Klotz, Traversa e Martoscia, tris d’assi per il movimento rosa italiano

Tre uomini dietro le quinte, si perché dietro ogni spettacolo piccolo o grande che sia, se sul palcoscenico ci vanno gli attori, c’è sempre chi lavora e organizza tutto nel “dietro le quinte” e questa è un pò la figura dei tre personaggi che abbiamo voluto intervistare in questa newsletter, persone che da anni (chi più e chi meno) tirano le fila di tre società del panorama hockeystico femminile italiano: Manfred Klotz per le Eagles Bolzano, Davide Martoscia per i Diavoli Rossoneri e Massimo Traversa per il Real Torino.

(intervista, com. stampa  WIHIN) – Per ciascuna squadra dimmi almeno 3 parole o “mini” pensieri che secondo te possano rappresentarle: Bolzano Torino, Milano, Feltre, Appiano e Brunico.

Massimo Traversa (Real Torino): Direi che esprimendo tre aggettivi si rischia di essere ripetitivi e poi mi accusano di essere prolisso. Sarò quindi conciso scrivendone uno solo, quello per me più rappresentativo.

Torino: Testardi (nel senso che ci proveremo anche quest’anno)
Bolzano: Più testardi (nel senso che ci provano sempre e purtroppo ci riescono)
Milano: Sempre super collaborativi
Feltre: Costanti (nel senso che hanno raccolto l’eredità Agordo e continuano a mantenere in vita il movimento in zona)
Appiano: Più che un aggettivo direi scherzosamente: “Chi va Appiano va sano e va lontano” (nel senso che stanno migliorando sempre e oramai se la giocano alla pari)
Brunico: Coraggiosi (nel senso a provarci da zero e meno male che ogni tanto qualche Brunico di turno c’è. Speriamo che l’anno prossimo ne arrivi qualcun altro)

Davide Martoscia (Black Widows):
Bolzano: Collaborativa, propositiva, sorprendente tanto son brave
Torino: Coesa, propositiva, collaborativa, tenace
Brunico: Non saprei, secondo me si sottovalutano
Feltre: Onesta, rinvigorita, è sempre un osso duro
Milano: Coraggiosa, inesperta, in evoluzione… se ce lo permetteranno

Manfred Klotz (Ev Bozen Eagles):
Torino: Coriaceo, sornione, adulto
Milano: Simpatico, voglioso, sportivo
Feltre: Crescente, bistrattato, nobile decaduta
Appiano: Convinto, aggressivo, confuso
Brunico: Mai visto all’opera quindi non sono in grado di caratterizzare la squadra

Conosci quali sono i criteri per la scelta delle atlete convocate con la Nazionale? Suggerimenti?

Massimo Traversa: Oggi le atlete sono ancora relativamente poche e si conoscono praticamente quasi tutte. Per ora credo non ci siano grandi problematiche per fare una selezione nazionale. Mi auguro però che ben presto i tecnici preposti debbano avere qualche “problema” a inviare le convocazioni avendo a disposizione, oltre alle ragazze oggi più affermate, anche un grande numero di giovani talenti che si porranno giustamente in concorrenza per guadagnarsi il loro posto.
Poi i criteri sulla scelta degli atleti non possono che essere sempre gli stessi che qualunque saggio allenatore applica: le doti tecniche, l’impegno incondizionato, la voglia di lottare e di vincere, il senso e il rispetto della squadra e l’umiltà.

Davide Martoscia: No, non li conosco. Penso però che possa verosimilmente essere una cosa del genere: durante le partite le migliori giocatrici, che vengono notate da uno staff preposto, saranno poi convocate ai raduni della Nazionale, da lì la scelta di quelle che giocheranno gli incontri ufficiali. C’è da dire che in Italia le giocatrici di hockey su ghiaccio sono poche quindi manca la competitività e i raduni con la nazionale sono irragionevolmente pochi.
Suggerimenti? Togliere del budget FISG all’hockey maschile e darlo al femminile (tuoni e fulmini solo a pensarlo). Organizzare almeno 10 raduni annuali: io e il buon Kloz abbiamo anche trovato delle ore GRATIS da “regalere” investire per la Nazionale e a Milano e a Bolzano. Feedback: zero.

Manfred Klotz: Esiste un criterio solo che dovrebbe pesare nelle scelte: la prestazione attuale. In una Nazionale bisogna anche riuscire a gestire “caratteri difficili” se il loro apporto può essere determinante. Quindi non si tratta di scegliere il “personale più comodo”, ma quello che serve per avere successo. Non mi permetto di suggerire atlete, lo staff tecnico sa quello che deve fare. Andare a vedere più partite possibili può comunque aiutare nella definizione della rosa.

Qual è per te, negli ultimi 20 anni, la partita con il risultato migliore e peggiore. E negli ultimi anni?

