Stefan Mair, un coach italiano in DEL

Stefan Mair ancora non ci crede. Riconfermato già a marzo dalle “ali selvagge” di Schwenningen (stavolta col doppio ruolo di allenatore e manager), il tecnico bolzanino stava riorganizzando gli appunti per preparare la prossima stagione in Bundesliga, la serie B tedesca. Ieri sul sito ufficiale dello Schwenningen il colpo di scena: la società della cittadina di 80 mila abitanti nel Baden-Württemberg ha rilevato i diritti degli Hannover Scorpions (undicesimi e primi esclusi dai playoff) per partecipare alla Deutsche Eisockey Liga, la prestigiosa DEL, uno dei campionati più ricchi dell’hockey europeo.
La scorsa stagione i Cigni di Stefan Mair (che s’era portato da Cortina Rob Henningar) hanno fatto sognare i propri calorosi tifosi, circa 3 mila di media in casa. Secondi in regular season con 97 punti, tre in meno del Bietigheim Steelers, dopo aver battuto ai quarti gli Heilbronner Falken di Rico Rossi,in finale hanno ri-incontrato proprio i corregionali. Lo Schwenninger ha accarezzato il titolo passando a condurre la serie per 2-0 (5-3 in trasferta e 3-1 in casa) ma il Bietigheim una volta prese le misure s’è fregiato del titolo vincendo le restanti 4 partite (5-2, 4-1, 3-2 all’overtime e 4-3).

Nel sistema tedesco non esistono più promozioni e retrocessioni, le 14 società hanno in mano una licenza (da oltre 800 mila euro) che possono vendere al miglior offerente. Come nel caso appunto di Hannover che ha ceduto allo Schwenningen la possibilità di partecipare alla DEL. Dal canto loro i Bietigheim Steelers sono andati su tutte le furie con parole al vetriolo da parte del presidente Gerhard Kaufmann, intenzionato con sponsor al seguito a tentare l’avventura nel massimo campionato per la prima volta nella storia del club nato nel 2003. Il presidente Kaufmann considera tradito il gentleman agreement tra le squadre di DEL e Bundesliga sul cedere la licenza alla vincitrice della lega cadetta, anteponendo invece la ragione del denaro. La licenza della società GmbH è stata infatti venduta agli Schwenningen per 1,5 milioni di euro. La trattativa è partita sabato scorso ed era necessaria la maggioranza di tre quarti delle squadre restanti per l’accordo.
Sul sito degli Hannover Scorpions, campioni di Germania nel 2010, si accenna solo alla conferenza stampa dell’altroieri senza entrare nel merito, ma sulla bacheca compaiono i messaggi dei tifosi che hanno reagito a questa doccia fredda tra l’ira e sconforto. Tra chi se la prende con la dirigenza e la politica locale, a chi dichiara fedeltà agli Scorpions qualsiasi campionato decidano di affrontare l’anno prossimo.

E’ la quinta volta nella storia della DEL che una franchigia passa di città, come avviene in NordAmerica. Nel 1997 la squadra dell’EC di Ratingen passò ad Oberhausen (poi precipitati in terza lega, l’Oberliga, e infine spariti), nel 1999 l’EV Landshut (finalista nel 1995) diventò München Barons che a sua volta nel 2002 cedette i diritti ai Freezer di Amburgo. Infine nel 2000 la franchigia di Rosenheim si trasferì ad Iserlohn con gli attuali Roosters.

