Una timeline sul lockout NHL

Gli appassionati NHL di tutto il mondo sono in apprensione: il lockout della lega hockey più importante del mondo continua, le trattative non sembrano collimare ed il rischio è quello che lo stesso campionato venga definitivamente annullato. In questa timeline, verranno analizzate giornalmente le trattative tra NHL e NHLPA nella comune speranza che le sue associazioni trovino un punto d’incontro e la National Hockey League possa ufficialmente ripartire.

19/11: sorprendentemente sono riprese le trattative tra le parti, poche ore nelle quali Daly ha rilasciato la seguente dichiarazione “vogliamo una proposta completa, concreta ed esauriente da parte del sindacato, finora si sono presentati con parti di questa o quella norma, vogliamo capire la reale intenzione e ciò che realmente vogliono ottenere”, a quel punto si è di nuovo interrotto tutto e con tutta probabilità si rivedranno mercoledì 21. Lo stesso Fehr all’uscita dopo la riunione s’è lasciata sfuggire un’ammissione che ha dell’incredibile “Uno dei miei punti deboli come un essere umano è che sono un negoziatore scadente”, però per spezzare una lancia a suo favore possiamo dire che con gente, paragonabili a squali, quali i vari Bettman e Daly, ha tenuto il punto su questioni a dir poco spinose senza scendere a compromessi, di contro però la richiesta fatta dalla NHL su una proposta completa evidenzia, forse non un’approssimazione, ma quantomeno una certa predilezione su argomenti che riguarderebbero solo una minima parte di giocatori, top player, che hanno contratti molto lunghi ed ingaggi elevati. Molti giornalisti hanno anche fatto notare come negli anni passati sia la NBA che la NFL hanno attraversato situazioni simili, e che abbiano risolto il tutto grazie al buon senso dimostrato dalle parti e dalle rinunce fatte sugli ingaggi da parte dei giocatori, e non si spiegano il perché sulla base di quelle esperienza non abbiano provveduto per tempo a prendere provvedimenti in merito.

Nel frattempo la Kraft ha annullato per quest’anno il Kraft Hockeyville 2013, trattasi di un progetto per il quale la Kraft mette in palio 1 m/$ tra le comunità canadesi che si distinguono per la loro passione per l’hockey. In pratica le varie comunità competono tra loro, chi vince ha diritto al milione che verrò utilizzato in principal modo per il riammodernamento dell’arena, una trasmissione nazionale che copre l’evento e fa meglio conoscere la comunità e una partita di precampionato con un team NHL. Visto che la stagione è saltata la Kraft ha stabilito che sarebbero più le perdite dei guadagni per le sponsorizzazioni e così ha annullato tutto, i soldi verranno reinvestiti probabilmente nelle minors canadesi o nelle giovanili, ma almeno non andranno buttati.

15/11: trapela una notizia che darebbe come imminente la cancellazione della stagione fino alla metà di dicembre se non si trova un accordo in breve tempo, poi verrebbe fissata una data per la quale si fisserebbe un punto di non ritorno, ovvero il termine ultimo per poi cancellare l’intera stagione, oltre al fatto si ipotizza di cancellare l’All Star Game. Bettman annuncia che non è il caso di intavolare altro sino a che non vengano riviste le condizioni della NHLPA, mentre dal canto suo Fehr fa sapere che sarebbe meglio incontrarsi per far proseguire il tutto.

14/11: alcuni sostengono le trattative siano avvenute telefonicamente tra le parti, ma nessuno né ha smentito, né ha confermato la notizia.

13/11: tutto fermo, tranne che per le dichiarazioni dei diretti interessati. Prima Daly dichiara che “le trattative sono arrivate ad un punto morto e non sono previsti ulteriori confronti” al quale risponde Fehr con un “il sindacato è pronto in un qualsiasi momento a riprendere le trattative. Questo fa capire esattamente lo stato d’animo di entrambe le parti e lo stallo totale della trattativa.

12/11: riunione che prende il via con un’intervista a Bill Daly che si lascia scappare un “sono ottimista che una ripresa e un accordo si possa trovare in tempi non molto lunghi”, la risposta di Fehr non si è fatta attendere “spero vivamente abbia ragione lui”. Da questo si deduce un certo ottimismo, che non convince però una new entry al tavolo, Sidney Crosby, capitano dei Penguins, che ancora una volta non si capacita del perché la NHL vuole toccare un meccanismo che, a dir suo, era perfetto sino a questo punto. Al termine della riunione Fehr ha cambiato i toni “non stiamo facendo progressi in merito al discorso economico, siamo fermi”.

11/11: domenica di passione tra le parti, con un’oretta scarsa di conversazione utile solo per far vedere che le trattative proseguono pur con tutti i se e i ma del caso, dato le parti si erano lasciate con un nulla di fatto e uno stallo totale. Unica eccezione che ha dell’incredibile è stata l’uscita di Fehr che si è reso protagonista di un’esternazione che ha dell’incredibile: la richiesta di vedersi prossimamente in quel di Toronto, casa della NHLPA, perché così avrebbero “giocato” in casa loro, in fin dei conti hanno accettato di vedersi a New York ed ora gli sembra giusto la NHL ricambi il favore.

10/11: giornata interlocutoria utile solo a far sbollire le arrabbiature del giorno precedente e nel rivedere ulteriori proposte.