Massimo Traversa: Beh credo che la partita peggiore sia stata quella delle qualificazioni olimpiche per Vancouver 2010 dove la Bulgaria ha perso 82 a 0 con la Slovacchia (139 tiri in porta con una media di realizzazione pari al 58,9%. 1 goal ogni 44 secondi). Direi che tentare di battere il record della Corea del Sud che ha infilato 92 goal alla Thailandia non è stato comunque un atteggiamento gran che sportivo. Quanto alla partita migliore, per uno sportivo, è sempre quella che deve ancora giocare.

Davide Martoscia: Se penso alla miglior partita negli ultimi 20 anni me ne vengono in mente subito 2: All-Stars Milano vs Halloween Como 4-3 e Agordo vs All-Stars Milano 4-5.
Sono particolarmente affezionato a quei due ricordi, Milano vs Como: la prima volta nella storia che la squadra di Milano la spunta sulle comasche con un sorprendente gol a meno 3 secondi dalla fine di Danae Sangiovanni, alla quale è dedicato il Torneo Danae che si svolgerà anche quest’anno per la sua quarta edizione.
La seconda partita è Agordo vs Milano: dopo anni e anni di vittorie consecutive, Roberta Piatti, capitano e centro delle All-Stars anni 90, infila il 5 gol a pochi minuti dalla fine, la tattica “ciàpa no” (prendi e butta fuori dalla blu) infine ne decretò vittoria.
La più tremenda, l’abominio degli abomini, è stata sicuramente l’ecatombe di gol subiti, l’incontro amichevole tra Milano e Agordo in quel di Egna terminato con lo spaventoso risultato di 3-23 per le agordine. Quell’incontro mi ha fatto riflettere parecchio, poi però fortunatamente le cose hanno iniziato a girare meglio tant’è che nell’ultimo incontro di campionato italiano Milano vs Feltre/Agordo è terminata con un sorprendente 6 – 8 per le feltrine.
Se penso bene però mi viene anche in mente la partita maschile Como vs HCM anno 1985 o giù di lì, terminata 54 a 1 se la memoria non mi inganna…

Manfred Klotz: Riferito alla Nazionale femminile direi che il risultato peggiore è la sconfitta contro l’Olanda ai mondiali del 2012 che ha determinato in larga parte la retrocessione.
Riferito alle Eagles, la partita contro il Torino il 20 gennaio u.s. perché nell’occasione la squadra sembrava avere perso tutto ciò che la faceva una grande squadra.
Di positivo, sempre con riferimento alle Eagles, ricordo soprattutto gara due e tre contro l’Agordo stagione 2009/10 e gara 3 contro il Real Torino stagione 2010/10 quando tutti davano le Eagles ormai per spacciate.

Perché in Italia il contatto fisico nell’hockey femminile non è ammesso? Pensi che il movimento ne risenta in qualche modo?

Massimo Traversa: Attualmente un certo contatto fisico è pur concesso e mi pare che il metro di misura che viene utilizzato in linea di massima dagli arbitri italiani sia corretto e consenta di giocare delle partite belle da vedere e senza neanche troppe interruzioni. Vedendo i referti mi pare che le penalità assegnate siano mediamente basse e abbastanza omogenee fra un incontro e l’altro. D’altra parte io penso che sia giusto adeguarsi al metro di misura IIHF perché quando le atlete vanno in Nazionale potrebbero avere dei problemi se il metro di misura utilizzato fosse in modo decisamente inferiore o superiore a quello IIHF. Non credo quindi che il movimento attualmente risenta in nessun modo dell’interpretazione arbitrale del “contatto fisico”.

Davide Martoscia: Nell’ambito femminile le cosiddette “cariche” non son ammesse anche se, una sorta di tacito e comune accordo tra giocatori/arbitri/società fa si che alcuni “contatti”, se fatti con criterio non vengano fischiati in modo da non “distruggere” il gioco, spinte spalla/spalla, ferme in balaustra a contendersi il disco etc. Nelle altre nazioni questo “tacito accordo” si fa un po’ più accentuato, più esperienza, più pubblico, più squadre quindi più competitività.

Manfred Klotz: Il contatto fisico non è ammesso da nessuna parte a dire il vero. Diciamo che a livello internazionale è ammessa un po’ più di grinta. Ammettere le cariche nell’hockey femminile potrebbe essere da un lato qualcosa in più (tanto le ragazze più giovani sono abituate perché crescono nelle squadre maschili) ma dall’altro il grande divario di età nelle squadre femminili e la spesso grande differenza di fisico potrebbe portare non solo bene.

Quanto costa alla tua società la partecipazione al campionato italiano?

Massimo Traversa: Argomento doloroso anche solo a parlarne! In proporzione, non certo in valore assoluto, molto di più che una serie A maschile perché, oggi come oggi, non è consentito sperare, nel movimento femminile, in sponsorizzazioni e incassi per biglietti. Anche gli aiuti che si potevano avere una volta da Amministrazioni Pubbliche sono stati azzerati dalla crisi economica e conseguentemente dalla penuria assoluta di disponibilità degli Enti locali.

