Mondiali 2013 QF: Stati Uniti devastanti, Russia travolta a Helsinki

Hartwall Arena di Helsinki, quarti di finale dei Mondiali. Accade l’impensabile. Qualcuno tra Russia e Usa doveva pur spuntarla da questo scontro diretto che ha subito messo a confronto due contendenti al titolo, ma la sconfitta subita dai russi è storica, nel vero senso della parola. I dati parlano chiaro: l’8 a 3 subito dagli Stati Uniti corrisponde alla più grossa sconfitta della storia della Nazionale russa in un campionato mondiale. La capitale finlandese sembra essere proprio indigesta alla Russia: fino ad oggi infatti il record negativo era quello fatto registrare proprio ad Helsinki il 10 aprile 1974, nel match terminato 7 a 2 in favore della Cecoslovacchia. Record anche per gli Stati Uniti, che non avevano mai segnato più di cinque goal agli acerrimi rivali.
Torniamo però al match di oggi, perché dove iniziano i demeriti russi iniziano quelli statunitensi: altra grande prestazione di Paul Stastny, a segno con due reti e due assist, così come si è fatto sentire l’apporto di Alex Galchenyuk, unitosi alla Nazionale a stelle e strisce dopo l’eliminazione dei suoi Montreal Canadiens dai playoff di NHL. Ottima la prova del giovanissimo goalie americano, John Gibson: l’estremo difensore classe 1993, reduce dalla medaglia d’oro ai Mondiali Under 20 di gennaio, ha finora giocato soltanto una partita tra i professionisti, quella con il team di AHL dei Norfolk Admirals.

Eppure in casa russa c’era ottimismo, perché a dare man forte ai compagni era arrivato anche Alex Ovechkin, il cui apporto, condito da un goal, non è però bastato per contenere la furia americana. Una sconfitta cocente che deve far pensare la Federazione russa e coach Zinetula Bilyaletdinov.

RUSSIA – USA 3 – 8 [1-2; 0-2; 2-4]
In avvio di match vige un grande equilibrio, che viene però spezzato dagli Stati Uniti al minuto 11:53: grande assist in girata di Smith e Paul Stastny sotto porta deve soltanto ribadire in rete. I russi subiscono il colpo, gli statunitensi ne approfittano e 50 secondi più tardi trovano anche il raddoppio: entrata nel terzo offensivo di Stapleton, disco per T.J. Oshie che lascia partire un gran tiro che si spegne alle spalle di un Bryzgalov poco attento. La Russia finalmente riesce a reagire e ad accorciare le distanze al 15:30: bella giocata di Soin, che difende il disco sull’ala destra e lo serve in mezzo per l’accorrente Alexander Svitov, che fa 2 a 1. I russi chiudono in powerplay la prima frazione, ma il risultato resta inchiodato sul minimo vantaggio americano.
Bryzgalov però è rimasto negli spogliatoi e lo dimostra anche in avvio di secondo tempo, quando subisce il terzo goal di serata: al 25:45 i russi fanno confusione in zona offensiva, Carter può ripartire e servire un disco in mezzo per Nate Thompson, che trova la rete con la complicità del goalie avversario. Gli americani hanno la possibilità di allungare ulteriormente poco dopo la metà della frazione, ma con l’uomo in più non riescono ad incidere. Lo stesso discorso vale per la Russia, che con Palushaj in panca puniti può giostrare con il proprio special team: la grande occasione per rientrare in partita viene però sprecata dalla truppa di coach Bilyaletdinov. Gli Stati Uniti tornano così a fare il gioco e calano il poker al 37:31: errore dei russi in ripartenza, triangolazione tra Stastny, Smith e Alex Galchenyuk con quest’ultimo che si beve Bryzgalov e deposita in rete. Il goal determina la fine del match per l’estremo difensore russo, che fa spazio al suo backup, Semyon Varlamov. Alla seconda sirena quindi il risultato è sul 4 a 1 a favore degli Stati Uniti.
La domanda che precede il terzo drittel è semplice: riuscirà la Russia a trovare la forza sufficiente per rimontare lo svantaggio? Inizialmente pare di sì, perché al 41:33 Alex Ovechkin fa tutto da solo, entra nel terzo offensivo e da posizione defilatissima beffa Gibson sul suo palo. Adesso tutto sembra girare per il verso giusto per la truppa russa, che subito dopo può anche usufruire di un powerplay: al 42:55 arriva però il colpo che non ti aspetti, quello che spezza le gambe e il morale. Disco perso nel terzo offensivo, Ryan Carter si invola verso Varlamov e lo batte con un preciso polsino. La Russia però non perde le speranze e nello stesso powerplay riporta a due le reti di svantaggio: è Popov a liberare Alexander Perezhogin, che tutto solo nello slot fa centro. Al 47esimo minuto però Tyutin finisce in panca puniti per stecca alta e i ragazzi di coach Joe Sacco infilano in meno di due minuti i tre colpi del K.O.: tiro dalla media distanza di Jacob Trouba e Varlamov, con la visuale completamente coperta, è ancora una volta beffato. A questo punto la Russia crolla del tutto e al 49:56 arriva anche il 7 a 3: David Moss prova la conclusione dalla lunga distanza, disco che ancora passa in mezzo al traffico e si infila in rete. Undici secondi più tardi, infine, Paul Stastny chiude le danze così come le aveva aperte: gioiello di Smith che serve il suo capitano per il comodo 8 a 3. I restanti dieci minuti servono soltanto a fare calare il sipario sul campionato mondiale dei russi, che vengono così eliminati nel peggior modo possibile.

 

RUSSIA – USA 3 – 8 [1-2; 0-2; 2-4]

Reti: 11:53 Paul Stastny (0-1); 12:43 T.J. Oshie (0-2); 15:30 Alexander Svitov (1-2); 25:45 Nate Thompson (1-3); 37:31 Alex Galchenyuk (1-4); 41:33 Alex Ovechkin (2-4); 42:55 Ryan Carter (2-5); 43:40 Alexander Perezhogin (3-5); 48:11 Jacob Trouba (3-6); 49:56 David Moss (3-7); 50:07 Paul Stastny (3-8)

Tiri in porta: 34-31
Minuti di penalità: 4-8