica il proprio dominio on-ice, trovando il pareggio poco dopo la metà del periodo con Fillpula a bucare da posizione impossibile Crawford, sul rebound concesso dalla conclusione velenosa di Garrison. I Lightining prevalgono decisamente ai punti al cospetto di Chicago (doppio Carle e soliti Callahan/Stralman) ma lo spettacolo sul ghiaccio rimane soporifero vista l’altissima posta in palio con l’ago della bilancia della serie rimandato all’ennesimo terzo decisivo finale.

Tampa spreca in apertura col desaparecido Morrow mentre la ripartenza di Versteeg è letale per Chicago; l’ex di Florida mette il turbo ai pattini e dopo essersi bevuto i 2/3 dell’Amalie Arena, riesce a reggere al furente ritorno dei difensori di casa, servendo in maniera rocambolesca il puck alla corrente quebecois Antoine Vermette, a trovare la rete del vantaggio ospite; l’ex scorer di Arizona, al quarto centro in post-season, si conferma letale come in Gara 1.
La reazione di Tampa non tarda ad arrivare, con la splendida sortita corale dei padroni di casa a passare sulla stecca di Palat ben fermato dai gambali di Crawford, tornato decisamente ermatico; Chicago sfrutta le ripartenze per affondare nel terzo dei Bolts ma ancora una volta Teravainen non ne approfitta davanti a Bishop, col goalie di casa letteralmente mostruoso nella doppia parata su Desjardins con puck ad un niente dalla linea di porta (fermato di pala!) con tanto di assalto all’arma bianca davanti al proprio slot.
Le continue scorribande di Tampa si infrangono sul muro della difesa di Chicago a rendere “easy” il computo a Crawford (alla fine 31sv e prima stella della partita) ma son poca cosa le conclusioni di Palat e Coburn con gli ultimi scampoli di gioco a riservare poco o nulla per il (quasi) fondamentale successo di Toews e soci.

Lunedì sera ci sarà il sesto atto della serie finale in scena allo United Center di Chicago, con i B’Hawks  (scaramanzie a parte) ad avere la possibilità di alzare al cielo nella propria tana,la gloriosa Coppa di Lord Stanley in casa, dal lontanissimo 1938.