“This is Russia” di Bernd Brückler ora anche in italiano

di Leonardo Gobbi

“Vova stesso (il GM ndr) aveva una specie di carta “esci immediatamente dalla prigione” e, se veniva fermato dalla polizia, non smetteva neppure di parlare al telefono: tirava fuori la carta dell’immunità dal portafoglio e la mostrava ai poliziotti, senza che succedesse nulla. Aveva ricevuto quella carta dal governatore, che era un accanito tifoso della squadra”.

E’ un bel periodo per gli appassionati di hockey, questo autunno 2014, e non solo perché tornano tutti campionati. Oltre a quello giocato, infatti, è stato presentato al Milano Film Festival il bellissimo documentario Red Army, film che pare avrà una distribuzione, pur limitata, in Italia. Non solo, nel deserto dei libri dedicati a pattini, stecche e puck, soprattutto in Italiano, è uscito il libro “This is Russia” la biografia, focalizzata sui 3 anni di KHL, come si intuisce dal titolo, di Bernd Brückler, goalie austriaco attualmente in forza ai Red Bull Salzburg. L’edizione italiana è curata da Alessandro Seren Rosso, giornalista appassionato di hockey e Russia, menzione doverosa perchè garanzia di una traduzione di buon livello (spesso purtroppo i libri sportivi sono meglio in inglese). Brückler ha giocato in Russia dal 2009 al 2012, due stagioni al Torpedo Nizhny Novgorod e una al Sibir Novosibirsk. Senza voler svelare troppo del libro, Brückler, con uno stile didascalico, privo di commenti, che consente al lettore di farsene di propri, ci parla di una lega ed un paese con ancora più contraddizioni di quanto non ci si aspetti. Dai lunghissimi viaggi in trasferta per giocare in città a tre fusi orari di distanza (e rientri quasi da contrabbandieri con merci rare in aereo) ai forse più avventurosi spostamenti nel traffico delle città russe. Dagli interminabili precampionati (da luglio a settembre) ai mezzucci poco leciti per tagliare giocatori non più graditi o per non pagare bonus previsti dal contratto (altro che art.18!). E ancora l’incredibile cultura della baza, un quartiere generale, spartano ed isolato, dove la squadra doveva obbligatoriamente trascorrere molto tempo, retaggio dell’idea di collettivo sportivo dell’Unione Sovietica (credo anche per preservare i giocatori dal giro delle scommesse, idea personale, ma l’importanza che hanno i risultati delle amichevoli mi fa sospettare), che oggi quasi tutte le squadre KHL hanno abbandonato. Il rapporto con i compagni e lo staff delle squadre in cui Brücks ha militato e l’amicizia con l’autista factotum Yuri (specchio delle condizioni di vita a Nizhny Novgorod). Lo star system di cui inevitabilmente un giocatore KHL entra a far parte e il modesto stile medio di vita in Russia con, per esempio, ospedali vecchi e sporchi. La Lega come passatempo di lusso tra gli oligarchi politici ed economici (o viceversa) russi. Il particolare ruolo dei medici all’interno di una squadra e le loro ancora più strane pratiche per mantenere in forma i giocatori (Brückler racconta che, tra “cosiddetti” integratori, proteine e amminoacidi, avrebbe dovuto assumere 16 pillole al giorno). Insomma, pagine godibilissime, che nessun appassionato dovrebbe perdere. Qualche giorno fa ne parlavo con Fontanive e mi raccontava di averlo già letto in inglese (ovviamente, per un giocatore, la parte più stupefacente è quella relativa alla baza). Ora c’è in italiano, su Amazon. Non ci sono più scuse per perderselo.

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