La crisi del Rublo e il futuro della KHL

Negli ultimi giorni, proprio in concomitanza con la pausa dalle gare di Kontinental Hockey League per gli impegni della nazionale, la Russia è tornata ad occupare le prime pagine dei giornali di tutto il mondo.
Il Rublo ha perso, in pochi giorni, quasi metà del suo valore ritornando, all’inizio della scorsa settimana, ai livelli del default del 1998: un dollaro è arrivato a valere fino a 75 rubli, un euro addirittura 90 – un calo del 20 per cento in appena una giornata.

Di conseguenza, gli indici di borsa sono precipitati e la Banca Centrale è dovuta correre ai ripari, innalzando i tassi di interesse e varando una serie di misure urgenti a sostegno del sistema bancario. Un anno fa, l’economia russa vantava un PIL in aumento dell’ 1.5%, l’attenzione del mondo era rivolta alle Olimpiadi di Sochi e la crisi ucraina sembrava essere ancora assolutamente evitabile; all’epoca un euro veniva scambiato con circa 46 rubli. Dall’inizio dell’estate è iniziata però una pericolosa discesa, e se a settembre il cambio aveva sfondato quota 50, all’inizio di dicembre per acquistare un euro ci volevano 60 rubli, 66 a metà mese. E’ stato a quel punto che è scoppiata “la bomba”: in meno di una settimana (dal 10 al 16 di dicembre), il tasso di cambio è passato da 68 a 91, facendo ripiombare la Russia nell’incubo del default.

L'andamento del cambio Euro-Rublo negli ultimi sei mesi (ilSole24ore)

L’andamento del cambio Euro-Rublo negli ultimi sei mesi (ilSole24ore)


Le ragioni di questo boom sono molteplici e non è questa la sede in cui vanno trattate, né è questa la penna capace di illustrarle esaustivamente. A noi, appassionati delle piste ghiacciate basti collocare, a corollario di questo fusco quadro, le pesanti sanzioni imposte dalla comunità internazionale a seguito dell’annessione della Crimea da parte della Russia; la picchiata del prezzo del petrolio, in costante calo da fine giugno e ora scambiato a $60 al barile e un PIL russo in crescita sì, ma addirittura meno della media dell’Eurozona.

A tranquillizzare tutti ci ha provato, senza troppo successo, niente meno che il “MegaPresidente” Vladimir Putin, secondo cui la Russia non avrà difficoltà a superare la crisi. Secondo Putin «nelle peggiori ipotesi (una stagnazione del prezzo del petrolio, ndr) la crisi non durerà comunque più di due anni» e la Russia ha sufficienti riserve di valuta straniera per affrontare questo lasso di tempo.

E’ evidente che una batosta del genere non poteva lasciare indenne il mondo dello sport, composto in massima parte da società non certo in grado di superare finanziariamente un periodo di incertezza così lungo. Così molte delle maggiori squadre del Paese si sono trovate costrette a svendere i loro pezzi migliori, dal calcio alla pallacanestro, penalizzate da un cambio che rende vano ogni tentativo di resistenza. Lo stesso principio è stato applicato ad ogni tipo di merce, nella vita di ogni giorno: fuori dai negozi e ai posti di frontiera, specialmente con Bielorussia e Finlandia, si sono create delle code di acquirenti stranieri e non, accorsi in massa per fare razzia di ogni genere di merci, divenute da una settimana all’altra meno care di circa un terzo, tanto che alcuni colossi come Apple e Jaguar si sono trovati costretti a sospendere vendite e consegne per merci che risultavano sottopagate.

Il mondo dell’hockey su ghiaccio, e la KHL in particolare, è stato investito in pieno da questo tornado, anche se con tutta probabilità gli effetti più gravi si faranno sentire nel lungo periodo. Già ad inizio mese, quando il rublo veniva scambiato con circa 53 dollari (a luglio se ne ottenevano appena 33), alcuni giocatori stranieri avevano iniziato a guardarsi attorno, preoccupati dall’effetto che un ulteriore svalutazione della moneta avrebbe avuto sul loro portafoglio. Addirittura alcuni giocatori, come il finlandese Ilari Melart, in forza al Yugra Khanty-Mansiysk, hanno confessato ai media nazionali di essere ancora in attesa dello stipendio di novembre, e di non essere giunti in Russia per “fare beneficenza”. Altri, come il coach dello Slovan Bratislava Petri Matikainen, hanno ammesso di non aver ancora visto un solo stipendio nella stagione in corso. Altri ancora, come il portiere canadese del Lada Togliatti Jeff Glass, ci sono andati giù pesante, spingendosi a ventilare, nel corso di un’intervista telefonica con Ken Campbell di “The Hockey news”, un prossimo collasso della stessa KHL. Indiscrezione prontamente ripresa, col consueto sensazionalismo, da buona parte dei mass media d’oltreoceano. La denuncia, sicuramente “gonfiata” dal giornalista in questione, è quasi costata a Glass il posto di lavoro, salvato in extremis dopo le pubbliche scuse sul suo account twitter. Il 29enne nativo di Calgary ha tuttavia evidenziato come, oltre ai cronici problemi finanziari dei team di terza fascia, la crisi del rublo abbia aggiunto anche un ulteriore motivo di preoccupazione, specialmente per i giocatori stranieri. Il contratto del portiere, per esempio, ad inizio stagione equivaleva a $1.100.000, diventati prima $850.000 e ora, col rublo in picchiata, appena $650.000. Calcoli simili sono stati menzionati dal canadese Gilbert Brulé, da quest’anno in forza all’Avtomobilist Yekaterinburg.

