L’Italia “in rosa” quarta ai mondiali: il bilancio di coach Liberatore

La settimana dopo il termine dei mondiali di II divisione in cui la nazionale femminile italiana si è piazzata al quarto posto abbiamo voluto sentire i commenti e le valutazioni di coach Liberatore.

HockeyTime: Con le due vittorie finali, l’Italia ha conquistato la salvezza, possiamo parlare di obiettivo centrato oppure vi aspettavate qualcosa di più quali sono le sue considerazioni?
Marco Liberatore: Quando si prepara un campionato del mondo, ed a maggior ragione quando lo si gioca in casa, viene tutto preparato con lo scopo della vittoria, questo mi sembra chiaro,  poi però ci sono le partite da disputare ed in quel momento ti rendi conto del tuo livello di gioco e di allenamento, io ho un solo rammarico e cioè che paradossalmente abbiamo perso le partite in cui abbiamo giocato meglio, mi rendo conto che leggendo i risultati sia difficile credere a ciò che sto dicendo ma vi posso assicurare che questa è l’assoluta verità dei fatti.

Con la Gran Bretagna abbiamo pagato lo scotto dell’emozione, queste ragazze in genere giocano in palazzetti dove solitamente ci sono solo i familiari a vederle, e davanti a tutta quella gente purtroppo sono scese sul ghiaccio contratte e quando concedi ad un avversario del tuo livello tre gol di vantaggio, poi diventa difficile recuperare; con la Lettonia abbiamo giocato anche meglio oltre che tirato più di loro ma ci è mancata la concretezza in fase realizzativa ed è un vero peccato non essere riuscito a vincere quelle due partite, perche avremmo potuto davvero sognare in grande.

HT: Cosa ha in meno la nostra nazionale rispetto alle altre? Le ragazze disponibili alla nazionale sono sempre di meno, abbiamo un campionato a tre squadre e troppe poche partite durante l’anno. Dove sta andando il movimento rosa italiano e conseguentemente la nazionale?
ML: Ci mancano le partite questo è quello che mi sento di dire, a questo livello la differenza tra la nostra squadra e le nazionali che ci hanno preceduto è stata solo nel come si è arrivati al mondiale, molte delle nostre giocatrici hanno giocato solamente dodici partite in tutto l’anno, troppo poco per essere preparate, un altro problema che ho riscontrato è la mancanza di concorrenza nel gruppo, purtroppo il dato di fatto reale è che il movimento hockeystico femminile è composto da non più di 40/50 ragazze in totale, quindi le dieci ragazze più forti sanno già di avere il posto assicurato e quindi non hanno quel mordente che lo spirito di competizione farebbe diventare ancora più forti. Sia chiaro la colpa non è mia come non lo è assolutamente delle ragazze perche ritengo sia umanamente comprensibile che non dovendo lottare per il posto viene a mancare un po di quell’ardore che servirebbe per diventare una nazionale forte.
Tra l’altro una cosa che vorrei sottolineare è che i risultati sono stati ottenuti grazie a un gruppo eccezionale, questa nazionale è oramai priva da qualche anno di giocatori tecnicamente superiori come lo erano la Maria Leitner e Nicole Bona, ma questo ha responsabilizzato tutto il gruppo, un gruppo affiatato dentro e fuori dal ghiaccio.

HT: Un gruppo affiatato come dice lei, però quest anno avete dovuto affrontare la “grana portieri”. Come sono andate le cose ci può dire qualcosa?
ML: Te lo dico in breve anche perchè c’è un’indagine federale, noi coach con l’aiuto dell’allenatore dei porteri Elmar Parth, durante il ritiro ogni volta che scendavamo sul ghiaccio davamo delle valutazioni alle tre ragazze che si contendevano il posto, a due giorni dall’inizio del torneo è stata stilata una classifica di merito che ha visto primeggiare la Giulia Mazzocchi quindi le abbiamo comunicato la decisione che sarebbe stato affidato a lei il ruolo di portiere titolare, questa di nominare il portiere titolare è una prassi abituale nell’hockey, ma questo non significa che le altre non giocheranno mai, anzi molto ci sarebbero servite nel gruppo la Traversa e la Montanari che con la loro esperienza avrebbero potuto aiutare la compagna più giovane che nonostante la giovane età ha disputato un mondiale di ottimo livello. Invece purtroppo le due ragazze non hanno gradito la decisione e hanno abbandonato il ritiro nonostante tutto il gruppo ha cercato di convincerle.

HT: Ci sono altre giocatrici che hanno rinunciato alla nazionale? Con quali motivazioni?
ML: Ultimamente abbia perso per strada la Evelyn Bazzanella e la Waltrud Kaser, ma le posso capire mi hanno spiegato gia da tempo che non riuscivano più a conciliare impegni familiari, impegni lavorativi ai tanti sacrifici che richiede con l’hockey quindi massimo rispetto per la loro decisione

HT: Cosa si aspetta dal prossimo anno per prepararsi al 2011? La federazione le ha detto qualcosa in proposito?
ML: La cosa bella sarebbe riuscire a far giocare alle ragazze un maggior numero di partite durante l’anno e ci stiamo attivando per questo perché ancora non si vedono altre nuove squadre per il campionato all’orizzonte.
Noi come nazionale anche in virtù del fatto della calorosa accoglienza ricevuta a Torre Pellice stiamo pensando per l’anno prossimo, visto che non ci saranno i mondiali a causa dello svolgimento delle olimpiadi di Vancouver, di disputare un torneo con le stesse nazionali che c’erano nel girone di quest’anno e magari aggiungerne qualcuna, per me sarebbe bellissimo poter avere più tempo da dedicare alle ragazze, ma soprattutto far giocare loro il maggior numero di partite possibili assieme, per creare maggior affiatamento e far si che acquistino meglio il ritmo partita con avversari più forti perche è solo cointro avversari più forti che puoi migliorarti.

HT: Lei è anche allenatore del Caldaro. Quale delle due squadre preferisce allenare? Che sostanziale differenze ci sono? Quale compito trova più difficile?
ML: Ti rispondo con una battuta, io ho perso più chili in questo mesetto passato con la nazionale femminile rispetto all’intera stagione che ho passato ad allenare il Caldaro, questo perche con le ragazze ho dovuto spesso spronarle per dare loro maggiori stimoli, se ci fosse una base più ampia la maggior concorrenza per il posto da sola servirebbe come stimolo ma in queste condizioni anche un talento,come la Sparer per fare un esempio, che durante l’anno gioca un torneo amatoriale arriva qui sapendo bene o male il posto garantito, ma con stimoli maggiori potrebbe essere anche più forte.
Con il Caldaro invece essendo a contatto tutti i giorni con lo spogliatoio è più facile avere il polso dello spogliatoio e creare stimoli se vedi un calo di tensione da parte di qualche elemento, insomma sono due compiti diversi ma comunque piacevoli e che svolgo in egual misura con piacere e passione.

HT: Grazie Marco, e complimenti per la passione che metti per l’hockey
ML: Grazie a Voi che date spazio anche all’hockey femminile, contattatemi pure quando volete, sarà un piacere per me

Si ringrazia la Marco Liberatore per la cortese disponibilità