UK hockey: istruzioni per l’uso

di Paolo F.

La prima reazione che un normale appassionato ha quando cerca di addentrarsi nel mondo ghiacciato del Regno Unito è di provare una improvvisa confusione. Confusione di sigle, tornei, leghe che non paiono seguire un filo logico, soprattutto se paragonato all’immutabilità di competizioni tradizionali come la F.A. Cup calcistica.
Vediamo di mettere un po’ d’ordine partendo un po’ da lontano.
Nel 1996 l’hockey conosce un grosso boom nel Regno Unito fa si che le maggiori società fondino una lega sul modello di quelle USA, staccata come organizzazione dalla federazione, ma riconosciuta dalla stessa. Arrivano sponsor di grido, arrivano contratti ricchi con SkyTv e arrivano i dodicimila spettatori di media in arene come Manchester.
Il livello di gioco non è altissimo, ma la “via britannica” fornisce una speranza a chi cerca di lanciare l’hockey in paesi come il nostro. La vetta viene raggiunta dalla Continental Cup sfiorata dai London Knights, società della galassia Anschutz, multinazionale dell’hockey e dello sport. Poco a poco in maniera inversamente proporzionale, mentre sale il livello della lega, il fenomeno conosce una flessione, cominciano a sparire alcune delle realtà più deboli, ma vengono sostituite da nuovi mercati come Belfast. L’inizio del declino è già avanzato, le grosse arene hanno costi proibitivi se non riempite, medie spettatori di oltre quattromila persone sono insufficienti per un progetto come quello UK; la stagione 2002/2003 è quella che decreta la fine del sogno: scompaiono in corsa Manchester e Glasgow, alla fine della stagione lascia anche la Anschutz e quindi addio Londra, Bracknell decide per un ridimensionamento. Nasce la Elite League con le tre superstiti, (Belfast, Nottingham e Sheffield) cui si aggiungono i rinati Cardiff Devils, i Basingstoke Bison con alle spalle la potenza economica della Wella, i Manchester Phoenix frutto dell’amore dei tifosi orfani degli Storm, i London Racers ed i Coventry Blaze, compagine di solide basi con ambizioni di grandeur.

La Elite League non trova più il riconoscimento, nemmeno tacito ed esterno della federazione UK ed allora ecco la prima stranezza: ci pensa la federazione Inglese a prendere sotto il proprio manto la nuova lega: formalmente dunque una lega inferiore, ma solo formalmente.
La federazione UK spinge per una fusione con la sua creatura, la British National League, il “vero” campionato, ma per il 2003/2004 i dissapori non permettono molto dialogo.
Il 2004/2005 comincia con l’ennesima sparizione di Manchester, che prendono un anno sabbatico, la EIHL e la federazione ricominciano a colloquiare, ne nasce una sorta di campionato “ombra” che pare una vera e propria prova per il futuro.
La Elite League si presenta al via con le solite competizioni: ad inizio stagione la regular season è affiancata dalla Challenge Cup che vedrà il suo epilogo nelle final four di fine novembre.
Una lunga volata fino a febbraio consegnerà il titolo del campionato che, seppur seguito dai playoff, è di fatto considerato un torneo a se stante, in sostanza il torneo più importante della stagione. La coda finale dell’anno sono i playoff, esclusa solo l’ultima della regular season, con le sei squadre divise in due gironi seguite dalle semifinali e le finali; la vincitrice se è la stessa del campionato aggiunge prestigio alla stagione, altrimenti è una sorta di consolazione.
La domanda che a questo punto tutti si fanno è sempre quella: ma chi è considerato campione di Gran Bretagna?
In pratica la EIHL non ha titolo per assegnare il titolo.
La Elite League mantiene i fondamenti regolamentari della vecchia Superleague con salary cap inflessibile che spesso riduce all’osso i roster, per questo motivo i Panthers visti ad Amiens con il Milano potevano contare su un organico numericamente inferiore. Nelle ultime due stagioni più importanza è stata data al vivaio interno con giovani interessanti inseriti nelle formazioni della EIHL.
Un gradino sotto la Elite c’è la British National League, la lega principale della federazione britannica, sette squadre con una stagione molto simile a quella della Elite con l’unica differenza che la coppa si chiama Winter Cup e che vi partecipano anche due squadre della serie inferiore, la English National Premiership.
Tre team scozzesi caratterizzano geograficamente la BNL, mentre la filosofia è quella della solidità societaria e della valorizzazione del vivaio.
La particolarità della stagione corrente è l’introduzione dei “crossover games”, partite tra le squadre delle due leghe in tuttto in cui i punti conquistati vanno a sommarsi ai punti ottenuti nei rispettivi campionati. Non c’è una classifica ufficiale di questa strana competizione, anzi non c’è proprio una competizione, solo partite interlega che sembrano molto ad una sorta di studio di fattibilità per una futura riunione, ventilata ormai da almeno un lustro, tra le due leghe più importanti sotto l’egida della federazione UK, ma con uno spirito derivante dall’imprenditorialità della sorella maggiore.