Ma è stato verso metà mese, precisamente dopo il picco del 16 dicembre, che si è scatenato un vero e proprio terremoto. Gran parte dei giocatori stranieri militanti in formazioni russe hanno iniziato a guardarsi seriamente attorno, ora che il loro stipendio, pagato in rubli, si è di fatto contratto del 40-50%, nel caso di uno scambio in dollari o euro. Curiosamente, nelle difficoltà più grosse ci sono le squadre estere, come il Medvescak di Zagabria, la Dinamo Riga e il Barys Astana. I principali sponsor di queste squadre sono infatti grosse aziende russe, che fanno quindi utili in rubli, ma gli stipendi dei giocatori vengono pagati in moneta locale, e quindi in Kune, in Lat o in Tenge. Tutte valute il cui valore, verso il rublo, è cresciuto vertiginosamente in queste ultime due settimane.

Il panico è esploso di colpo, e da metà della scorsa settimana alcuni club hanno iniziato una vera e propria svendita dei loro pezzi migliori. L’Atlant Oblast’ di Mosca, in particolare, ha già messo sul mercato o liberato da ogni vincolo contrattuale una decina di giocatori. Il presidente del team gialloblu ha dichiarato che «sarebbe un successo terminare la stagione in corso senza dover ricorrere all’aiuto della Lega». Fuori discussione, attualmente, l’iscrizione alla prossima stagione agonistica, dopo l’annuncio da parte del main sponsor del termine del rapporto di partnership, già da questa primavera.

Nei guai anche il Vityaz e l’Amur di Khabarovsk, ultimissimo in classifica, ha ceduto al Metallurg Magnitogorsk l’esoso portierone Murygin, mentre la Dinamo Riga è stata costretta a liberarsi, in un sol colpo, delle sue stelle: il portiere  Edgars Masalskis, il difensore Georgijs Pujacs e gli attaccanti Marcel Hossa e Pyotr Schastlivy. La svendita salverà con tutta probabilità la stagione finanziaria della rappresentativa lettone, il cui obbiettivo agonistico ora non guarderà oltre la penultima posizione in classifica.

A Zagabria, continua l’emorragia di stranieri (nulla da stupirsi, la squadra schiera solo stranieri o oriundi) e dopo le partenze di Pulashaj, Anderson e Rodman, ha fatto le valigie anche Brock Trotter. Inoltre, la dirigenza del Medvescak ha comunicato che quest’anno non verrà ripetuto l’Arena Fever, ovvero quel trasloco alla Arena Zagreb per una serie di gare casalinghe da 15mila spettatori ciascuna. Troppo alto l’affitto dell’arena, troppo alti i costi di inserimento e mantenimento del rink, specie dopo l’annuncio, da parte della Giunta della capitale, dell’impossibilità di sovvenzionare la manifestazione.

A rincarare la dose, a metà settimana hanno anche iniziato a circolare delle notizie, tutt’altro che infondate, su una possibile rivoluzione delle leghe minori russe, dei veri e propri serbatoi per le squadre di KHL, come la MHL e la VHL.

In questo ginepraio di incertezze, il nuovo Presidente della Lega Dmitry Chernyshenko ha convocato un meeting di due giorni a Sochi alla fine della scorsa settimana, alla presenza di tutti i top manager dei club di KHL. Accanto alle scontate rassicurazioni sul futuro economico della Lega e sulla situazione dei pagamenti per quel che riguarda i club meno abbienti, il presidente ha sottolineato l’importanza della Lega come base per la squadra nazionale e del fatto che «gli stipendi dei giocatori non siano collegati ad alcuna valuta straniera», ovvero “chi gioca in Russia, viene pagato in moneta russa”, con tutto ciò che ne deriva.

Il passaggio più importante è però stato un altro: «Abbiamo gettato le basi per una riorganizzazione della Lega. Arriveranno altri team forti, finanziariamente stabili. Altri, meno importanti e meno stabili, se ne andranno. A partire dalla prossima stagione le garanzie finanziarie che richiederemo ai team diverranno ancora più rigide. Guardiamo con interesse alla situazione di Spartak Mosca e Krylya Sovietov». Non bisogna certo essere degli economisti per capire che la prossima edizione della KHL conterà su un numero molto più esiguo di partecipanti.

E non è un mistero che Chernyshenko, ex direttore del comitato organizzativo di Sochi, guardi al modello SKA San Pietroburgo – Jokerit Helsinki, in mano allo stesso magnate (Gennady Timchenko, al 116° posto della classifica Forbes delle persone più ricche del pianeta) e oramai diventati due colossi in fatto di marketing e mass media. Ben poco interessa, al “nostro” presidente, di salvaguardare la partecipazione alla KHL di formazioni quali Vityaz, Atlant, Amur, Neftekhimik, Metallurg Novokuztnesk, Avtomobilist e così via.

A confermare le teorie su un futuro pesante riassetto della Lega e delle leghe minori, il nuovo corso della “struttura verticale” citata da Chernyshenko, secondo cui la squadra di KHL deve essere la punta di un triangolo «efficiente ed attento ai costi, con alla base le squadre giovanili, poi la MHL, poi ancora la VHL e solo infine la KHL».

A fronte di tutto questo, viene da chiedersi, non senza un certo senso di sollievo, come se la sarebbe cavata Milano, se fosse davvero approdata in KHL con le tempistiche inizialmente ventilate.

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