09/11: fumata nera, la NHL ha rifiutato in toto la proposta di Fehr & Co. che a parte l’amarezza del risultato non demorde e ne riformulerà un’altra, anche se la tensione tra le parti è alle stelle, tant’è che voci incontrollabili dicono che alcuni giocatori non siano proprio soddisfatti di ciò che Fehr abbia riportato durante le riunioni, alludendo faccia solo gli interessi di quei pochi che hanno contratti a lunghissima durata, e che pertanto sono quelli maggiormente remunerati. Un’altra campana invece presuppone il fatto che le voci su Fehr siano state messe in giro da qualcuno vicino alla NHL per destabilizzare il sodalizio Fehr-giocatori. Per voce di molti la giornata ha segnato più di un passo indietro nelle relazioni.

08/11: le parti non si sbilanciano sui risultati, ma ancora una volta non mancano le notizie. A detta di molti potrebbe essere stata la giornata cruciale per bypassare l’empasse dei vari punti nodali. Primo punto quello dei contratti superiori ai 5 anni, la NHL s’è detta infatti disposta a far valere questa clausola dalla stagione prossima. Punto secondo è invece relativo alla spartizione degli introiti, le proposte sono due, la prima vuole che si arrivi al 50% a testa già dal primo anno, questa è la proposta NHL, mentre la seconda vuole si arrivi al pareggio entro 3 anni, questa è della NHLPA, forte del fatto che gli introiti tendono a salire anno dopo anno, sfruttando così i guadagni sempre maggiori ogni stagione. Fehr ha dato questo input alla NHL e domani si attendono novità in merito.

07/11: altre sei ore di riunione in giornata, posizioni ancora non ben definite, tutti contro tutti, Fehr dal canto suo non vuole assolutamente che il discorso sulla durata massima vada ad influire anche sui contratti precedentemente stipulati, mentre la NHL vorrebbe far diventare la norma retroattiva. A parte questo la situazione sembra relativamente calma su ambo i lati, se non fosse che un terzo incomodo ha fatto la propria comparsa sul tavolo, si tratta dello sponsor ufficiale della NHL, la Molson Coors Beers, società produttrice di birra che grazie alla sponsorizzazione stessa ha guadagnato in totale nella passata stagione 3,3 miliardi di dollari. Il perché dell’entrata in gioco? Presto detto, per voce del suo CEO, Peter Swinburn, ha annunciato presenterà una richiesta di danni alla NHL per il mancato guadagno nel periodo di lockout, ritenendo responsabile la lega del blocco.

06/11: ancora riunione, ancora fumata nera. Le parti non hanno rilasciato interviste su ciò che si è detto, però come al solito le notizie sono lo stesso trapelate, come voler a far capire che comunque le cose proseguono pur con gli intoppi del caso, ma è volontà comune a tutti quella di portare a compimento la missione CBA. Prendono consistenza le voci riguardanti le varie date, 01 dic. per inizio e date training camp, nel caso del buon esito delle trattative.

05/11: ancora ore seduti davanti al tavolo delle trattative per un nulla di fatto, sembra da voci provenienti dall’interno che però ora ci sia un ammorbidimento sulle posizioni, in particolare la NHL rivedrebbe la percentuale di guadagno mentre la NHLPA rivedrebbe alcuni punti tra i quali il termine massimo di stipula contratti, la lega chiede un massimo di 5 anni, il discorso free agent, dove sempre la NHL chiede lo diventino al compimento del 28° anno di età o dopo 8 anni di presenza in NHL ed anche la rivisitazione degli entry level contracts, dove si vorrebbe portarli ad un massimo di 2 anni, ora sono 3. Cominciano i primi interventi di giocatori sulla questione, il primo è Daniel Alfredsson, capitano degli Ottawa Senators, che si dice poso fiducioso sulla riuscita delle trattative in tempi brevi.

04/11: le trattative continuano solo per alcune ora, le posizioni sembrano sempre distanti, ognuna delle due parti si arrocca sulle sue posizioni, senza voler mollare la presa e dare segnali di passi in avanti, unica nota positiva è che si continua a discutere. La località non è più segreta a nessuno, ci si incontra a New York, nella sede della NHL. Cominciano a circolare voci che se si trovasse un accordo in tempi brevi la stagione partirebbe il 1° dicembre prossimo, i training camp partirebbero appena firmato l’accordo o al massimo entro 7 giorni dall’inizio di Regular Season. Ancora una volta pare che la cosa che più sta a cuore al sindacato sia la spartizione degli introiti, il 50% sta stretto ad entrambi.

03/11: come un fulmine a ciel sereno, dopo giorni di silenzio, esattamente dopo il 18 ottobre, ultima volta che si erano incontrati, riprendono le trattative, sabato, a darne l’annuncio Bill Daly, braccio destro operativo del Boss Bettman, insieme a Steve Fehr, incaricato dal sindacato a gestire l’intera faccenda del CBA, acronimo di Collective Bargaining Agreement, contratto collettivo di lavoro. Le parti sono concordi che la ripresa delle trattative si rende necessaria per evitare ulteriori perdite di denaro intorno al circus della NHL, e si rendono disponibile entrambe a rivedere i propri punti di vista per il “bene comune”.