PAINT IT BLACK…

di Paolo "pasha" Pozzi

"Paint it black", dipingilo di nero.
Così cantavano i Rolling Stones, così hanno fatto i tifosi spartakisti, dopo le notizie trapelate in serata, secondo cui è fallito anche l’ultimo tentativo di coinvolgere una grossa struttura finanziaria russa, l’Alpha Group, nel salvataggio in extremis del club moscovita 4 volte campione dell’URSS.
Mentre ancora manca la conferma ufficiale, attesa per domani, il sito dei tifosi dello Spartak ha intanto già abbandonato i classici, biancorossi colori sociali per rivestirsi di nero, in segno di lutto per la morte del club che compiva quest’anno 60 anni.
Sessant’anni di storia dell’hockey sovietico, fatti di gioie e dolori, di alti e bassi, di imprese eroiche e rovesci di fortuna…e ora – per dirla col replicante di Blade Runner – tutto questo morirà, perdendosi nel nulla come lacrime nella pioggia.

Stando a Sport-Ekspress, la prima squadra verrà sciolta, e giocatori e staff tecnico saranno liberi di cercarsi altri lidi – sempre che ci riescano in queste poche settimane prima dell’inizio del campionato.
Ma scomparirà anche il farm-club (lo "Spartak-2") che quindi non parteciperà alla "serie C" (la "Pervaja Liga"). Resteranno in vita per ora, e chissà per quanto, solo le giovanili, che prenderanno parte ai campionati cittadini.

Come stabilito ai tempi dalla PHL (e ammesso e non concesso che la FHR ratifichi questa decisione) la squadra potrebbe riprendere il proprio posto nel massimo campionato se di qui a un anno troverà degli investitori e potrà quindi presentare tutte le dovute garanzie finanziarie.
Ma onestamente, allo stato delle cose, pare assai difficile se non impossibile che questo possa davvero accadere. Secondo le voci di corridoio, infatti, tutti i potenziali investitori si sono tirati indietro per non andare contro i voleri di Zar Volodja, alias Vladimir Putin (visti i collegamenti tra alcuni dirigenti dello Spartak e l’oligarca esiliato Boris Berezovskij, suo acerrimo avversario). Se le cose stanno davvero così, allora inutile illudersi. Le prossime elezioni saranno nel 2008, ed è estremamente difficile che prima di allora la situazione possa cambiare. E anche dopo, a dirla tutta.
Insomma, resta solo l’immensa tristezza di veder morire un simbolo dell’hockey russo per le solite, dannate e squallidissime questioni di soldi e potere.

In russo si dice in questi casi "konec skazki".
Fine della fiaba.

Buonanotte, Spartak.

p.s.
E’ arrivata la conferma ufficiale (il titolo del comunicato, senza mezzi termini, è: "Lo Spartak non esiste più"), amarissimi i commenti apparsi oggi sui media russi.
Soprattutto brucia la decisione della FHR di non tener fede all’impegno preso dalla PHL (e firmato ai tempi da tutti i club di Superliga), negando quindi allo Spartak la possibilità di riprendersi un posto nella massima serie di qui a un anno, in caso si trovassero i fondi necessari.

Come ha fatto notare senza mezzi termini Shabdurasulov:
"…QUESTA E’ UNA VERA E PROPRIA PORCATA, perchè riduce del 90% le nostre possibilità di trovare dei finanziatori. Molti dei gruppi da noi interpellati negli ultimi mesi ci hanno risposto che avendo loro ormai predisposto i budget di quest’anno, non avrebbero potuto stornare dai loro conti soldi a sufficienza per la stagione 2006-’07, ma si sono al contempo detti interessati al finanziamento della stagione successiva, A PATTO CHE SI PARLASSE DI SUPERLIGA…".

Davvero, la sensazione dominante tra i tifosi dello Spartak è che si sia voluto a tutti i costi sbarazzarsi di questo club scomodo, che fin dai tempi sovietici è stato inviso al potere per la sua indipendenza.
Quel che però non riuscì nemmeno a Lavrentij Berija, è invece riuscito all’attuale dirigenza dell’hockey russo. Come fanno notare alcuni media russi, sarà un caso che da qualche tempo in qua è in atto una vera e propria presa di potere da parte del CSKA anni ’70-’80? (E giova ricordare che tra CSKA e Spartak vige un odio atavico, coi primi che venivano supportati dal regime in ogni modo).
Fetisov ministro dello sport, Tret’jak presidente della FHR, e ora Bykov alla nazionale, con oltreoceano Larionov che non ha mai dato una mano ai tempi di Steblin ma ora si è detto prontissimo ad aiutare la "sbornaja".
Sarà un caso…ma viene in mente la famosa frase che Agatha Christie mise in bocca al suo Hercule Poirot:
"Una coincidenza è una coincidenza, due coincidenze sono due coincidenze…ma tre coincidenze sono un indizio".
Si potrebbe magari aggiungere che "quattro coincidenze sono una prova"?
Comunque sia, quel che è accaduto è fuor di dubbio "una vera e propria porcata".

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