Futuro incerto per il torneo femminile alle olimpiadi

Terminata la festa iniziano i bilanci. Mentre si comincia a chiedere a Gary Bettman di permettere ai giocatori dell’NHL di partecipare alle Olimpiadi di Sochi 2014, il presidente del CIO Jacques Rogge nutre la sua delusione per la mancanza di crescita del movimento internazionale femminile, mettendo in discussione la sua stessa sopravvivenza. “Non possiamo continuare senza miglioramenti” ha dichiarato a poche ore dalla premiazione.
Si è partiti nel progetto olimpico nel 1998 con Canada e USA inavvicinabili, dopo 12 anni siamo ancora a questo punto. Finale a parte, 4 vittorie su 4 per entrambe, 45 reti a 2 per le canadesi e 50-2 per le americane; 231-45 i tiri in porta per le prime, 183-49 le seconde. Tra mondiali e olimpiadi solo un caso, quello di Torino 2006, in cui una nordamericana non sia giunta in finale.
Svezia e Finlandia, anello di congiunzione tra le due regine e le outsider, hanno reagito in modo preoccupato e hanno ricordato che Canada e USA hanno un budget per il movimento femminile 8 volte superiore a quello scandinavo, con il doppio dei giorni programmati per provare assieme. Un tetto massimo di spesa e un massimo di giorni di raduno potrebbero essere una forzata soluzione che difficilmente ridurrebbe un gap tra dei movimenti distanti anni luce. Solo parlando di ragazze i dati ufficiali IIHF parlano di 85.309 praticanti canadesi e 59.506 americane, a dispetto di 3.612 svedesi e 3.527 finlandesi. Non prendiamo nemmeno in considerazione il movimento azzurro e le sue 393 ragazze, inattive comprese.

Secondo Jacques Rogge dal ’98 le nazioni europee non solo non si sono avvicinate a USA e Canada ma alcuni movimenti sono pure peggiorati, pertanto non ha senso assegnare una medaglia in queste condizioni di duopolio. Un discorso tutto sommato senziente ma ricordiamoci che per decadi l’Unione Sovietica ha cannibalizzato olimpiadi e mondiali maschili.