Intervista a Daniela Colonna-Preti

Daniela Colonna-Preti, "Team Leader della Nazionale, Team Leader dell’Armata Brancaleone, presidente della POLHA, mamma, moglie e tanto altro ancora!", ci racconta la sua vita nello sledge hockey.

Hockeytime: Da poco è iniziato il quinto campionato di sledge hockey, un occhio al passato: il tuo primo approccio con l’allora "hockey su slittino"?
Daniela Colonna-Preti: Parliamo degli ultimi mesi del 2002, quando i dirigenti nazionali dell’allora FISD sono rientrati dalle Paralimpiadi di Salt Lake City entusiasti di questo sport nuovo e fantastico, e con l’idea di poterlo riproporre anche in Italia.
Già nel corso del 2002 in Lombardia un paraplegico, Francesco Mondini (che ora è il Presidente del CIP Regionale) era venuto a conoscenza dello sledge e aveva provato a praticarlo. Si era procurato uno slittino e con l’aiuto di un altro entusiasta precursore, Giuliano Uccelli dell’Hockey Club Visconteum di Milano, aveva riunito una prima squadra di principianti al Palaghiaccio di Zanica (Bergamo).

Alcuni genitori avevano realizzato slittini in ferro, Giuliano si era procurato stecche di legno e primordiali ramponi, ed erano partiti. L’esperienza seppur entusiasmante è però naufragata in breve tempo per vari motivi.
Al salone della montagna di quell’anno, a Torino, Tiziana Nasi ha presentato questo sport emergente. Poi, come ti ho detto, il ritorno della nostra delegazione CIP dalle Paralimpiadi 2002 e il sogno pazzo di poter schierare a Torino 2006 una nazionale di ice sledge-hockey.
Dato che io sono consigliere del Comitato Regionale Lombardo FISHa / FISD / CIP dal 1989 e sono sempre stata attenta a tutte le possibilità di nuovi sport per i nostri atleti, alla fine del 2002 ho dato la mia disponibilità al CIP per organizzare un primo raduno nazionale a Varese che aveva lo scopo di radunare da tutta Italia atleti eventualmente interessati a questo sport.
Il raduno è stato organizzato nel mese di febbraio 2003, e prima di quella data ho dovuto erudirmi sui regolamenti, trovare tutto il materiale necessario e rendere accessibili gli spogliatoi con uno scivolo "provvisorio" che è poi rimasto come definitivo!
Ho avuto bisogno dell’aiuto e dell’esperienza di tutti, e ti assicuro che è stato davvero bello vedere quante sinergie potevano essere messe insieme!
Oltre a Giuliano Uccelli, in quelle primissime fasi mi ha aiutato Roberto Blumer (che mi ha sempre dato gratuitamente sia gli spazi ghiaccio che quelli in piscina al Palalbani, e che ricordo con sincera stima e affetto); il Comitato Regionale Lombardo FISG con Cesare Tadini che mi ha dato in prestito caschi, pantaloni imbottiti e le maglie da gioco della Regione Lombardia; anche l’allora consiglio dell’H.C. Mastini di Varese mi ha aiutato mettendomi gratuitamente a disposizione un allenatore (Yanez Finzgar) e uno strano personaggio tuttofare che tutti chiamavano "Marchio", ovvero Roberto Marchiorato, attrezzista esperto e appassionato, con il caratterino un po’ pepato e niente peli sulla lingua.

HT: Il ricordo più bello?
DCP: Di ricordi belli ne ho tantissimi……Ricordo l’emozione di quella prima volta sul ghiaccio di Varese, quando quella ventina di ragazzi venuti da tutto il nord Italia sono riemersi dagli spogliatoi con caschi e imbottiture, tutti in tenuta hockeystica, belli, sportivi, un po’ agitati…… Come ero orgogliosa di tutti loro e di quello che stavamo facendo!!
Ricordo Andrea Chiarotti, che era stato convocato dal CIP per essere il primo allenatore di una possibile Nazionale…. sfrecciava sul ghiaccio varesino con la sua gamba finta con il pattino montato: entusiasta, disponibile, attento a tutti.
Un altro ricordo bellissimo è legato a Roberto Marchiorato e all’emozione e al senso di sollievo e riconoscenza che ho provato quando, circa un anno dopo questo primo rocambolesco avvio, lui ha scelto di lasciare l’hockey per proseguire a fare l’attrezzista solo con la nostra squadra lombarda e con la nazionale di sledge…
Ma in assoluto il ricordo più bello risale al 3 aprile 2004: in quella data si è svolto a Varese il 1° triangolare Promozionale di quello che l’anno dopo sarebbe partito come Campionato CIP.
L’Armata Brancaleone ha vinto questo primo torneo, e alla fine dell’incontro tutti i miei ragazzi mi hanno dedicato la vittoria…….. era il mio compleanno e mi sono emozionata come non mai!!!! Quasi quanto mi sono emozionata quest’anno a Boston, sempre il 3 aprile mio compleanno, quando credevo che nessuno sapesse di questa mia ricorrenza e invece i giocatori mi hanno fatto la sorpresa di festeggiarmi negli spogliatoi e poi, essendo l’unico giorno libero nel calendario dei mondiali, siamo andati tutto il giorno a visitare Boston e alla sera abbiamo mangiato l’aragosta……… In questo modo super ho compiuto " i miei primi 50 anni"!

