John Shorey racconta la sua esperienza italiana

di Andrea Testa

Se si cerca su internet il nome John Shorey, si trova che è l’autore del libro “Hockey Made Easy”, un manuale dedicato all’insegnamento del gioco ai giovanissimi, particolarmente apprezzato dagli allenatori che si occupano di bambini e ragazzi dai 4 ai 12 anni. Pochi sanno però che John Shorey ha giocato una stagione in Italia, esattamente nel 1965/66, con la maglia del Brunico. Canadese di Brockville (Ontario), ha fatto la trafila nelle formazioni juniores collegate ai Chicago Blackhawks e ai Toronto Maple Leafs. Piccolo di statura e troppo “leggero” per aspirare ad un posto tra le stelle della NHL, dopo stagioni caratterizzate da molti punti con i Brockville Junior A Flyers (CJHL) e i Brockville Junior A Braves, decise di trasferirsi in Europa per giocarsi le sue carte:

“Mi trovavo in Germania, dove contavo di trovare una squadra, quando mi dissero che il Brunico stava cercando uno straniero che svolgesse anche il ruolo di allenatore – ricorda – feci l’autostop e arrivai in Val Pusteria, dove mi misi in contatto con i dirigenti della squadra e dopo un provino fui ingaggiato”.

A Brunico, ai tempi si giocava ancora all’aperto con ghiaccio naturale:

 “Ricordo che la stagione iniziò verso fine novembre, quando faceva freddo abbastanza per ghiacciare. Non mi era mai capitato di giocare all’aperto, eccetto quando ero bambino – prosegue – bisognava stare attenti al vento. Ogni tanto nevicava. Fu un’esperienza molto particolare”.

Unico “import” in una squadra fatta solo di giocatori locali, impiegò un po’ a farsi capire dai compagni di squadra:

“C’erano giocatori dai 19 ai 35 anni, alcuni avevano un buon talento individuale anche se solo pochi avevano una buona conoscenza tattica del gioco – continua – fra l’altro parlavano solo italiano o tedesco, mentre io parlavo inglese e quindi per capirci dovevo fare ampi gesti con le mani, fin quando non imparai qualche parola di tedesco. Il limite più grosso stava nel fatto che tanti di loro, una volta in possesso del disco, cercavano di andare in porta con azioni individuali senza preoccuparsi in alcun modo di passarlo a un compagno meglio piazzato. C’erano delle volte che mi sentivo molto demoralizzato quando vedevo che non mi seguivano”.

Milano, Torino, Bolzano e Cortina le trasferte di quella stagione:

“Mi ricordo di lunghi viaggi in treno per andare a Milano e Torino dove c’erano piste al coperto con ghiaccio artificiale. Avevamo una buona squadra, anche se poi alla fine non vincemmo molti incontri – confida – nelle partite in casa avevamo sempre un pubblico affezionato che seguiva con passione i match. È stata un’esperienza che sono contento di aver fatto”.

 Tra gli avversari di allora si ricorda di Andy Despard del Bolzano:

“Era di Ottawa o Hull, che è dall’altra parte del fiume Ottawa, e aveva giocato in passato con gli Ottawa Montagnards – continua – aveva qualche anno più di me. Era un ottimo giocatore. C’era poi un difensore molto forte nel Torino o nel Milano di cui, però, non ricordo il nome”.

Dopo la stagione in Val Pusteria, Shorey disputò un campionato in Olanda con il Den Bosch, prima di tornare in Canada, dove cominciò ad allenare:

“Ho allenato per 13 anni a livello Junior B, prima di essere eletto presidente della Rideau-St. Lawrence Junior B Hockey League, ruolo che ricopro ancora adesso. Sono stato insignito del Canada Junior Hockey Recognition Award per il mio lavoro a livello giovanile e mi sono dedicato all’insegnamento dell’hockey scrivendo libri dedicati a ci si occupa dei giovanissimi”.

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