Dopo partita Milano-Renon: Massimo Stevanoni.

di Francesco Tomacelli.

Per quest’ultima giornata del Master Round abbiamo deciso di intervistare un giovane della rosa delle Vipere: Massimo Stevanoni.

Hockeytime: Dopo un primo periodo combattuto finito sull’uno pari, il Milano si è imposto senza problemi,un tuo giudizio?
Stevanoni: E’ stata una bella partita, si è visto del
buon gioco, veloce e con pochi falli. Noi abbiamo avuto molte occasioni per segnare, abbiamo meritato la vittoria. Il Renon ha sicuramente fatto una bella figura in questo campionato, hanno dei buoni stranieri e soprattutto degli ottimi elementi locali. E’ una bella realtà infatti nonostante l’apertura del mercato verso i comunitari loro ne hanno pochi e si sono affidati ai loro giovani che giocando con regolarità sono cresciuti.

HT: Giochi in linea con i gemelli Molteni, avete un gioco grintoso che piace al pubblico e siete una realtà nella squadra, cosa ne pensi?
MS: Sono quattro anni che giochiamo insieme, c’è molta
intesa tra di noi. Quest’anno stiamo avendo poco spazio sul ghiaccio. Attualmente non siamo ancora in grado di vincere una partita però in futuro potremmo essere determinanti e una base da cui partire.

HT: Alcuni presedenti vorrebbero limitare il numero di
stranieri e di oriundi per dare spazio ai propri vivai. A Milano la situazione è diversa, come la vivi?
MS: Per me è una grande opportunità giocare con elementi così importanti da cui c’è molto da imparare, però è anche vero che noi più giovani abbiamo poco spazio. La situazione migliore è trovare un equilibrio tra gli esperti e gli emergenti, come avviene in squadre come Bolzano e Fassa dove giocano italiani molto bravi.

HT: Sei cresciuto in un paesino vicino Verona, Bosco
Chiaesanuova, come ti sei avvicinato all’hockey?
MS: Vengo da una famiglia di sportivi, mio padre sia a me che a mio fratello ci ha sempre fatto praticare sport fin da piccoli, non come dopo scuola ma sempre in modo professionale. Inizialmente andavo a giocare a calcio a Verona, poi nel ’86 hanno costruito il palaghiaccio a Bosco, quindi oltre allo sci c’era l’alternativa del pattinaggio così ho iniziato. A 17 anni, grazie alla famiglia Zisser che mi hanno ospitato, mi sono trasferito a Bolzano, dove ho giocato nella selezione giovanile e ho fatto qualche apparizione in prima squadra. Successivamente ho giocato a Torre Pellice per poi approdare al Milano.
HT…..attualmente com’è il movimento hockeystico a
Bosco Chiasanuova?
MS:…..purtroppo il palaghiaccio rischia la chiusura,
le giovanili non ci sono più, l’unica superstite è una squadra a livello amatoriale composta da amici. Il livello a Bosco è sempre stato provinciale, questo perchè non c’è un forte centro hockeystico nella zona da prendere come punto di riferimento. I giovani infatti per vedere del hockey di buon livello devono andare a Bolzano che è distante almeno un paio d’ore. Anche da parte della federazione non c’è stata nessun tipo di tutela.

HT: Cosa ne pensi del nuovo pregetto della nazionale?
MS: Io mi sono trovato fuori dal giro da un anno all’altro, questo mi ha molto deluso. Goulet si sta affidando troppo ai nuovi oriundi arrivati quest’anno in Italia, di cui alcuni sono di basso livello perciò tolgono posto a giocatori più bravi di scuola italiana, altri non si sa se rimarrano a fine stagione. Secondo me bisognerebbe impostare il lavoro su un gruppo di italiani più qualche oriundo che fa la differenza, come Chitarroni ad esempio. Non lo vedo un programma a lungo termine, mi pare più un scorciatoia per le olimpiadi di Torino.

Un ringraziamento a Massimo Stevanoni e al HCJ Milano
Vipers per la loro disponibilità.

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