Luca Murer: Feltre ed Agordo per ripartire in Veneto

Avvicinatosi quasi per caso all’hockey femminile, Luca Murer è passato da primo tifoso della squadra agordina. Aveva infatti rilanciato il gruppo di tifosi “Pom Cot”, per poi, seguendo da vicino, ad esserne una figura di rilevo all’interno, dapprima come semplice accompagnatore, poi attrezzista ora anche come importante consulente tecnico nonché amico e confidente delle ragazze. Ci siamo rivolti a Luca per sapere sulla realtà che più conosce da vicino: il Feltre/Agordo.

(intervista, com. stampa  WIHIN) – Il Feltreghiaccio Femminile risorge, da “Agordino” che ne pensi?

L’Agordo (mi piace chiamarlo ancora così) si è trasferito a Feltre diventando Feltre/Agordo per un discorso puramente logistico. La pista agordina, non essendo coperta, non è utilizzabile per le partite e chiaramente anche gli allenamenti diventano difficili in quanto da qualche anno fanno solo ghiaccio naturale e c’è sempre l’incognita meteo. Gli altri impianti sportivi nelle vicinanze davano poche certezze su date e orari per gli allenamenti quindi non si sarebbe riusciti ad organizzare bene i vari impegni delle ragazze (lavoro, studio…). Il trasferimento in quel di Feltre è stato un toccasana in quanto abbiamo trovato date certe e orari fissi per gli allenamenti con conseguente miglior organizzazione. Si è passati da un allenamento a settimana a due (tre il primo mese) quindi, ora, si riesce a lavorare meglio su tutto.

La domanda parlava di una resurrezione dell’Agordo con il trasferimento a Feltre. Rispondo “sì”, c’è stata nonostante le varie difficoltà. A mio modo di vedere se non ci fosse stato questo cambiamento l’Agordo avrebbe quasi sicuramente chiuso i battenti. Devo ringraziare Silvano Cossalter nuovo Presidente del Feltre/Agordo, il quale si è impegnato per mantenere viva questa formidabile realtà.

Giovani atlete in cantiere?

So che ce ne sono un paio ad Alleghe che giocano nelle under e per le quali Silvano Cossalter si sta muovendo per generare interesse e portare nuove ragazze nelle fila della squadra.

E’ più impegnativo il lavoro che si fa con i ragazzi o con le ragazze? Secondo te perché?

Il lavoro ragazzi/ragazze teoricamente dovrebbe essere uguale in quanto per raggiungere i risultati bisogna lavorare duro e bene. La realtà è che è molto difficile per noi lavorare con le ragazze in quanto la rosa comprende atlete di svariati paesi e zone molto distanti tra loro.
Mi spiego: Alleghe paese di 2000 abitanti circa ha quasi tutte le under, la serie C e la serie A maschile; la presenza femminile si riduce a tre-quattro elementi, quindi pensare di imbastire una squadra femminile è matematicamente impossibile.
Per avere una squadra si devono mettere insieme le ragazze di Alleghe, Agordo, Zoldo, Belluno e altri paesi tutti molto distanti tra loro. A Feltre la realtà femminile è appena arrivata e spero che con il passare degli anni ci sarà più interesse e in una cittadina qual è, forse si riuscirà ad avere più elementi pronti ad intraprendere l’avventura dell’hockey anche a livello femminile. Bisognerebbe creare più interesse a livello delle scuole elementari e cercare di promuovere il movimento così che nel giro di qualche anno si abbia una crescita del numero di ragazze all’interno delle under per poi averle disponibili nel campionato di serie A.
Chiaro è (idea mia) che in città quali Milano, Torino o Bolzano le cose sono più “facili” avendo una popolazione maggiore, quindi molta più scelta, (purtroppo è dura, se non peggio, nelle grandi città come Milano – ndr). Nei paesini come da noi è difficile trovare nei pochi giovani ragazze con la passione dell’hockey.

Non si è disputata la finale di Coppa Italia femminile 2012.

Premettendo che il professionismo a livello femminile non esiste, non si può avere un programma di una manifestazione solo una settimana prima. Ci si deve organizzare con il lavoro, con la scuola, con la famiglia, non parliamo poi della location. Non voglio essere polemico o fare accuse però un po’ di menefreghismo nei livelli alti c’è e purtroppo non fa altro che rovinare ulteriormente il movimento femminile già di per sé debole.