Scomparso Krutov, stella dell’Armata Rossa negli anni ’80

Si è spento a soli 52 anni, dopo due giorni di agonia, Vladimir Krutov;  la causa del decesso è dovuto ad una maledetta gastrorragia che ha privato gli appassionati di hockey di uno dei migliori giocatori che lo sport di squadra più veloce del mondo potesse vantare.

A livello internazionale la sua brillante carriera, con la Nazionale Sovietica, ebbe inizio ai Mondiali Under 20 del 1979: conquistata la medaglia d’oro  battendo 7-5 la Svezia a Karlstad nell’ultima partita del girone finale, l’ex ala  sinistra venne eletto nell’All Star Team. La nomina ed il titolo iridato vennero confermati l’anno successivo nel Mondiale di categoria disputato in Finlandia: a Helsingin Jaahalli la Svezia, ancora in corsa per l’oro, dovette cedere 2-1 e Krutov si laureò miglior marcatore con 11 punti (7 goal e 4 assist). Tikhonov, coach della Nazionale Senior e del CSKA, lo conosceva bene per averlo allenato anche nel club di appartenenza e un mese e mezzo più tardi, decise di aggregarlo alla squadra in partenza per le Olimpiadi di Lake Placid. Suo malgrado, Krutov fece parte di quella “Big Red Machine” (così era definita la Nazionale Sovietica dai nordamericani per la sua invicibilità) magistralmente sconfitta dagli Stati Uniti di Herb Brooks: se per gli americani il successo venne marchiato come “Miracle on Ice”, la trasferta della “Sbornaja” fu considerata un disastro. Il periodo storico imponeva l’oro come unico metallo prezioso con il quale i giocatori dell’Armata Rossa dovevano tornare a casa; in quella partita Krutov fu il giocatore che aprì le marcature al 9.12, finalizzando un assist di Kasatonov. L’attaccante sovietico fu protagonista, con un assist a Maltsev, anche nel goal del 3-2 che diede nuovamente, al 22.18, il momentaneo vantaggio ai ragazzi capitanati da Mikhailov.

Il seme fu piantato, la linea KML (Krutov-Makarov-Larionov)  impiegò poco a germogliare e a sbaragliare le formazioni avversarie; con i difensori Fetisov e Kasatonov (tutti e cinque appartenenti al CSKA Mosca) diedero vita ad una prima linea denominata “Super Five” (o Green Unit per il colore della maglia usata durante gli allenamenti). In breve tempo il palmares di Krutov si arricchì con la conquista del Mondiale e della Canada Cup nel 1981, vinta a Montreal, con uno schiacciante 8-1 ai danni delle Foglie d’Acero a cui si aggiunsero due Olimpiadi (Sarajevo 1984 e Calgary 1988), oltre ad ulteriori quattro Mondiali (1982, 1983, 1986 e 1989) segnando, in 123 gare internazionali, 164 punti (89 goal e 75 assist).

A livello di club vinse 11 campionati con il CSKA Mosca; tentata l’esperienza della NHL, conclusasi amaramente dopo una sola stagione a Vancouver a causa della difficoltà di ambientamento e del massacrante calendario della NHL, Krutov volò in Svizzera dove vestì la maglia dello Zürcher SC per passare, quattro anni più tardi in Svezia, prima nelle file dell’Östersunds Ik e nel Brunflo, dove chiuse la sua lunga carriera.

I premiati alla cerimonia della IIHF Hall of Fame Induction 2010

I premiati alla cerimonia della IIHF Hall of Fame Induction 2010

“Tank”, come venne soprannominato per la sua caparbietà  e la sua robustezza fisica, ottenne anche numerosi riconoscimenti personali: nelle edizioni dei Mondiali del 1983, 1985, 1986 e 1987 fu selezionato nell’All Star Team, nel 1986 e 1987 venne eletto miglior attaccante delle due manifestazioni iridate. Nel 2010, con una cerimonia tenutasi a Colonia, Krutov venne inserito nella Hall of Fame della IIHF, nel suo intervento si disse felice di non essere dimenticato a livello internazionale e di non voler essere dimenticato anche in Patria; ricordando gli anni in cui giocò, affermò che lui e i suoi compagni di squadra lavorarono sodo, si consideravano esseri umani come gli altri, ma che amavano l’hockey dando il loro meglio nelle partite.

http://vimeo.com/4900430

httpvh://www.youtube.com/watch?v=lnfIhSAGBRw