Paul Baier, tifoso dei Giants che sogna la maglia azzurra

(Comun. stampa SG Cortina) – Per i tifosi-giornalisti dell’Hafro Cortina ecco il secondo appuntamento (su quattro) con i loro beniamini. Dopo il successo dell’intervista al coach Stefan Mair, questa volta è Paul Baier, il “gigante buono” che viene dagli Stati Uniti con il compito di rafforzare ulteriormente la difesa del Cortina, a rispondere alle domande di Andy, Barbara, Luca e Marco. L’intervista è in inglese, ma Baier è veramente notevole per i progressi che sta facendo con l’italiano: in meno di due settimane – con l’aiuto dei suoi compagni di squadra italiani, di attrezzisti e collaboratori – è già in grado di capire e di farsi capire, dimostrando una inusuale volontà di apprendimento e di integrazione.
 
Paul, partiamo dagli Stati Uniti. Sicuramente hai seguito il Super Bowl. Hai tifato New England Patriots o New York Giants?

New York Giants!

Sappiamo che nel sangue ti scorre sangue tricolore. Che tipo di discendenza italiana hai?

Mio nonno – il papà di mia mamma – veniva dalla Sicilia.

Chiederai il passaporto italiano?

Sì. Il passaporto non ce l’ho ancora, però le pratiche sono già avviate e devo solo aspettare ancora un po’ di tempo per ottenerlo.

A questo punto la nazionale italiana diventerebbe un sogno alla portata di mano.

Sì, confesso che mi piacerebbe molto vestire la maglia azzurra. A questo proposito mi sembra anche doveroso imparare l’italiano.

Come va con l’apprendimento? Sei in Italia da molto poco, da meno di due settimane.

Sto studiando: l’italiano mi sembra veramente bella come lingua. Vado un po’ a rilento, però…

Anche se tu credi di andare a rilento, siamo tutti impressionati per i progressi che stai facendo!Come ti è sembrata Cortina, dopo il primo impatto?

Cortina è un posto fantastico. Davvero, non avrei mai immaginato di trovare una cittadina così bella. Mi piace davvero moltissimo.

Che idea ti sei fatto del campionato italiano, anche se hai giocato solo l’ultima partita a Brunico?

Non ho ancora un’idea precisa, perché non ho visto le altre squadre. Però contro il Val Pusteria, sabato scorso, mi sono divertito molto. Mi è piaciuta in particolare l’energia che noi abbiamo messo in campo per riuscire a portare a casa i tre punti in palio. Poi il livello di gioco di entrambe le squadre è stato molto alto.

Che cosa vuol dire arrivare in spogliatoio a metà campionato, quando la squadra è già impostata e c’è un gruppo già definito?

È un’esperienza particolare, proprio perché il team ha già una sua identità, e perché i giocatori si conoscono e lavorano da settembre. A volte può essere difficile riuscire a integrarsi. Devo però essere sincero: io non ho avuto nessun tipo di problema, perché i ragazzi mi hanno accolto bene, con grande gentilezza, e qui mi sto trovando benissimo.

Ci sono differenze nella gestione delle cose tra qui gli Stati Uniti, dove giocavi prima?

Le differenze ci sono, certo; alcune cose sono impostate diversamente. Però l’hockey è l’hockey, e a me piace così: in fondo l’obiettivo è quello di segnare un goal in più degli altri!

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