Stefan Mair è il primo allenatore nato e cresciuto tra i nostri confini ad allenare in DEL. Oltre al noto “italo” Pat Cortina a Monaco, precedentemente proprio nello Schwenningen diresse la panchina Ron Ivany, coadiuvato nel 1997-98 da “Lord” Jim Corsi, con nel roster un ancora attivo John Vecchiarelli e Kim Issel (ex Bolzano). I Cigni di Ivany persero le gare di qualificazione ai playoff, mancati del tutto l’anno dopo quando Ron Ivany ebbe in squadra le nostre vecchie conoscenze Andy Rymsha (ex Asiago e Vipiteno) e Scott McCrory (ex Fiemme). Nella stagione 2000-01 sposò la causa dei tedeschi della Foresta Nera Joe Busillo, rocciosa ala di Alleghe, Varese e Vipers Milano. Delle 9 stagioni giocate in DEL dal ’94 (anno di fondazione della lega) al 2003, lo Schwenningen ebbe il suo miglior risultato nel ’96 con un quinto posto in regular season, l’unica volta che vide i playoff pur uscendo già agli ottavi. Nelle ultime due stagioni in DEL (2001-03), come assistente allenatore lo Schwenningen ebbe l’attuale coach della nazionale italiana Tom Pokel, con in attacco l’ex Asiago Eric Houde. Il primo anno la squadra si salvò nel girone di relegazione, non l’anno successivo quando, pur non giungendo ultima, questioni finanziarie fecero scendere la squadra in Bundesliga. Qui i Cigni sono rimasti 10 lunghi anni, con 3 finali perse nelle ultime 4 stagioni.

Da giocatore anche Stefan Mair ha fatto da cuscinetto a tutti i grandi campioni degli anni 90, con i quali da scudiero ha imparato ciò che ora sta mettendo in pratica dalla panchina. Giovane talento della sua Bolzano nel 1988, nel 1989 fu tra i pochi coraggiosi a fare la valigia per la gavetta nelle grandi squadre delle città lombarde imbottite di oriundi. Due anni con i Devils (che lasciò l’anno prima del trittico di scudetti) e poi 4 anni a Varese, prima che i bosini conquistassero la Federation Cup. La pessima nomea di Mair come talentuoso uomo del secondo posto inizia qui. Nei 4 anni successivi Mair conosce la realtà pusterese che anni più tardi lo lancerà alla ribalta come coach. 127 partite con il Brunico tra Alpenliga, Serie A2 e infine ancora Serie A che Mair vedrà ancora per due anni con Merano (l’anno successivo allo scudetto) e Vipiteno. La stagione 2001-02, in A2 con l’Appiano, è l’ultima come giocatore: già dall’anno successivo Hansjörg Brunner lo rivuole a Merano questa volta alla guida della squadra. Con i bianconeri Mair rimarrà fino al 2006, accettando di restare anche dopo l’autoretrocessione in A2. Per il 2006-07 (l’anno in cui il Merano appena separatosi Mair vincerà la A2) coach Mair ritorna nella natia Bolzano. Lo vuole Knoll a coadiuvare lo svedese Slettvol, che però già prima di settembre fa le valigie. L’inizio di una stagione tragica per il Bolzano che si affida prima all’inesperto svedese Morgan Samuelsson, e poi al sergente di ferro Doug McKay. I bolzanini vincono la regular season ma escono ai quarti per mano dell’Alleghe. Coach nel mentre della nazionale italiana under 18, per Stefan Mair arriva la chiamata del Fassa nel 2007, un anno d’oro per i ladini: terzi in regular season, miglior risultato dalla finale del 1989 contro il Varese, i fassani cedono il passo in semifinale al Ritten Sport che, nella best of five sotto di due gare a una, riesce a ribaltare la serie. Mair diventa l’uomo mercato per le panchine dell’hockey italiano e a malincuore deve lasciare Canazei. Lo cerca l’ambizioso Val Pusteria che riparte dal tecnico bolzanino per allestire una squadra di successo. Anche a Brunico Mair scova da oltreoceano giocatori di grande spessore quali Sirianni, Desmet e Di Casmirro, ma a livello di risultati il suo Val Pusteria riesce a vincere una Coppa Italia, ma perdere uno scudetto che sembrava vinto a causa del pasticcio dei due portieri stranieri e la conseguente sconfitta a tavolino della gara chiave nella serie. La stagione 2001/12, l’ultima di Mair in Italia, è a Cortina. Con gli ampezzani il coach 45enne vince ancora la Coppa Italia ma il Bolzano, poi campione, elimina i veneti in semifinale.

Stats di Stefan Mair su Eliteprospects