Daniel Spimpolo, corazziere della difesa italiana del futuro

daniel-spimpolo_italiaNon basta il talento. A chi vuol puntare in alto nel mondo dello sport serve coraggio e sacrificio, personale e della famiglia. E’ il caso di Daniel Spimpolo, bolzanino che a 14 anni ha deciso che valeva la pena fare un tentativo lontano da casa per inseguire un sogno. Nato a Bolzano il 6 dicembre 1996, oggi il ragazzone di 180 cm per 68 kg ha 17 anni ed è al suo terzo anno nelle giovanili del Lugano. In questa stagione ha messo a referto 7 punti (2+5) in 26 partite.
Con i compagni guidati da coach Alex Gschliesser, Spimpolo è stato uno dei protagonisti del successo della nazionale under 18 al 4 Nazioni di Colmar. Successo che una nazionale juniores non vedeva da tempo.

-> 4 Nazioni / prima parte
-> 4 Nazioni / seconda parte

Ci sono state tante penalità in questo torneo francese. Arbitri troppo fiscali o nervi troppo tesi?

Un po’ tutti e due, specialmente noi eravamo un po’ tesi perché era da tanto tempo che non vincevamo con la nazionale, e avevamo voglia.

Negli altri due “4 Nazioni” infatti l’Italia è arrivata ultima senza mai vincere, ora avete ottenuto un successo a pieni voti. Sfortunati prima o è andato tutto nel verso giusto adesso? Qual è il vero potenziale di questa squadra?

Un po’ di sfortuna i primi due tornei di quest’anno, la voglia e la consapevolezza di fare bene in quest’ultimo torneo e speriamo anche ai prossimi mondiali a Nizza. Anche se ai mondiali giocheremo contro squadre più forti delle ultime incontrate.

Obiettivo salvezza o pensate di puntare al podio?

Obiettivo la salvezza, ma nulla toglie nel sperare in qualcosa di meglio.

La Francia ormai la conoscete. Delle altre (Bielorussia, Kazakistan, Lettonia, Norvegia) avete informazioni? Quale sarà quella più difficile?

Secondo me la Bielorussia dovrebbe essere la più forte sulla carta, di Kazakistan e Lituania non sappiamo niente, la Norvegia l’abbiamo già incontrata gli anni scorsi e contro di loro pagheremo sicuramente a livello fisico. Vedremo cosa riusciremo a fare.

Hai partecipato negli ultimi anni a parecchi camp organizzati dalla federazione italiana. Anni fa non li facevano, è una novità dell’ultima decade. Per voi giocatori quanto servono?

Sicuramente sono esperienze che servono anche perché durante l’anno si è allenati sempre dallo stesso allenatore, invece a questi camp ci sono molti allenatori che possono farci apprendere tante cose che uno solo non potrebbe fare. In più è un modo che noi giocatori abbiamo per farci conoscere meglio dai tecnici.

Prime pattinate con le juniores dell’HCB, vari successi con la rappresentativa dell’Alto Adige, tra cui l’Agazzi di Milano con l’under 15. Poi subito Lugano, a centinaia di km da casa tua. Come ci sei arrivato?

Ho fatto un provino 4 anni fa che è durato un paio di giorni, dove mi sono allenato con i miei attuali compagni di squadra. Alla fine del provino, che andò bene, il Lugano mi propose di venire a giocare con loro e accettai molto volentieri, anche perché era il mio sogno.

La colonia italiana a Lugano si ingrandisce

Iniziamo ad essere parecchi italiani: primo Kostner, diventato professionista qua a Lugano, poi altri ragazzi come Terzago, i fratelli Morini, i fratelli Cordiano, Visconti, Barnabò, Sarzi Puttini e Asinelli.

Già il primo anno a Lugano, Spimpolo ha fatto in tempo a prendere parte, da giovanissimo, allo storico terzo posto dei bianconeri con i Novizi Elite nel massimo campionato elvetico di categoria, due stagioni or sono con in squadra tra gli altri i comaschi Morini. Battuti in semifinale dallo Zurigo si imposero poi nella finalina sul Langnau.
Stasera il Lugano Novizi ci riprova proprio contro lo Zurigo campione in carica, avversario di gara uno dei quarti di finale play-off. I bianconeri in regular season si son giocati il girone dal settimo al decimo posto primeggiando davanti a Chaux-de-Fonds, Davos e Langnau e qualificandosi come settima ai play-off. L’anno scorso il Lugano fu la prima squadra a restare fuori dai quarti, 9 punti (2 gol e 7 assist) per Spimpolo in 41 partite.
Tra poche ore dunque scattano i play-off contro lo Zurigo. Quante possibilità avete di bissare la storica semifinale di due anni fa?

Fantastico quel terzo posto. Vedremo come andrà anche se siamo consapevoli che Zurigo sulla carta è più forte di noi, ma comunque ce la metteremo tutta per passare il turno.

Sei di Bolzano, città che fino a quando sei nato tu era una delle piazze più generose a livello di prodotti locali. Poi le cose sono cambiate e ora sono da realtà di piccoli centri come Renon, Pusteria e Asiago da dove numericamente escono più giocatori. Secondo te è solo questione di poco investimento nei settori juniores o c’è dell’altro?

Purtroppo il Bolzano negli ultimi anni ha trascurato molto il settore giovanile, al contrario di altre realtà, anche paesane, che hanno lavorato molto bene e i risultati si vedono.

Lontani dallo sport, che richiede impegno, a Bolzano di cosa si occupano oggi i tuoi coetanei dopo la scuola?

E’ vero, sono sempre di meno i ragazzi che fanno sacrifici per far sport. A Bolzano sono praticamente tre anni che ci ritorno 15 giorni in estate e qualche giorno per Natale, quindi sono un po’ fuori dal giro. Penso che facciano quello che fanno nel resto d’Italia. Per quanto riguarda me, tempo libero ne ho gran poco, visto che ci alleniamo praticamente tutti i giorni e martedì e giovedì anche alla mattina, quindi prima devo studiare e se mi avanza del tempo vado fuori con i miei compagni.

Progetti tuoi per il futuro? Seguire le orme di Koster e restare a Lugano, tornare a giocare in Italia, qualche altro campionato europeo?

Per altre due stagioni sicuramente rimarrò a Lugano visto che ho altri due anni di contratto. Poi resterei volentieri come ha fatto Kostner, ma non dipenderà solo da me ma anche dal Lugano. Tra due anni valuterò che scelta potrò prendere, anche di tornare in Italia, se così sicuramente con il Bolzano, visto che sono un suo tesserato. Altri campionati europei non penso per ora.

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