Hockey e Tv: Rai dove sei?

di Marco Depaoli

Sono quasi conclusi i mondiali gruppo A, che con lo sciopero Nhl sono stati i più spettacolari mai visti, al pari delle ultime edizioni olimpiche. Uno spettacolo che come al solito non abbiamo visto (a parte i fortunati oltresalornesi), perché noi appassionati di hockey in questo Paese evidentemente siamo figli di uno sport minore. È di qualche giorno la notizia che i mondiali tedeschi del pallone andranno su Sky, così che qualcuno capirà cosa vuol dire dovere pagare per vedere la nazionale del suo sport del cuore. Ovviamente l’Italia di Lippi continuerà ad essere trasmessa dalla Rai, pena la rivoluzione e la guerra civile, ma in generale, non era forse una regola, scritta o non scritta che sia, che la Tv di stato si faceva garante della diffusione della Nazionale italiana, qualunque sport esso fosse? E gli appassionati di hockey chi sono?

Si dirà, forse, che, non partecipando l’Italia, i mezzi di informazione non sono interessati a trasmettere anche solo stralci delle irripetibili partite del mondiale austriaco di hockey. Come scusante in sé non avrebbe senso, perché l’Italia non partecipa nemmeno alla Coppa Libertadores di calcio, eppure trasmessa su larga scala in palinsesto da Sport Italia, come nemmeno alle amichevoli e non di rugby, trasmesse da La7. Non che ci dispiaccia vedere la palla ovale di Francia-Galles, anzi, ma capiamo in questo modo che se c’è la volontà, tutto è possibile. Il prossimo anno l’Italia giocherà i mondiali a Riga, mondiali gruppo A contro Canada, Russia, Svezia… insomma, il meglio del meglio. I neofiti di questo sport potranno così pensare che sia la volta buona per poter vedere in televisione una maglia azzurra ai mondiali, assente sulla rete nazionale da quasi un decennio. Ma questa speranza visto il trend rischia di rimanere la solita vana illusione dell’hockeista italiano: se i mondiali si disputassero prima delle olimpiadi, si potrebbe sperare in un’emissione televisiva “di comodo”, ovvero con lo scopo di traino per i Giochi, ma disputandosi due mesi dopo (a meno di satelliti e pay-tv che sperano in un "colpo di coda"), potremmo già da ora scordarci anche di sapere il risultato. Ricordiamoci che l’Italia è stata l’unico Paese a non comprare i diritti televisivi del Mondiale d’Olanda. Persino la Romania ha tirato fuori dalle tasche gli euro necessari.
Perché questo pessimismo? Basta scorrere coi ricordi nel passato, quando l’Italia era quasi una potenza, capace di pareggiare con russi, svedesi e canadesi, agguantare sesti posti ai danni di squadre che ora fanno un sol boccone delle nostre selezioni. Nei primi anni 90 il potere del calcio non era ancora così dittatoriale, non esisteva che la domenica sportiva e il processo del lunedì per discutere di moviole con improvvisarsi allenatori. L’hockey aveva un suo spazio il martedì o il mercoledì notte, intorno all’una e mezza. Un terzo periodo di una partita di Alpenliga o campionato, o la terza parte di tutti gli incontri della nazionale ai mondiali.
Non esisteva internet e cellulari per aggiornamenti via sms, e in quanti quella notte dell’aprile 1993 si sono messi ad urlare alla rete del 2-0 di Chitarroni sulla Russia, che si sarebbe laureata qualche settimana più tardi Campione del Mondo, svegliando i malcapitati vicini di casa? O quanti l’anno prima hanno esultato al pareggio bianco con la Svezia, con TeleCapodistria, appena diventata Tele+, che ha trasmesso quasi tutte le partite del mondiale di Praga, che vide il ritorno nel Gruppo A dell’Italia? Le cui partite azzurre erano ancora di monopolio ella Tv di Stato, che comprimeva gli incontri della squadra di Lefley in tarda nottata, lasciando comunque incollati migliaia di appassionati, assonnati per l’orario da nottambuli. TeleCapodistria ha il merito anche di aver largamente trasmesso il campionato, permettendo così di poter assistere al drammatico derby di finale giocato a porte chiuse, altrimenti prerogativa dei pochi intimi in quel Forum spettralmente deserto.