HT: In poche parole, cosa è per te lo sledge hockey?
DCP: Una sfida continua, interminabile, appassionante.
……….capire le regole, il gioco, le attrezzature, le necessità…..
……….mettere insieme i giocatori per una squadra lombarda e trovare i soldi per finanziarla………….
……….cercare e motivare allenatori………. a Varese ne abbiamo cambiati un mucchio!!……..
……….organizzare partite, incontri, appuntamenti in Italia e all’estero, dimostrazioni per far appassionare qualche altra regione…………
………cercare di coinvolgere nuovi giocatori, l’INAIL, le Regioni…………
………tenere insieme la squadra, appianare le difficoltà, ricordare a tutti in continuazione che l’amicizia e la stima reciproca negli spogliatoi e nella vita sono il presupposto fondamentale per essere davvero una squadra anche in campo………..
…….fare di tutto perchè tutto questo movimento continui anche dopo i prossimi Mondiali 2009, anche dopo Vancouver 2010, in qualunque modo vadano le cose per la squadra Italiana.
………fare i salti mortali per riuscire ad essere Team Leader della Nazionale, Team Leader dell’Armata Brancaleone, presidente della POLHA, mamma, moglie e tanto altro ancora!

HT: Dall’inizio di quest’avventura siete in tre squadre, come mai non si riesce ancora a formare una quarta squadra nemmeno in zone dove l’hockey è molto radicato come trentino e veneto? Avete iniziative in programma a riguardo? Vedreste di buon occhio l’allargamento del torneo a squadre straniere vicine?
DCP: Lo sledge-hockey è uno sport bellissimo, ma non è purtroppo uno "sport per tutti".
Noi abbiamo dovuto necessariamente "bruciare delle tappe" in Italia perchè avevamo degli obiettivi agonistici molto importanti e molto vicini: prima le Paralimpiadi di Torino dove avevamo diritto di partecipare e lo abbiamo fatto con una squadra che era un po’ la mascotte dell’evento….. Ora abbiamo la grossa responsabilità di doverci qualificare per le Paralimpiadi di Vancouver 2010, e dobbiamo quindi selezionare rapidamente una squadra competitiva, motivata, composta dai giocatori italiani al momento delle selezioni.
Ci siamo resi conto che è necessario avere un handicap piuttosto limitato, ma anche fiato, equilibrio, forza, rapidità….. Tempo per allenarsi, soldi per mantenere gli spostamenti da casa agli allenamenti….. Tranne un paio di casi, nessuno dei giocatori italiani di sledge arriva dall’hockey. A differenza di quanto accade per l’hockey in piedi dove si inizia in genere da bambini, la nostra realtà è fatta da adulti che si avvicinano al nostro sport senza averlo mai praticato prima dell’incidente.
Quindi prima devono imparare a stare in equilibrio sullo slittino e trovare la posizione ideale, poi devono imparare a pattinare, fare fiato e forza nelle braccia, acquisire agilità nei vari movimenti e finalmente imparare qualche tecnica di gioco e i regolamenti. Ci vuole un sacco di tempo!
Abbiamo fatto di tutto per far partire l’attività altrove, ma siamo rimasti delusi.
Credo che lo sledge possa "attecchire" laddove ci fosse qualcuno che ha voglia di "tirare la carretta" e con entusiasmo provare a mettere insieme le sinergie. Evidentemente in Veneto non c’è questo "motore", confidiamo che si mupva qualcosa a Roma!!
Per quanto riguarda gli stranieri: Greg è in contatto con la vicina Francia, io e Santino con la Svizzera…speriamo!
Potremmo certamente inventarci qualche collaborazione con questi confinanti…

(continua…)

Daniele Gobbi