Davide Martoscia: Allora, vediamo apro il file di excel dove la nostra brava team leader tiene tutti i conti e… STICA! 18.000 euro tra ore allenamento (2 alla settimana), 4 partite casalinghe, 4 trasferte, pagamento arbitri, ambulanza. Questo solo per la prima fase del campionato… Se fossimo passate alla seconda fase il costo sarebbe diventato più o meno dai 35.000 ai 40.000 euri.

Manfred Klotz: Il budget per il campionato italiano è di ca. 25.000 Euro.

Una proposta per migliorare il movimento dell’hockey su ghiaccio femminile italiano

Massimo Traversa: Mi sono già espresso più di una volta e in diverse occasioni sulla necessità che il movimento cresca sia numericamente che qualitativamente in modo da garantire la continuità dei Campionati. Le società mi sembra si stiano dando da fare ma credo che a questo punto occorra avere un grande aiuto da parte della Federazione che ritengo debba contribuire in modo concreto alla visibilità del movimento femminile. Non è mio intendimento fare polemica ma la mancata disputa a Torino della Coppa Italia non credo sia stato un bell’episodio e mi auguro che invece sia stato solo un incidente che non si debba più verificare. Inoltre, come ho già detto più volte, credo non sia una idea così balzana quella per cui la Federazione dovrebbe interporsi fra Hockey e Figura in modo da favorire un certo passaggio di atlete che evidentemente lo desiderano e sono più portate a provare la specialità Hockey. Forse anche solo un 5% di passaggi, stante la popolazione femminile della Figura, garantirebbe un aumento considerevole di atlete hockeiste e di squadre femminili.
Ovviamente un buon contributo potrebbero darlo le società hockeistiche che nelle loro squadre giovanili dovrebbero, anche con qualche incentivo della Federazione, spingere per aumentare le loro quote rosa che ormai sono diventate un imperativo nelle varie attività politiche e lavorative e quindi non vedo perché non dovrebbero essere considerate anche nell’ambiente hockeistico.

Davide Martoscia: Di proposte ce ne sono tante, molte valide altre ancora più interessanti. Il budget veramente ridotto a disposizione, sia delle società che il settore Fisg che gestisce il femminile rende tutto molto, molto difficile; ma non impossibile o quasi. Dal mio punto di vista le grandi squadre maschili di serie A dovrebbero dare una mano al movimento integrando le “piccole” realtà femminili cosi da poter avere, in teoria, una forza maggiore quindi attirare anche più pubblico, interesse, incrementando magari il settore giovanile con entrambe le discipline maschile e femminile.

Manfred Klotz: Il movimento italiano ha in sostanza due problemi: quantità e qualità. Per aumentare la quantità ci vuole la disponibilità delle squadre tradizionalmente “maschili” ad accogliere ragazze e a istruirle. Per quanto riguarda la qualità sono convinto che sia necessario permettere alle ragazze di giocare più a lungo con i ragazzi nelle giovanili. Lo fanno quasi dappertutto in Europa e le Nazioni che lo fanno hanno superato l’Italia a livello di Nazionale. Quindi un nesso ci sarà.

Un saluto e un augurio differente per ciascuna squadra: Bolzano, Torino e Milano

Massimo Traversa: L’augurio per il Torino non lo dico, per scaramanzia ma è facile da capire.
Per il Bolzano ti trascrivo il testo del sms che ho inviato il 1° gennaio di quest’anno a Manni Klotz in risposta a quello suo con cui mi ha gentilmente augurato un 2013 pieno di successi. La mia risposta è stata: “Ricambio gli auguri per un 2013 strapieno di successi, meno 1 !”
Putroppo Manni mi ha risposto: “Eh si, la EWHL non la vinceremo !”
Dunque il mio augurio di cuore per Manni e per le Eagles è invece quello di vincere l’EWHL.
Per quanto riguarda Davide e il Milano, auguro che l’entusiasmo dei suoi Dirigenti produca l’effetto benefico di fare crescere la squadra cercando di portare il maggior numero di milanesi all’hockey e con l’esperienza delle prossime stagioni di crescere ancor di più a livello qualitativo in modo da contribuire maggiormente a rendere interessante e combattuto i nostri futuri campionati.

Davide Martoscia: Beh, il saluto e l’augurio io lo faccio uguale per tutti! Cari Manfred e Max Vi mando un saluto, l’augurio è quello di far sempre meglio, aver più tesserati, appassionati, tifosi, budget. Con la mia personale speranza, prima o poi… di farvi un **** cosi sul campo! … Sperém!

Manfred Klotz: Al Torino auguro tanto successo e la voglia di continuare se il successo non dovesse essere completo.
Al Milano auguro tanta pazienza e che continui sulla strada intrapresa e soprattutto che qualcuno a Milano si renda conto delle opportunità che la società offre.
Alla mia squadra non riservo nessun augurio perché potrei sembrare di parte.