Intervista con Piercarlo Mantovani a “Spazio Hockey”

di Marco Depaoli:

Di seguito l’intervista al presidente dell’Asiago Piercarlo Mantovani, tratta da Spazio Hockey, rubrica in onda dalle frequenze Radio Padania Libera condotta da Edoardo Tin, Marco Depaoli e Fabio Dragoni, registrata venerdì 20 febbraio 2004.

SpazioHockey: «L’Asiago, dopo una prima parte di stagione non proprio esaltante, nelle ultime settimane è esplosa, oltre che con una difesa invalicabile, anche con un attacco diventato prolifico. A questo punto pensa che questo Asiago possa essere addirittura più forte del Milano?»
Mantovani: «Beh, arrivare a dire che l’Asiago è più forte del Milano o che il Milano è più forte dell’Asiago, credo che in questo momento sia difficile. Sarà il campo che lo dirà, saranno gli episodi… quindi questo lo si vedrà semmai arriveremo a una finale con il Milano. Siamo alla fine della seconda fase, stiamo regolando la squadra, si sta assemblando il gruppo com’era necessario, per questo si cominciano a vedere i frutti di un lavoro piuttosto lungo. Abbiamo completato tutta la prima fase, che era quella di assestamento, di verifica, studiando il tipo di gioco che era necessario fare. Occorreva vedere un attimo le altre squadre com’erano impostate, credo che siamo stati proprio gli ultimi a fare gli ultimi acquisti sul mercato per cercare di dare il giusto equilibrio alla squadra. Abbiamo avuto un inizio difficile perché il primo mese eravamo praticamente senza stadio; di conseguenza abbiamo dovuto compiere una serie di spostamenti quotidiani con pulmini e corriere per fare allenare i ragazzi. Poi abbiamo avuto la Continental e ci siamo arrivati in un modo disastroso perché la preparazione era veramente molto indietro. Strada facendo abbiamo visto ciò che ci serviva; l’abbiamo cercato, l’abbiamo, credo, trovato e Bordeleau ha poi cominciato il lavoro di assemblaggio».

SpazioHockey: «Cosa ci può dire di questi nuovi giocatori, Tuzzolino e Scandella; è soddisfatto delle loro prestazioni? Verranno confermati il prossimo anno?»
Mantovani: «Sia Scandella che Tuzzolino hanno già il contratto per il prossimo anno. Scandella è un ragazzo molto giovane, è stato sicuramente tra i migliori dei Junior americani. È arrivato molto giovane, ha esperienza da fare, è una promessa. È un italiano: i suoi genitori sono partiti per l’America ma tutti i suoi parenti sono ancora qua. Ora è rientrato, le capacità ci sono, bisogna farle sviluppare… quindi soddisfazione piena perché per un verso era un po’ un rischio, un giocatore poco conosciuto nel nostro mercato. I risultati sono stati ottimi, tecnicamente il ragazzo è validissimo, ha grandi margini di crescita e già oggi ci dà degli ottimi risultati.
Credo che il miglior Tuzzolino lo dobbiamo ancora vedere, un giocatore importante che si esalta nei momenti difficili. Utilissimo è stato anche per lo spogliatoio perché è uno di quei personaggi che sanno essere leader senza farlo pesare. Non dobbiamo dimenticare però che avevamo già anche qualche altro giocatore non da poco come Jason Cirone e qualcuno dei nostri che è cresciuto in maniera eccezionale: il Luca Rigoni che abbiamo visto vale tranquillamente uno straniero».
SpazioHockey: «Pensa che i ragazzi che ha citato li vedremo a Torino 2006?»
Mantovani: «Io mi auguro proprio di si. Per Tuzzolino stiamo completando tutta la pratica per la cittadinanza, abbastanza complicata perché i bisnonni se ne sono andati dall’Italia all’inizio del secolo. Quindi abbiamo dovuto ricostruire tutto quanto, ci stiamo arrivando e dovremmo completare tutto in questo mese. Scandella ha già il passaporto quindi problemi non ce ne sono. Jason Cirone ha il passaporto, ha già fatto i due anni (questo è il terzo anno che fa con noi) e anche lui ha il contratto per proseguire. Penso che possano essere dei protagonisti a Torino».
SpazioHockey: «Fin adesso abbiamo parlato dei giocatori chiave dell’Asiago, ma un po’ sorprese in negativo sono i due lettoni dai quali ci si aspettava un qualcosa in più visto il curriculum. Molti si chiedono come mai la società non abbia pensato ad un taglio e abbia sempre dato loro fiducia».
