Grazie di tutto, Capitano.

Di Filippo Restelli

Il 29 giugno 2006 resterà impressa nella mente di molti appassionati di hockey come una data triste, la data in cui il capitano della Nazionale da l’addio all’hockey giocato.
Joe Busillo nasce a Toronto il 13 maggio del 1970. Ala e stecca sinistra, la sua carriera professionistica inizia nella stagione 1987/88, in OHL negli Oshawa Generals, con cui Joe disputerà tre stagioni consecutive mettendo a referto 113 punti in 177 partite e contribuendo così attivamente alla vittoria della lega e della Memorial Cup, entrambe nel 1990. Dopo aver disputato la stagione 90/91 ai Greyhounds di Sault Ste. Marie , (tra le cui fila nel 1978 militò nientemeno che Wayne Gretzky) realizzando ben 66 punti in 53 partite e rivincendo la OHL ai danni proprio dei Generals, nel 1991/92 inizia la sua prima parentesi italiana nonché la sua lunga “convivenza” professionale con un’altra colonna dell’hockey italiano, Mario Chitarroni. E’ l’Alleghe ad aggiudicarsi le prestazioni di Joe, fiducia ben ripagata in quanto nel 1993 viene conquistata in riva al lago la prestigiosa Alpenliga, con tanto di campane suonate dal parroco locale in stile Maranello. Nel 1993/94 Chitarroni cede alla corte di Berlusconi, invece Joe resterà fino al 94/95, anno in cui inizia la sua avventura in Nazionale, disputando i mondiali del 1995.

L’anno dopo è la volta del Varese e di una nuova vittoria, la Federation Cup. Proprio in questo periodo pagherà le conseguenze di una delle sue caratteristiche oltre a quelle tecniche, ossia quelle fisiche, che lo vedranno destinatario di una squalifica di ben 11 mesi a causa della quale lascerà una prima volta l’Italia (con un bottino di 127 punti in 122 partite nell’Alleghe, e di 50 punti in 37 partite nel Varese) per aprire la sua lunga parentesi tedesca a Colonia, nei Kolner Haie dal 1996/97 al 1998/99 (48 punti in 162 partite). Nel 1999/2000 si trasferisce a Berlino agli Eisbaren Berlin, e ritrova Chitarroni con cui disputerà una sola stagione raccogliendo 19 punti in 65 partite, per poi trasferirsi agli Schweinninger Wild Wings (13 punti in 59 partite) con cui terminerà la sua avventura tedesca. Nel frattempo ha già disputato con la nazionale i mondiali del 97, 2000, 2001 e 2002, ma entrerà fortemente in polemica con la federazione, la quale si rifiuta di riconoscerne il suo status di italiano, e deciderà quindi di dare l’addio al Blue Team. Dopo la parentesi inglese nei Manchester Storm, in cui realizza 23 punti in 48 partite perdendo il campionato solo ai rigori, ritorna in Italia dai Vipers di Alvise Di Canossa ed inizia la sua uscita in grande dall’hockey giocato, nuovamente in compagnia di Mario Chitarroni. Dal 2002/2003 alla stagione appena conclusa segna 163 punti in 179 partite, conquista 4 scudetti, 3 coppe Italia ed una Supercoppa. Nel 2004, inoltre, fa pace con la federazione e torna in nazionale, togliendosi la soddisfazione di riportare la nazionale nel gruppo A e di ottenere quest’anno la salvezza, oltre al fatto di partecipare come Capitano alle Olimpiadi di Torino 2006. La “C” sul petto accompagnerà anche gli ultimi anni a Milano. Non c’entrano i punti, l’anzianità…o perlomeno è un premio ad un insieme di cose che caratterizzano Giuseppe “Joe”:la grinta in campo, a volte giudicata anche eccessiva, la capacità di sacrificarsi per la squadra, di essere freddo sotto porta o di passare intere partite in balaustra a difendere il disco anche da solo contro tre avversari segnando poi un minuto dopo di polso sotto la traversa, di fare da “chioccia” ai più giovani e di fare spogliatoio lo rendono un patrimonio per qualunque squadra in cui abbia militato. Indicativo, in tal senso, il suo comportamento nella finale del 2002/2003 vinta ai danni dell’Asiago. I rigori si avvicinano, e Joe non sarà probabilmente uno dei rigoristi. Tra gli stellati gioca Jason Cirone, uno che invece li tirerà, ed in genere li tira anche bene. Joe andrà volontariamente a provocare l’avversario ed ottiene l’espulsione per entrambi, impedendo così all’avversario di presentarsi davanti a Muzzatti. Mancherà in campo e mancherà anche fuori. Alla “cattiveria” sul ghiaccio corrisponde anche infatti una estrema generosità con i tifosi, che lui manifesta firmando chilometri di autografi ed intrattenendosi lungamente per foto, regali e quant’altro. E’ stato ad esempio lui a lasciare per ultimo il ghiaccio in occasione del titolo vinto quest’anno contro il Renon, in quanto circa tre quarti d’ora dopo la fine del match erano ancora numerosi i tifosi ed i figli dei tifosi che volevano fare con lui una foto o farsi autografare un cimelio, segno di grande umiltà nonostante la sua gonfia bacheca. Mi ricordo personalmente quando, di ritorno dai Mondiali di Riga di quest’anno, distrutto dal sonno ( e dai festeggiamenti…) non ha comunque esitato a parlare a lungo con i tifosi giunti ad accogliere gli azzurri…aspetto inoltre di conoscere un altro sport in cui il Capitano della nazionale alle Olimpiadi ti chiede scusa per essersi dimenticato di portarti la stecca promessa in regalo, presentandosi puntualmente la partita successiva con la reliquia nonostante fosse….squalificato.
Il 29 giugno di quest’anno comunica a tutti il suo ritiro, alla cui base c’è sicuramente la famiglia ed il desiderio di passarci insieme più tempo. Joe è infatti sposato con un’italiana di Varese e ha due bambini, una femmina ed un maschio:quest’ultimo, fuori dagli spogliatoi, dà l’idea di voler seguire le gesta del padre…potremmo congelare il numero 21 per qualche anno, Signor Di Canossa?
Non resta altro che dire…grazie di tutto Joe, da me personalmente ma anche da tutti quelli che ti hanno supportato in questa tua lunga e prolifica carriera.