Il ricordo di Gianmario Scola

(com. stampa HC Fassa, RC) – Da  giovane si divertiva a giocare con i suoi coetanei, diventato più grande quella passione infinita, quasi morbosa per  l’hockey su ghiaccio gli è esplosa dentro. Personaggio estroverso dotato di un’ intelligenza tecnica e amministrativa, Gianmario Scola ha guidato la squadra dell’ Hockey Fassa fin dal lontano 1972 quando dalla serie C si catapultò in serie B, facendo poi un significativo balzo di qualità nel 1985 con l’approdo alla massima serie: un ulteriore suo merito è la costruzione del  palazzo del ghiaccio. Una lotta lunga, ardua, quella relativa alla costruzione dell’impianto per la quale si iniziò a parlarne a metà degli anni 70. Scola dovette dar fondo a tutto se stesso per  ottenere il terreno prima del via libera ai lavori. In principio la struttura si presentava senza alcuna copertura, con la sola piastra ghiacciata affiancata dalla tribuna spettatori, successivamente – per l’esattezza nel 1987 – i lavori terminarono con la nascita di maestosa presenza che oggi compare ai nostri occhi, il Palazzo del Ghiaccio “Gianmario Scola”.

L’area dedicata allo stadio copre una superficie di 12.000 mq mentre il solo fabbricato misura 5.025 mq, per  gli amanti delle curiosità lo spessore del ghiaccio è di 7 centimetri,  il tutto illuminato da 177 fari.

Scola si è sempre esposto in prima persona, con le buone e con le cattive con l’unico fine di ottenere il massimo per questo movimento sportivo. Adorava i giovani, ci teneva enormemente  al settore giovanile tanto da andare  a prendere i ragazzi a scuola per portarli allo stadio arrivando  fino Trento o Bolzano per prelevare dai collegi i suoi ragazzi. Qualcuno rammenta  quando il Presidente scendeva nello spogliatoio al termine della partita complimentandosi con tutti gli atleti  regalando loro una Brooklyn.
Persona di  grande carisma,  nel 1987 riuscì  a portare a Canazei i Mondiali di Hockey (gruppo B) che si disputarono  dal 26 marzo al 5 aprile. Fece approdare a  Fassa grandi nomi come Manno, Stukey ma non solo tanto che gli spalti, durante gli incontri della massima serie, erano gremiti di gente e lui parlava con tutti senza la minima distinzione. Quando si giocava lontano dal ghiaccio amico, dalla Val di Fassa partivano pullman pieni di tifosi: “Veniva a prendermi da scuola per andare in trasferta, si andava fino a Varese”, ricorda la figlia Debora. Se il “suo” Fassa non seguiva le aspettative il “Presidente” non aveva peli sulla lingua e non disdegnava qualche urlo verso i suoi giocatori e questa era un’ulteriore molla che attirava la gente: erano altri tempi, quando si gioiva e si imprecava per lo sport più bello del mondo. Nel 1988 entrò in Federazione prodigandosi al cento per cento delle proprie possibilità per  la disciplina tanto amata. Un male incurabile se lo portò via prematuramente nel 1990 a pochi giorni dall’inizio del 57° campionato Italiano, fino all’ultimo, con chi lo andava ha trovare, parlava di hockey. Ora il Palazzo del ghiaccio porta il suo nome e ogni autunno, alla fine di settembre, il Comitato Trentino vuole ricordare la figura di Gianmario Scola con un torneo per comitati.

Anche nella malattia si preoccupava di tutto, questa lettera fu scritta per i giochi della gioventù del 1990

Porgo a nome del Presidente della Federazione il saluto alle autorità politiche e militari ed a tutti voi presenti.
A voi atleti faccio i complimenti per come avete disputato questa fase provinciale dei giochi della gioventù 1990.
Alle vostre società di appartenenza ed ai nostri allenatori va il giusto riconoscimento per quanto mi hanno sino ad ora insegnato.
Infine un doveroso grazie al presidente del Comitato Trentino Paolo Friol, ai suoi collaboratori,alla Signora Erminia ed al segretario dell’H.C. Fassa, società ospitante. Diego Riz, per la perfetta organizzazione e di questa fase finale dei giochi provinciali.
Concludo dando ai primi classificati l’arrivederci alle finali nazionali di Bormio.

Si ringrazia per la gentile disponibilità la famiglia Scola