“Non mi sento più le gambe!” “Benvenuto nel club” ( I parte)

Quando Daniela Colonna-Preti mi ha parlato del campus le ho detto che ci sarei venuto anche solo a pelar patate, perché ero convinto che scrivere di sledge-hockey fosse totalmente diverso dal viverlo. E così è stato.

Non sapevo cosa mi aspettava né cosa aspettarmi, sono salito a Bosco Chiesanuova il 29/08 come se andassi ad un appuntamento al buio, non conoscendo nessuno di persona, avendo scambiato solo mail e telefonate con la Daniela (team leader dell’Italia, presidente dell’Armata Brancaleone e della POLHA Varese ecc ecc).
Ero spinto da un unico sentimento: il rispetto e l’ammirazione per i volontari ma soprattutto per questi hockeyisti “diversi”.
Solo il mio criceto in testa sa quante volte ho temuto di dire normale/diverso nei primi giorni per paura di offendere qualcuno.
La sera ho conosciuto i primi volontari, molto disponibili e simpatici come mi aspettavo, e i primi giocatori ai quali mi sono presentato con timore reverenziale ma che mi hanno messo subito a mio agio, incuriositi da questo romano in trasferta. Bella gente, bel posto… il campus prometteva proprio bene.

L’indomani si partiva facendo sul serio: sveglia alle 6.30, colazione potente e atleti pronti in pista per le 8.30. A casa non serviva aiuto così sono andato al palaghiaccio a dare una mano agli attrezzisti. Non ho fatto nulla di speciale, solo qualche vestito appeso, qualche borraccia passata, fischiare il cambio di esercizio ma soprattutto aiutare alcuni giocatori a passare dalla carrozzina allo slittino e viceversa.
E’ stata la prima volta che sono entrato in contatto diretto con la disabilità. Devo dire che mi è piaciuto poter essere d’aiuto a qualcuno, anche se mi muovevo con apparente tranquillità, ero ancora in imbarazzo, temendo di fare o dire una gran cavolata, ma è andato tutto liscio.
Come se fosse un segno del destino, appena finito l’allenamento ha iniziato a piovere, incubo che, visto il bel palaghiaccio all’aperto, ci ha seguito per tutta la durata del campus.
Tornati a metà mattinata nella residenza dei padri Stimmatini mi si presenta l’occasione per conoscere più a fondo i ragazzi: Daniela Colonna-Preti mi incarica di scrivere un articolo per il giornale di Verona “L’Arena”.
Così chiedo ad alcuni atleti cosa li ha spinti a praticare sport e in particolare lo sledge-hockey.
Lo sport è per loro una terapia che li fa sentire meglio fisicamente e mentalmente, gli dà la possibilità di confrontarsi con loro stessi e con gli altri, avere nuove conoscenze e divertirsi.
Ma perché in particolare hanno scelto l’hockey su ghiaccio? E’ innanzitutto uno sport di squadra, veloce, duro ma leale, molto faticoso ma che sa ripagare l’energia spesa con grandi soddisfazioni sia sul ghiaccio che fuori.
E allora cosa c’è di “diverso” dall’hockey in piedi? Nulla.
La motivazione non gli manca affatto: visto che in Italia abbiamo una base di circa 50 atleti, sanno che se si impegnano possono partecipare a Europei, Mondiali e Paralimpiadi!
L’allenamento del pomeriggio verrà ricordato da tutti per l’ultima mezz’ora sotto la pioggia battente. Là l’allenatore Massimo Da Rin appena arrivato ha chiesto una dimostrazione di carattere agli atleti che hanno risposto positivamente andando quasi a nuotare per raccogliere i dischi e creando divertenti tsunami ad ogni frenata, dall’alto si poteva osservare la scia d’acqua lasciata dagli slittini… Eroici!
In spogliatoio ho capito meglio cosa avevano dovuto passare: tutta l’attrezzatura pesava circa il doppio (la pinza del portiere era impressionante!). Non era stato un semplice allenamento ma una prova di resistenza e potenziamento!!! (fine I parte)