Studio IIHF sugli europei in Nord America

di Francesco Seren Rosso

La IIHF ha completato uno studio riguardante i giocatori europei messi sotto contratto dalla NHL, compresi anche coloro che ancora non giocano in Nord America, e tra gli juniores militanti nella Canadian Hockey League (CHL).

Sono stati presi in considerazione:
1-Tutti gli europei presenti in AHL ed NHL tra il 2000 ed il 2006, ovvero 621 giocatori
2-Tutti gli europei che hanno giocato almeno 400 partite NHL prima del ritiro, ovvero 93 giocatori
3-Tutti gli europei scelti ai draft della CHL dal 1997 al 2006, ovvero 575 giocatori

Dei 621 giocatori del punto 1, 388 (il 62,5%) non hanno avuto alcun impatto nella lega o hanno dato un contributo marginale, mentre 133 (il 21,4%) non hanno giocato una partita in NHL. Inoltre 286 giocatori hanno deciso di tornare a giocare in Europa prima di raggiungere la linea delle 400 partite giocate, numero minimo solitamente considerato per una "carriera", e che una volta era il limite minimo in cui un giocatore era considerato un veterano della NHL. Ci vogliono in media dalle 5 alle 7 stagioni per raggiungerlo.

Nelle minors, l’88% dei giocatori europei non è emersa, mentre nella CHL la percentuale è di poco inferiore (86,9%).

Lo studio prosegue con le seguenti considerazioni, alla luce di quanto emerso:
– la NHL firma o sceglie al draft giocatori europei che non hanno abbastanza talento per giocarvi, spesso rimangono nelle leghe minori causando così una perdita alle loro squadre di origine;
– i giocatori europei più talentuosi solitamente hanno una discreta carriera in NHL. Inoltre, il giocatore e la sua futura squadra NHL traggono profitto se il giocatore affina le proprie capacità in Europa prima di sbarcare in NHL;
– giocare nella CHL non aumenta le possibilità di essere scelti al draft nè di avere una buona carriera NHL. Solitamente gli europei della CHL hanno un’esperienza NHL brevissima e tornano in Europa demotivati;
– gli agenti e gli scout che suggeriscono ai giocatori di andare a giocare nelle minors o in CHL per migliorarsi commettono un errore di valutazione.

Lo studio prosegue affermando che per avere una buona qualità degli europei nella NHL, bisognerebbe che al draft il rapporto tra giocatori nordamericani ed europei dovrebbe essere di 80/20, mentre negli ultimi dieci anni il rapporto è circa 70/30, con una punta del 30,3% di europei scelti al draft nel 2002, mente o scorso anno sono stati il 27,37%. Il che ha fatto trarre alla IIHF la conclusione che troppi europei sono firmati senza avere le potenzialità per giocare in NHL, oppure hanno le potenzialità, ma non sono ancora pronti.
E’ altresì importante sottolineare con la maggior parte dei giocatori di scuola europea provenga da appena cinque nazioni, ovvero Repubblica Ceca, Russia, Svezia, Finlandia e Slovacchia, in ordine di giocatori presenti, mentre le altre nazioni sono praticamente assenti a parte qualche sparuta eccezione.

La chiave per avere successo nella NHL è ovviamente, oltre al talento naturale, un corretto sviluppo della abilità del giocatore e per ottenerlo è necessario tempo. In questo caso potrebbe essere utile per i giocatori, in particolar modo quelli giovani, per poter migliorare specialmente nei fondamentali, restare a giocare in Europa. Il motivo è presto detto: in Europa le squadre, in particolar modo quelle junior, hanno dei calendari decisamente più brevi e con viaggi molto più corti rispetto ai pari età nordamericani, permettendo così un minor stress ed un maggior numero di allenamenti, si tenga conto che nelle leghe che compongono la CHL (WHL, OHL e QMJHL), il rapporto tra allenamenti e partite è circa di 1 a 1, mentre secondo l’allenatore canadese George Kingston dovrebbero esserci almeno 2 allenamenti per ogni partita giocata.
La stessa considerazione si può fare anche per la AHL, dato che, in molti casi, i prospetti che vengono inviati a maturare modificano radicalmente il proprio stile di gioco. Di solito i giocatori europei draftati da una squadra NHL sono presi per i fondamentali e la comprensione del gioco, quasi mai per le loro capacità fisiche, difensive o per la leadership. Quando un giocatore europeo che sta ancora sviluppandosi viene mandato nelle minors il miglioramento dei fondamentali si riduce oppure si ferma del tutto perchè il giocatore si deve adattare a giocare un hockey che non è il suo tipo. Ci sono diversi giocatori che potrebbero diventare molto importanti per le loro squadre che sono ingaggiati troppo presto e inviati nelle minors per un tempo prolungato. Questo tipo di giocatori solitamenet tradiscono le aspettative in quanto il loro potenziale era alto. Il risultato è che spesso un giocatore, il cui gioco è basato sulla creatività offensiva, viene trasformato in uno specialista spesso con compiti difensivi. Si, è riuscito ad andare in NHL, ma l’impazienza dei decision makers (e spesso anche del giocatore) ha tolto ai tifosi l’opportunità di godersi un giocatore creativo.

Alla luce di quanto sopra riportato, è quindi da sfatare il mito che le caratteristiche della CHL, simili a quella NHL per trasferte e durata della stagione, preparino meglio i giovani alla NHL. Non dimentichiamo, inoltre, che ci sono moltissime differenze di gioco tra l’hockey nord americano e quello europeo.
Nelle tre leghe che compongono la CHL, i giocatori europei vengono scelti in un apposito draft, denominato CHL Import Draft, e molto spesso accade che i giocatori selezionati vadano a giocare nella squadra da cui sono stati scelti. Questo causa ovviamente una grande emorragia di talenti dalle leghe europee, in particolare quelle che hanno subito più perdite sono la Repubblica Ceca e la Slovacchia che hanno visto scegliere dall’ NHL Draft 133 giocatori dal 2000 al 2006, anche se il trend è in calo.
Non è neanche vero il fatto che se un giocatore va a giocare in CHL lasciando l’Europa aumentano le sue possibilità di venire scelto al draft: solo l’11,42% dei giocatori europei draftati proviene da una delle tre leghe giovanili nord americane.

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