Intervista al presidente dei Vipers Milano: Alvise di Canossa .

di Claudio Merlo

Hockey Time: Vipers unica squadra ad aver guadagnato sul ghiaccio l’accesso alla finale di Continental, ma anche sola a non aver collezionato punti nel girone ungherese. Quali sono le sue impressioni a mente fredda sull’annata europea della Milano hockeystica?

Alvise di Canossa: Al di là della formula decisamente bizzarra di questa edizione della Final Four, l’esperienza per i Vipers è stata particolarmente positiva: abbiamo espresso un hockey ad altissimo livello, con incontri veramente spettacolari. La stessa curva del Milano,in passato talvolta un po’ irrequieta, è stata in questo frangente uno dei punti fondamentali del successo della nostra squadra, raccogliendo anche il plauso del pubblico locale e delle squadre avversarie. I Vipers hanno sicuramente giocato alla pari per lunghi tratti contro formazioni più blasonate: resta il rammarico della sconfitta all’ultimo incontro con l’Alba Volan. Si trattava di una partita alla nostra portata, in cui, pur non demeritando, ci è mancata quell’adrenalina che abbiamo bruciato contro i russi, che ci avrebbe permesso di portare a casa il risultato.

Direi che nella tre giorni è mancato all’appello quel pizzico di fortuna che comunque è molto utile in tutti gli sport: anche contro la Dinamo sul risultato di 4 a 3 abbiamo avuto un momento nel quale è stato solo grazie ai miracoli del goalie russo che non abbiamo colto il pareggio.
Resta il fatto che con la vittoria in Coppa Italia e con l’essere giunti in finale di Continental, Milano può cominciare ad avere una visione della stagione 2004/2005 decisamente positiva.

HT: Il fatto di non essere giunti immediatamente alle spalle dei colossi slovacchi e russi, non rende più debole la vostra posizione in ambito federale per una modifica della formula attuale?

AdC: Direi proprio di no. In quei giorni abbiamo avuto una serie di colloqui in sede di federazione internazionale che hanno già prodotto i primi effetti: è stata riconosciuta la necessità di rendere la formula più appetibile per l’intero movimento hockeystico europeo. Come ipotesi di lavoro diciamo che abbiamo vinto la nostra Coppa delle Nazioni in Norvegia, poi siamo andati a giocarci la finale di Coppa Europa in un contesto in cui due squadre su quattro erano sulla carta al di fuori della nostra portata. Per come poi è andato il gioco ci dispiace non essere arrivati terzi o esserci piazzati ancor meglio, ovvero di non aver pareggiato nella partita contro la Dinamo e di non aver piegato l’Alba Volan.
Per impegno, qualità del gioco ed organizzazione direi che ci siamo confermati una realtà molto importante del sud Europa.

HT: A quale campionato andremo ragionevolmente incontro l’anno prossimo? Si riuscirà a mantenere una programmazione a medio termine con 10 squadre in massima serie?

AdC: La nostra idea è la stessa che ci ha accompagnato negli anni scorsi, ovvero quella di riuscire a creare un progetto e un programma che possa permettere di vedere a Milano del grande hockey. Tutto ciò si deve confrontare quotidianamente con il persistere delle difficoltà per il movimento italiano di svilupparsi in modo costruttivo, a maggior ragione all’alba di un importante volano quale quello delle Olimpiadi invernali di Torino. Allo stato dell’arte la situazione è di grande incertezza, con alcune squadre che non sanno se potranno giocare la stagione successiva, altre invece che interpretano in un modo piuttosto che in un altro la situazione normativa. Io sto andando in questo momento a una riunione federale (a Sommacampagna, ndr), ed è proprio in questo ambito che è mancato in tutti questi anni una risposta adeguata alle esigenze che le società stanno ponendo sul tavolo, specialmente in termini di comunicazione. Lo sport è uno spettacolo e se non c’è comunicazione, questo spettacolo resta fine a sé stesso; si continua a considerare questo sport di nicchia un fatto personale dei presidenti e non un elemento sociale, un’occasione di sviluppo di un progetto di alternativa agli sport esistenti. Il movimento, nel frattempo, va avanti in modo schizofrenico, tra fasi di crescita ed implosioni: dopo fasi di grande euforia, tutto solitamente torna come prima. Ed è ciò che temo stia nuovamente per accadere.
Soprattutto, e mi spiace ripetermi, non riesco ancora a vedere alcuno sforzo federale per portare questo sport in altre realtà urbane, che potrebbero garantire un bacino d’utenza, un pubblico ed un interesse mediatico indispensabili per crescere. Mi piacerebbe parlare quindi di 10 o 12 squadre in massima serie, ma al momento in prospettiva non ne vedo né 10 né 12.

HT: In occasione di una precedente intervista ai nostri microfoni, lei accennava all’eventualità di organizzare a Milano un torneo di profilo internazionale…

AdC: Per il momento abbiamo ricevuto un invito molto importante da parte dello Spartak Mosca, che ci vorrebbe coinvolgere a fine agosto in un torneo con altre tre squadre straniere. D’altro canto non possiamo permetterci d’invitare a nostra volta i russi a Milano, perché non avremmo modo di garantire una formazione forte a sufficienza per tenere loro testa; il nostro target non può essere altro che quello delle squadre che compongono la media europea.

HT: Negli ultimi tempi si è fatto da più parti riferimento a un progetto di potenziamento della struttura dell’Agorà.

AdC: So che c’è un costante contatto tra il comune di Milano e la proprietà dell’Agorà per lavorare su un’ipotesi di lavoro che porti al raddoppio della piastra ghiaccio ed alla dotazione di tutta una serie di servizi aggiuntivi che rendano la struttura più appetibile al pubblico. Al momento è difficile immaginare la tempististica dei lavori; posso dire che l’assessore Brandirali ci sta dando un forte supporto per potenziare l’offerta di ore ghiaccio a Milano.

Si ringrazia il presidente dei Vipers Milano e la società.