I Numeri Uno

Di Max Magi

Spesso, nello sport come nella vita in generale, non si è numeri uno per raccomandazioni o per diritto divino. Lo si è perché si è forti, ovvio, ma anche perché si hanno testa, carattere, elevate capacità di reazione. E un pizzico di fortuna, certo, perché no?
Washington e San Jose, per esempio. Vincono le rispettive conference durante la regular season e si presentano ai blocchi di partenza dei playoff con tutte le credenziali per arrivare fino in fondo e giocarsela alla pari, ma ogni partita, si sa, è un nuovo durissimo esame. I Capitals, dopo aver perso a sorpresa la prima in casa con Montreal, nella seconda partita si trovano indietro di tre reti. Pazzesco. A quel punto, tutto ciò che la regular season ci ha detto a proposito della Boudreau band perde ogni valore. Le reti segnate, la serie di 14 vittorie consecutive, i 121 punti conquistati… Niente, tutto nel dimenticatoio, bisogna ricominciare da zero, anzi, da sotto zero, tirare fuori gli attributi e fare affidamento solo su se stessi, non su quanto ci era stato trasmesso nei sei mesi precedenti dalle varie statistiche. E allora Washington risale al 4-4. Subisce ancora gol da Plekanec, ma a un minuto e mezzo dalla fine pareggia per poi vincere in OT. Lì la serie gira completamente, e le due successive vittorie a Montreal diventano quasi una formalità, per Washington. Numeri uno.

San Jose perde la prima in casa contro Colorado e nella seconda partita è di nuovo in svantaggio. Portiere richiamato in panchina e pareggio conquistato a mezzo minuto dal termine. In OT arriva poi la vittoria. Anche qui la serie sembra girare completamente a favore dei pretendenti alla Stanley Cup, se non fosse che in gara 3 succede una combinazione di eventi tipo allineamento dei pianeti: Anderson ne para 50 su 50 e in OT Danny Boyle realizza la madre di tutte le autoreti. Quarta partita, nuovo OT, ma stavolta gli Squali puntano il mirino verso la gabbia giusta e salgono e ripareggiano la serie. Reazione da numeri uno. Sapranno reagire allo stesso modo gli Avalanche? Francamente ne dubito, penso che il loro ultimo treno sia già passato, ma dopo le figuracce fatte in ambito di pronostici, forse è meglio che stavolta io stia zitto…
E restando sempre in argomento, eccoci a Sid the Kid. Ai giochi olimpici di Vancouver non brillava particolarmente, ci si aspettava ben altro da lui, poi è arrivata l’attesissima finale con gli Stati Uniti, e allora chi altri poteva realizzare in OT il famoso “golden goal” se non lui? Bene, bravo, complimenti, ma non è ancora tempo di sentirsi appagati, nonostante in saccoccia ci sia, oltre appunto all’oro olimpico, pure l’ultima Stanley… Iniziano i playoff, e in molti, me compreso, si chiedono come se la caverà stavolta il Kid contro la sua personale bestia nera, i Senators (2 reti in 17 partite sono ben poca cosa, per Lui). Al primo incontro risponde alle perplessità piazzando tre assist, ma non bastano, i Senators portano a casa il primo punto. Ed è di nuovo lì, nella seconda partita, che la serie viene completamente ribaltata, solo che stavolta ci pensa un uomo solo. Incassata da Regin la rete dello 0-1 dopo soli 18 secondi, Crosby realizza prima il pareggio, poi nel terzo periodo salva in tuffo sulla propria linea di porta evitando una rete che sarebbe stata una mazzata micidiale per gli indomiti Pinguini, e 5 minuti dopo sforna a Letang l’assist per il 2-1 finale, e a quel punto termina la serie; a Ottawa i Senators confermano una vecchia e spietata legge della fisica, cioè che se non tiri non segni, e Sidney piazza dal canto suo altri 6 punti (3 gol e 3 assist) trascinando Pittsburgh al primo matchpoint. Numeri uno. Che a volte falliscono, è chiaro, ma il più delle volte sfornano un vincente mix di grinta e fortuna (o di due paroline non proprio politically correct, se preferite). Ma del resto, se fossero sempre e soltanto loro a spuntarla, avremmo la più clamorosa delle sorprese, ovvero la totale assenza di sorprese, mentre invece ecco che in sole 5 partite Philadelphia butta fuori New Jersey, e domani Boston avrà la stessa chance con Buffalo. Sì, qualche risultato inatteso ci sta sempre, è il bello di ogni sport, ma i numeri uno di quest’anno proprio no, non sembrano voler cedere le armi. Gli sfidanti sono avvisati.