Bruno Frison racconta l’hockey degli anni 50 e 60

di Tony Puma e Alberto Manaigo

Ruolo attaccante, il suo debutto avvenne nel 1953 con gli Scoiattoli e si concluse nella stagione 1973/74 con l’Alleghe. Con la Nazionale disputò diversi Mondiali e partecipò come titolare alle Olimpiadi del 1964.
Ebbe la fortuna di giocare con e contro grandi campioni del nostro hockey come i fratelli Da Rin, la linea ABC (Agazzi-Branduardi-Crotti), Nebby Trasher, Bryan Whittal, Carmine Tucci, Alfredo Coletti, Jack Siemon e contro giocatori cecoclovacchi e gli imbattibili sovietici.

Hockeytime: Chi l’ha avvicinata all’hockey e a che età ha iniziato a giocare?
Bruno Frison: Ho incomiciato a 12, 13 anni e chi mi ha fatto avvicinare all’hockey è stato Armando Apollonio, una delle vecchie glorie del Cortina.

HT: Quali erano le più grosse difficoltà che si incontravano in quegli anni? Per esempio come avvenivano le trasferte?

BF: Le prime trasferte le facevamo in camion, col camion di Beppe Sello, il nonno di Giovanni (Menardi, attuale team manager del Cortina). Un telone con dentro quattro panche, questa era la trasferta; tipo naja.

HT: E come materiali?
BF: Scarsi. Qui a Cortina, in primavera si piegava un ramo di frassino e si metteva del ferro per tenere la piega, poi quando era il momento si facevano le stecche.

HT: Qual è stato il suo compagno di linea con il quale c’era maggiore intesa?
BF: Con Alberto Da Rin e prima ancora con Nebby Trasher. Nebby Trasher era un fenomeno.

HT: Chi era il suo giocatore preferito?
BF: A me piaceva molto Tino Crotti; era un giocoliere, ti ubriacava con la stecca. E’ stato uno dei più bravi giocatori, poi ci sono i vari giocatori russi o cecoslovacchi e ce n’erano molti. Ricordo una volta andammo a Brno in Cecoslovacchia ad allenarci, ai tempi si andava tre giocatori per squadra, e lì c’era un certo Cerny; quando l’ho visto ho pensato che a posto dei pattini avesse dei razzi, perché ogni volta mi fregava sempre di quattro-cinque metri, però l’anno dopo non mi fregò più.

HT: Si ricorda il suo debutto in Serie A?
BF: Il debutto avvenne allo Stadio Romano Apollonio nel 1953. Allora si giocava a turno come riserva, a turno giocavamo io, Alberto Da Rin, Giulio Oberhammer, Cumarali che faceva anche l’arbitro e che adesso purtroppo non c’è più. E quella sera contro il Milano è toccato a me. Un tifoso del Milano ha fatto una scomessa ed allora ho vinto di premio 6.000 lire e quelle 6.000 lire erano come 100.000 di adesso e per un “bocia” di 15 anni erano molti.

HT: E quello in Nazionale?
BF: In Nazionale ho debuttato nel 1956, quando fui selezionato per le Olimpiadi di Cortina.

HT: Chi era, secondo Lei, il giocatore più forte a quei tempi della Nazionale?
BF: A quei tempi i più forti della Nazionale erano gli italo-canadesi e tra questi uno era Carmine Tucci, era un terzino e c’insegno il famoso”colpo secco”, lo slapshot che noi ancora non utilizzavamo ed era un tiro efficace.

HT: Quanto era sentita, dai giocatori e dal pubblico, la rivalità Cortina-Milano?
BF: La rivalità Cortina-Milano era sentita ai miei tempi, soprattutto negli anni che vanno dal 1958 al 1964. Poi il Cortina aveva tre marce in più degli altri come squadra di club.

HT: Avrebbe voluto giocare in altre formazioni italiane? E in quelle straniere?
BF: Tra le formazioni italiane avrei scelto volentieri il Milano, non per il fatto di giocare, ma perché era l’unica squadra che dava qualche soldo, dato che si giocava senza essere pagati. Pensi che avevano un premio di 1.500 lire per ogni partita persa, 3.000 lire in caso di pareggio e 5.000 quando si vinceva. La vittoria in Campionato valeva 70.000 lire. Io prendevo 70-80.000 lire di stipendio come elettricista, insomma, non era male.

HT: Oggi, come allora, ci sono continue polemiche sugli arbitraggi. Qual era il livello dei direttori di gara negli anni in cui giocò?
BF: Il livello degli arbitri negli anni in cui giocavo io era equilibrato al livello del gioco ed erano abbastanza, dato che si giocava con un arbitro solo e quello che ho detto agli arbitri recentemente è che non ci sono direttori di gara in nessun mondiale ne del gruppo A ma nemmeno nel gruppo C. Un arbitro, per me, dovrebbe anche aver giocato a hockey, capire se un fallo è volontario o meno; oggi, appena un giocatore parte, fischiano subito. Non hanno la visione del gioco.

HT: Secondo Lei era giusto che la Federazione affidasse la conduzione di alcune gare ad arbitri stranieri?
BF: Per me sì, soprattutto gare di un certo livello e soprattutto arbitri tedeschi, perché quelli austriaci erano dello stesso nostro livello.

HT: A seguito della creazione del Comitato Nazionale Arbitri Hockey su Ghiaccio, ci furono dei miglioramenti del livello generale?
BF: Decisamente no. Una volta avevamo una bella selezione di arbitri tra cui Ruggero Savaris, che è stato un giocatore, Benedetti che era un altro fenomeno, persone che avevano giocato a hockey e che sapevano pattinare. Ora c’è poca professionalità…

HT: Qual è stato il giocatore straniero più forte arrivato in Italia?
BF: Ron Flockhart: il canadese che ha giocato prima a Cortina e poi a Bolzano. In una partita contro l’Alleghe gli ho visto fare uno slapshot dalla blu, il portiere Adriano Tancon ha fermato il disco con il petto, è caduto a terra, poi per 20 minuti non è più rientrato in campo.

HT: Fu penalizzante per la Nazionale non partecipare a tornei ufficiali internazionali come i Mondiali o le Olimpiadi con regolarità?
BF: E’ sempre penalizzante, perché da questi tornei impari sempre qualcosa. Durante le partite, quando ero in panchina, guardavo sempre ciò che facevano quelli dello stesso mio ruolo, cercando di migliorarmi e copiare i loro trucchi.

HT: Esistevano delle differenze di gioco tra l’hockey italiano e quello delle altre nazioni?
BF: Non c’era molta differenza, perché noi del Cortina eravamo considerati tra le cinque squadre più forti d’Europa. Facevamo la Coppa Europa, abbiamo pareggiato 2-2 con l’U.R.S.S. e non era una squadra qualsiasi; ai tempi i sovietici erano Campioni del Mondo. Vincevamo contro i cecoslovacchi nei torni estivi; non eravamo inferiori, anche se allora l’hockey era più duro, perché se non giocavi in questo modo e non ti facevi rispettare eri carne da macello.

Si ringrazia Bruno Frison per la disponibilità.