Mantovani: «Intanto Romanovskis e Galuzo stanno giocando in terza linea e non è una terza linea da poco. I due lettoni hanno un tipo di gioco molto diverso dal nostro e la convinzione della società con l’allenatore era che comunque entro la fine del campionato, entro i play-off, avrebbero reso per quello che servivano. Di fatto non bisogna dimenticare che Galuzo ha fatto dei gol determinanti: oltre al primo gol decisivo in Supercoppa a Milano, in tanti momenti di difficoltà Galuzo è stato importantissimo. Romanovskis ha momenti più discontinui ma non tanto nel rendimento, nella lotta, ma sul fatto dei punti, se proprio vogliamo andare a guardare. Non sarei ancora così negativo sulla presenza dei due lettoni. Hanno dato un grosso apporto nei momenti di difficoltà e una terza linea pesante come questa sta dando i suoi frutti».
SpazioHockey: «Per quanto riguarda il mercato dell’Est che si aprirà l’anno prossimo, come società l’Asiago è ancora intenzionata a guardare il mercato dell’Est o preferirà guardare gli italo-canadesi?»
Mantovani: «Diciamo che c’è un mercato dell’Est e anche un mercato del Nord. Non dimentichiamo che questo campionato ne ha portati veramente tantissimi con anche dei giocatori estremamente validi, come Rickmo ad esempio. Noi abbiamo un tipo di gioco che alla fin fine è più sullo stile canadese che non sullo stile dell’Est, per cui guarderemo con molta attenzione e con molta prudenza; non è facile individuare il giocatore. Noi abbiamo avuto qualche giocatore importante venuto dall’Est, il Galchenyuk di tre anni fa è stato un gran bel giocatore. Ce ne sono: bisogna riuscire ad individuare quei giocatori che sono poi in grado poi per mentalità di adattarsi al tipo di gioco che abbiamo noi».
SpazioHockey: «Solo un problema di scuola hockeistica o anche un problema di adattamento a livello personale?».
Mantovani: «No, i ragazzi sono assolutamente integrati nello spogliatoio; tutti i compagni vogliono bene a Vitalij e Vadim. Sono integrati, partecipano alla vita sociale della squadra, sono arrivati con le loro mogli; ragazzi tranquillissimi e di una disponibilità unica. I ragazzi si sono veramente affezionati. Il problema è proprio quello di riuscire a farli entrare in una mentalità di gioco molto diverso. Basti pensare che Romanovski quest’anno ha risposto a tutte le chiamate per la nazionale lettone. Non può essere considerato un giocatore di scarso rilievo. È un giocatore che fa fatica a rendere all’interno di questo campionato».
SpazioHockey: «L’Asiago ha anche un valido vivaio. Sono molti i giocatori che avete “parcheggiato” a Pergine».
Mantovani: «Si, abbiamo mandato diversi giocatori a Pergine, Roffo sta giocando con il Torino, dove sta facendo anche molto bene. Sono molto soddisfatto. E in più abbiamo tutto il resto del settore giovanile che sta crescendo: ci sono altri nomi che già l’anno prossimo potranno cominciare a toccare la pista della serie A. Abbiamo circa 150 ragazzi, ci stiamo lavorando molto seriamente e non è facile perché è uno sport difficile, impegnativo, estremamente costoso, ma per noi è un impegno importante e determinante».
SpazioHockey: «Come vede il prossimo anno il campionato, o come vorrebbe vederlo?»
Mantovani: «A me piacerebbe vederlo come l’avrei visto dall’inizio di quest’anno. Alla fin fine la federazione non ha fatto una scelta molto diversa da quella che avevamo proposto noi: ampliata solo rispetto al programma che avevamo presentato, un programma che prevedeva 12 squadre. Stando alle impostazioni date dalla federazione, che mi auguro a questo punto permanga, l’anno prossimo dovremmo vedere 10 squadre, le attuali otto che si giocano i play-off più le vincitrici dei play-out. Che sia Torino, Varese o Brunico questo non lo posso dire. Per un verso dovrei dire che spero che ci sia il Torino perché con le Olimpiadi sarebbe opportuno che la città avesse una squadra in serie A. Poi sarà il campo a decidere. Sarebbe opportuno perché soltanto con delle manifestazioni di hockey che vengono svolte con una certa regolarità si riesce a sensibilizzare, a far conoscere lo sport anche a Torino e nell’entroterra. Quando ci saranno le Olimpiadi la presenza di pubblico sarà importante. Al di là dell’aspetto sportivo vinca senz’altro il migliore, dal punto della politica sportiva mi auguro francamente che il Torino ci sia. Non sarebbe sbagliato che già la Coppa Italia dell’anno prossimo venga disputata a Torino augurandomi che qualche cosa dal punto di vista degli impianti ci sia. Non sarebbe sbagliato perché, abbiamo visto anche quest’anno, la Coppa Italia disputata a Bolzano ha dato nuova linfa. Farlo a Torino avrebbe un buon motivo. Per quel che riguarda le impostazioni delle squadre non dovrebbe cambiare niente rispetto a quest’anno. Le regole possono riguardare ormai, come sappiano, giocatori extracomunitari; non credo che cambierà il numero ma anche dovesse cambiare stiamo parlando di 2 o 3 extracomunitari. Ma per il resto sarà come quest’anno, non vedo come possa essere diversamente».