Il 1994 è stato l’anno di massimo splendore (permetteteci l’esagerazione…) per l’hockey nazionale in Tv. L’anno dei mondiali a Bolzano, Canazei e Milano. Il campionato vinto dal Milan di Berlusconi trovò spazio nel primo pomeriggio del giovedì con un polpettone di una partita giocata due giorni prima, con commentatori strappati brutalmente al calcio. Storcevamo il naso per l’ennesima “palla parata da Brunetta” o qualche “rimessa laterale dopo che la pallina finiva fuori dal rettangolo di gioco” raccontati da Gianni Vasino, ma sembrava che qualcosa finalmente si muovesse. La copertura (totale!) da parte di Telemontecarlo delle olimpiadi di Lillehammer commentata egregiamente da un "mostro sacro", Jim Corsi, sarà un qualcosa che nessuno può scordare, e che non vedremo mei più, forse nemmeno per il torneo a cinque cerchi di Torino. Il Mondiale casalingo portò la Rai a uno “sforzo” mai visto. Oltre ad aggiornare risultati e classifica con highlights durante le rubriche pomeridiane di Raitre, per la prima volta dopo decenni si riuscì a vedere l’Italia dell’hockey in diretta. Metà partita di Italia-Canada, Italia-Austria e Italia-Germania nel tardo pomeriggio, oltre al terzo tempo delle altre partite della nostra Nazionale e della fase finale di Milano intorno all’una di notte. Per i fortunati sudtirolesi, Rai Sender Bozen fece di meglio, con ore e ore di diretta della manifestazione, coperta completamente da Tele+, ma questa volta criptata.
In quella stagione addirittura Mediaset si mosse per la Coppa Europa con la diretta di Milan – Sparta Praga, live domenica pomeriggio dal Forum, facendo meglio dell’anno prima con la diretta di Lions-Düsseldorf.
Un’annata eccezionale, forse grazie anche al mondiale italiano, che fece vivere di rendita gli appassionati anche la stagione successiva, con quella preziosa e imperdibile oretta di mercoledì pomeriggio, il terzo tempo di una partita del campionato 94-95, arricchita dalla rubrica settimanale in chiaro su Tele+.
Negli anni successivi il buio, l’hockey cominciò a scomparire dalle televisioni non solo nazionali, ma anche locali. Perfino il Blue Team, che ancora si faceva valere nel gruppo A, non trovò vergognosamente più spazio, soffocato dalla proliferazione di programmi calcistici al limite della sopportabilità. L’inizio della fine per l’hockey in tv.
Vi riproponiamo adesso un articolo tratto da “Top Hockey”, a firma Giordano Polver, pubblicata nel lontanissimo giugno del 1991, dal titolo “Rai, dove sei?”. Allora come oggi l’Italia era l’unico Paese a non acquistare i diritti televisivi, e queste medesime righe riproposte oggi a distanza di 14 anni, sono impressionanti nella loro attualità.
“Erano presenti a Turku, per il gran finale, sia le otto televisioni dei paesi partecipanti, che tutte quelle delle nazioni militanti nel girone B. Unica eccezione, quella italiana, che dagli orari a “luci rosse” (sintesi alla una di notte) di Lubiana, malgrado il trionfo azzurro, è passata addirittura al totale black-out: per la Rai in Finlandia non è successo nulla! E pensare che era addirittura presente la Tv spagnola, che riprendeva 9 partite con due inviati e il commento dell’ex giocatore Cabillas, ora allenatore, 88 volte nazionale di Spagna (Gruppo C). Per non dire dell’Ungheria, della Bulgaria e di altre nazioni del Gruppo C. A questo punto la cosa presenterebbe aspetti ridicoli, se non fosse per la delusione di centinaia di appassionati, che di ridere, in questo caso non hanno voglia, e che potrebbero definire la posizione della Rai addirittura persecutoria. Non regge, infatti la mancanza di audience. I quasi 800.000 ascolti di Devils-Bolzano in orario notturno (23.30), non hanno detto niente ai responsabili dello sport di casa Rai?”

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