SpazioHockey: «Quindi non si cercheranno più accordi vari tra le società…»
Mantovani: «Credo proprio di no, perché a questo punto non hanno francamente più senso. S’è visto che le cose si possono fare: si possono fare con l’intelligenza, senza esagerazioni e esasperazioni. Quel che mi auguro è che in città come Torino e Varese dove la tradizione c’è ma non è sufficientemente radicata ci sia anche un lavoro che vada più sulla società che non tanto sui giocatori che devono scendere in campo; si deve radicare un’organizzazione che deve essere un po’ più profonda. Se no il rischio è quello di ritrovarci tra tre anni a Olimpiadi esaurite che non ci sarà più nessuno disponibile a fare gli sforzi che stanno facendo adesso. E questo sarebbe un male. Siamo riusciti a far partire una squadra come quella di Torino, siamo felici che sia ritornato il Varese; vediamo di dargli una mano in modo che queste squadre abbiano un futuro, una garanzia anche per il dopo. Se poi dovessimo fare altri ragionamenti dovremmo andare a farli non più su quel che c’è ma su quel che ancora ci deve essere. Tutto questo nasce però da una grossa organizzazione societaria, una grossa organizzazione che sta nella struttura. La squadra in teoria dovrebbe venire dopo. In questo momento si è fatta l’operazione inversa: si è lavorato più sulla squadra che non sulla società. La società non può essere lasciata da sola a reggere il peso di un campionato come quello dell’hockey».
SpazioHockey: «Ci tolga una curiosità: ultimamente sono usciti i tabellini dei marcatori della federazione con un piccolo errore, che non vorremmo fosse un lapsus, con al posto di Ricciardi segnato Pierangelo Cibien, un pezzetto di storia dell’hockey ad Asiago. Quindi cogliamo l’occasione per chiederle: che fine ha fatto Cibien?»
Mantovani: «Cibien, per quello che ne so io, è in Messico e sta svolgendo la sua attività commerciale. Noi dal punto di vista dell’impostazione della squadra abbiamo preferito fare, anche tatticamente, una politica diversa, oltre al fatto che già l’anno scorso con Cibo il ragionamento era che per lui era l’ultimo anno. Alla fine s’era reso anche disponibile ma le scelte ormai erano state impostante in maniera diversa».
SpazioHockey: «Un’ultima battuta: stasera abbiamo discusso dei nuovi giocatori arrivati quest’anno, senza dimenticarci anche di Bortolussi che ha portato sicuramente un valido contributo, ma lei non ci ha parlato del “giovane” acquisto che avete fatto ultimamente, quel Lucio di Gallio che sorprende nonostante l’età».
Mantovani: «Lucio ha i suoi 38 anni, sta andando verso i 39, ma avete ragione su una cosa: il fisico di Lucio è il fisico di un trentenne. Dovete pensare che quest’estate non si è allenato, lui ha lavorato, ghiaccio proprio non ne ha fatto. A ottobre aveva promesso che avrebbe cominciato a fare ghiaccio ma è sceso in pista 2 o 3 volte, addirittura qualche volta con il pubblico. Ma quando è tornato siamo stati veramente indecisi se farlo giocare dopo praticamente una settimana e mezza che si stava allenando. Lui ha voluto provare, è andato in campo, ha segnato, ha giocato bene… Pensavamo che giocasse due o tre partite a poi avesse un calo, ma invece questo calo non c’è stato. Ha avuto una settimana durante la quale tra l’altro è stato anche poco bene ed è rientrato come se niente fosse. Chiamiamola sorpresa, comunque è un piacere sapere che c’è Lucio: è un uomo da spogliatoio, è un uomo di grinta con grande valore. Giustamente prima avete toccato anche il nome di Bortolussi e aggiungerei anche quello di Ricciardi. Bortolussi è un Signore che sa stare tra gli uomini e in campo. Grande valore, grande presenza… acquisto importantissimo per noi. Altrettanto devo dire di Jeff Ricciardi che ci ha dato una grossa mano in difesa dove abbiamo anche tanti altri bei difensori come Ramoser, Armani, Strazzabosco, pilastro anche della nazionale. Il bello di questa squadra secondo me è che sono tutti ben integrati, legati tra di loro. Fanno squadra in campo e anche fuori».